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Scusaci Eluana Englaro… (… è passato un anno e non è servito a nulla…)
8 feb
“A un anno dalla morte di Eluana Englaro, il padre Beppino scrive una lettera al direttore di Repubblica, oggi in prima pagina sul quotidiano romano. “Un anno è passato dalla fine di un incubo” scrive l’uomo che si è battuto nei tribunali per ottenere che la figlia, in stato vegetativo dopo un incidente, venisse lasciata morire. E Beppino Englaro dice di battersi ancora in nome di Eluana. “Incontro sempre più persone che vogliono dirmi grazie”.”
Un anno è passato… A poche ore dalla morte di Eluana Englaro sono rimaste inevase le tante promesse di intervento e regolamentazione sulla cosa…
Un anno è passato e a nulla è servito… Se ne discute, chiacchere riesumate per il triste compleanno di una morte che molto ha fatto discutere ma che con lo scemare del tempo ha dimostrato, per l’ennesima volta.
Grande clamore che poi scema nel tempo andando a dissolversi e a evaporare come l’interesse della gente che si risveglia, quasi intorpidita, da un limbo apparente in cui ci si perde perchè caricati a dovere di altre notizie, altre curiosità, altre cronache, altri temi…
Improvvisamente, alla data si riparla per alcuni giorni della povera Eluana, del suo caso, della sua tormentata storia…
Fra quanto ce ne dimenticheremo, fra le mille promesse di veder finalmente regolamentata questa spinosa faccenda?
Proviamo a lasciare aperta la cosa e vediamo fra quanto ci ritroveremo a parlarne…. Scommettete che accenderemo la seconda candelina senza che si sia approdati a nulla di definitivo? (speriamo di no!)
Tags: compleanno, cronache, Eluana, Englaro, italiani, notizie, Unione Europea, vergognaPost interessanti
Londra 07 luglio 2005
7 lug
Scene apocalittiche. Uomini e donne che corrono disperati, sangue, lacrime, orrore.I media mandano in onda montaggi di filmati sempre uguali o poco modificati con la/le stesse facce. Sono quelle di chi si regge in piedi e può parlare.
Soffermiamoci per un momento a Gleneagles, in Scozia. Nuovo teatro dei Grandi Otto.Siamo nelle loro mani o per meglio dire nelle mani di chi, tra loro, ha più changes di potere. Cosa si sta effettivamente decidendo non è proprio così chiaro o per lo meno non da concretezze. La tragedia londinese ha congelato le decisioni, ma abbiamo saputo fin da subito che agli States poco cale del protocollo di Kioto. Misure concrete difficilmente appariranno. A Bush preme freneticamente la lotta al terrorismo chiamata con una serie di “Missioni di…” sostantivi da lui coniati. Non è chi non veda che, a qualche rappresentante, queste “missioni di…” cominciano a pesare, comincia a essere difficile rispondere a domande, sempre più pressanti, poste dai popoli della terra, non necessariamente noglobal. Il recente Live 8 in qualche modo l’ha dimostrato. Africa si, ma anche l’orrore per gli “altri” morti usati come cavie per sperimentare il farmaco del “potere”. Anche l’Europa comincia a valutare la possibilità che la terminologia antiterroristica statunitense stia diventando almeno “obsoleta”. Stiamo in Italia: il nostro Calipari, Guantanamo, la decisione di un magistrato italiano di arrestare 13 agenti CIA responsabili di aver sequestrato un sospetto terrorista e altri casi sparsi per l’Europa, la dicono lunga. I provvedimenti straordinari (extraordinary rendition) adottati dagli States dopo l’11 settembre, volti a prelevare, rapire, i sospettati di atti terroristici da paesi stranieri per trasferirli in Stati terzi, conosciuti per lo più per le loro pratiche di tortura, stanno diventando un fardello sempre più pesante da supportare.
