Il mio diario…. – 192
Ho smesso di tenere un diario. Da molto tempo.
Da ragazzino adoravo il mio diario. Ogni qual volta mi capitavano cose nuove o di particolarmente eccitanti mi rinchiudevo nella mia stanza e riportavo il tutto per bene.
Mi rivolgevo a Paolo, questo era il nome che gli avevo dato. Scrivevo a lui come avrei parlato al mio migliore amico. Oggi di quelle pagine rimane il solo inchiostro sbiadito dal tempo. Le sensazioni, i desideri, le paure sono sempre le stesse. Me ne rendo conto ora, a distanza di parecchi anni. Daniela, una mia cara amica, a suo tempo mi scrisse: "Cerca di rimanere sempre come sei adesso, allegro, simpatico e sempre disponibile per gli amici e per coloro che hanno bisogno di una mano…". Potessi averti qui fra le mie braccia ti farei vedere come sono cambiato Daniela… Prima di tutto cercherei di stringerti un po’ più a me, cosa che a suo tempo non ho fatto abbastanza; poi mostrerei anche a te la faccia da Pierrot che mi sono costruito.
E’ vero, una volta reagivo meglio, ero più allegro e meno cervellotico, riuscivo a fidarmi di più delle persone. Mi vedessi adesso scopriresti che sul mio viso non è mai fiorito completamente un sorriso. Sono poche le giornate che passiamo distanti da preoccupazioni, pensieri, arrabbiature e quant’ altro.
Nel cercare una cosa in questo buio ripostiglio rischiarato da una fioca lampadina, mi sono lasciato trasportare da un mare di ricordi che come funghi riaffioravano tra uno scaffale e un baule. E’ come se fossi animato da una forte forza che mi volesse portare a tutti i costi alla ricerca di quel ragazzino che sono stato. Come se quella stessa forza cercasse un qualcosa di familiare perduto anni prima. E’ così che rivedo le vecchie foto di scuola, ritrovo i quaderni in cui un tempo riversavo la mia rabbia per esercizi scolastici per me troppo difficili. La mia divisa da militare, le foto dei commilitoni, i libri che ho riletto più volte e dei quali alcuni passi porto custoditi quasi fedelmente in questa disordinata memoria mia. Ritrovo in un baule la mia musica, e alcune lettere a me particolarmente care… E’ un dolce soffrire… In pochi attimi, la testa diventa un circo pieno di ricordi che, prendendosi gioco di me, cercano il loro giusto posto. Per alcuni la strada è breve e chiara, per altri il cammino è lungo e particolarmente difficile. E’ un po’ come far fare ad una persona, fuori allenamento, una gara agonistica di primo livello.
In un paio d’ore sono riuscito a mettere tutto il ripostiglio in disordine. Mi ci vorrà una giornata intera per riordinare tutto, imprevisti a parte.
Prima di andare a dormire, recupero da un piccolo bauletto, quello delle famose lettere, una specie di libro bianco. Lo porterò via con me… oramai è tardi; sono le due e mezzo e domattina chi lo sente il capo se non sono al mio solito brillante ed efficiente? Meglio abbandonare tutto e andare a letto, tanto la chiave di questo posto l’ho solo io quindi i miei fantasmi sono al sicuro…