E veniamo a un altro summit, quello di Bruxelles., giornata dedicata al bilancio. Protagonista Tony Blair: dal primo luglio è il nuovo presidente semestrale della UE. La sua prima frase “..sono sempre stato un europeista appassionato..”. Il suo obiettivo: la modernizzazione dell’Unione. “…credo nell’Europa come progetto politico, non accetterei mai un’Europa che fosse solo un mercato economico…” Ma tutti noi europei (perché europeisti non sappiamo cosa… significhi. Forse equivoco europeo?) abbiamo assistito a un Blair che si è rifiutato di “ritoccare” il rimborso per le politiche agricole che la Gran Bretagna ottiene dalla UE fin dal 1984 (quest’anno si aggira intorno ai 5,3 miliardi di Euro…). Niente sconti, l’Europa glieli deve versare. Il presidente lussemburghese uscente Junker ha dichiarato di provare “vergogna” quando i dieci Paesi entrati nel maggio del 2004, i parenti poveri, hanno, nel commovente intento di salvare l’accordo, offerto di sacrificare parte delle loro risorse economiche: ci torna alla mente l’evangelico “obolo della vedova”… Non sappiamo cosa significhi dunque essere “appassionati europeisti”, ma ora sappiamo cosa potrebbe significare “egoisti europeisti”. Junker, con l’ironia che lo distingue, ha dichiarato che a Washington spiegherà al presidente americano “il vigore e la forza” dell’Europa. Certo, noi si continua a dover rendere conto agli States del perché ci siamo e vogliamo esserci. Ma perché, il rendiconto ci appare come atto di sudditanza, piuttosto che rapporto informativo in virtù di doverosa sinergia tra terre potenti che operano per i più deboli, che potenti non sono e dunque subiscono? L’Unione Europea non dovrebbe essere, e come posizione economica e come posizione logistica il miglior “cuscinetto” tra l’est e l’ovest del pianeta? Probabilmente qualche tempo fa terre non appartenenti all’est e all’ovest del pianeta ci speravano, ma, alla luce dei fatti ora potrebbe sembrare loro che l’Europa sia diventata… l’isola che non c’è.
Ci inchiniamo avanti a voi, uomini e donne in Londra che avete patito l’ennesimo “esperimento” del terrorismo. Ancora una volta, probabilmente non l’ultima, non abbiamo saputo proteggervi.
Soffermiamoci per un momento a Gleneagles, in Scozia. Nuovo teatro dei Grandi Otto.Siamo nelle loro mani o per meglio dire nelle mani di chi, tra loro, ha più changes di potere. Cosa si sta effettivamente decidendo non è proprio così chiaro o per lo meno non da concretezze. La tragedia londinese ha congelato le decisioni, ma abbiamo saputo fin da subito che agli States poco cale del protocollo di Kioto. Misure concrete difficilmente appariranno. A Bush preme freneticamente la lotta al terrorismo chiamata con una serie di “Missioni di…” sostantivi da lui coniati. Non è chi non veda che, a qualche rappresentante, queste “missioni di…” cominciano a pesare, comincia a essere difficile rispondere a domande, sempre più pressanti, poste dai popoli della terra, non necessariamente noglobal. Il recente Live 8 in qualche modo l’ha dimostrato. Africa si, ma anche l’orrore per gli “altri” morti usati come cavie per sperimentare il farmaco del “potere”. Anche l’Europa comincia a valutare la possibilità che la terminologia antiterroristica statunitense stia diventando almeno “obsoleta”. Stiamo in Italia: il nostro Calipari, Guantanamo, la decisione di un magistrato italiano di arrestare 13 agenti CIA responsabili di aver sequestrato un sospetto terrorista e altri casi sparsi per l’Europa, la dicono lunga. I provvedimenti straordinari (extraordinary rendition) adottati dagli States dopo l’11 settembre, volti a prelevare, rapire, i sospettati di atti terroristici da paesi stranieri per trasferirli in Stati terzi, conosciuti per lo più per le loro pratiche di tortura, stanno diventando un fardello sempre più pesante da supportare.
E veniamo a un altro summit, quello di Bruxelles., giornata dedicata al bilancio. Protagonista Tony Blair: dal primo luglio è il nuovo presidente semestrale della UE. La sua prima frase “..sono sempre stato un europeista appassionato..”. Il suo obiettivo: la modernizzazione dell’Unione. “…credo nell’Europa come progetto politico, non accetterei mai un’Europa che fosse solo un mercato economico…” Ma tutti noi europei (perché europeisti non sappiamo cosa… significhi. Forse equivoco europeo?) abbiamo assistito a un Blair che si è rifiutato di “ritoccare” il rimborso per le politiche agricole che la Gran Bretagna ottiene dalla UE fin dal 1984 (quest’anno si aggira intorno ai 5,3 miliardi di Euro…). Niente sconti, l’Europa glieli deve versare. Il presidente lussemburghese uscente Junker ha dichiarato di provare “vergogna” quando i dieci Paesi entrati nel maggio del 2004, i parenti poveri, hanno, nel commovente intento di salvare l’accordo, offerto di sacrificare parte delle loro risorse economiche: ci torna alla mente l’evangelico “obolo della vedova”… Non sappiamo cosa significhi dunque essere “appassionati europeisti”, ma ora sappiamo cosa potrebbe significare “egoisti europeisti”. Junker, con l’ironia che lo distingue, ha dichiarato che a Washington spiegherà al presidente americano “il vigore e la forza” dell’Europa. Certo, noi si continua a dover rendere conto agli States del perché ci siamo e vogliamo esserci. Ma perché, il rendiconto ci appare come atto di sudditanza, piuttosto che rapporto informativo in virtù di doverosa sinergia tra terre potenti che operano per i più deboli, che potenti non sono e dunque subiscono? L’Unione Europea non dovrebbe essere, e come posizione economica e come posizione logistica il miglior “cuscinetto” tra l’est e l’ovest del pianeta? Probabilmente qualche tempo fa terre non appartenenti all’est e all’ovest del pianeta ci speravano, ma, alla luce dei fatti ora potrebbe sembrare loro che l’Europa sia diventata… l’isola che non c’è.
Ci inchiniamo avanti a voi, uomini e donne in Londra che avete patito l’ennesimo “esperimento” del terrorismo. Ancora una volta, probabilmente non l’ultima, non abbiamo saputo proteggervi.
Scene apocalittiche. Uomini e donne che corrono disperati, sangue, lacrime, orrore.I media mandano in onda montaggi di filmati sempre uguali o poco modificati con la/le stesse facce. Sono quelle di chi si regge in piedi e può parlare.
Soffermiamoci per un momento a Gleneagles, in Scozia. Nuovo teatro dei Grandi Otto.Siamo nelle loro mani o per meglio dire nelle mani di chi, tra loro, ha più changes di potere. Cosa si sta effettivamente decidendo non è proprio così chiaro o per lo meno non da concretezze. La tragedia londinese ha congelato le decisioni, ma abbiamo saputo fin da subito che agli States poco cale del protocollo di Kioto. Misure concrete difficilmente appariranno. A Bush preme freneticamente la lotta al terrorismo chiamata con una serie di “Missioni di…” sostantivi da lui coniati. Non è chi non veda che, a qualche rappresentante, queste “missioni di…” cominciano a pesare, comincia a essere difficile rispondere a domande, sempre più pressanti, poste dai popoli della terra, non necessariamente noglobal. Il recente Live 8 in qualche modo l’ha dimostrato. Africa si, ma anche l’orrore per gli “altri” morti usati come cavie per sperimentare il farmaco del “potere”. Anche l’Europa comincia a valutare la possibilità che la terminologia antiterroristica statunitense stia diventando almeno “obsoleta”. Stiamo in Italia: il nostro Calipari, Guantanamo, la decisione di un magistrato italiano di arrestare 13 agenti CIA responsabili di aver sequestrato un sospetto terrorista e altri casi sparsi per l’Europa, la dicono lunga. I provvedimenti straordinari (extraordinary rendition) adottati dagli States dopo l’11 settembre, volti a prelevare, rapire, i sospettati di atti terroristici da paesi stranieri per trasferirli in Stati terzi, conosciuti per lo più per le loro pratiche di tortura, stanno diventando un fardello sempre più pesante da supportare.
E veniamo a un altro summit, quello di Bruxelles., giornata dedicata al bilancio. Protagonista Tony Blair: dal primo luglio è il nuovo presidente semestrale della UE. La sua prima frase “..sono sempre stato un europeista appassionato..”. Il suo obiettivo: la modernizzazione dell’Unione. “…credo nell’Europa come progetto politico, non accetterei mai un’Europa che fosse solo un mercato economico…” Ma tutti noi europei (perché europeisti non sappiamo cosa… significhi. Forse equivoco europeo?) abbiamo assistito a un Blair che si è rifiutato di “ritoccare” il rimborso per le politiche agricole che la Gran Bretagna ottiene dalla UE fin dal 1984 (quest’anno si aggira intorno ai 5,3 miliardi di Euro…). Niente sconti, l’Europa glieli deve versare. Il presidente lussemburghese uscente Junker ha dichiarato di provare “vergogna” quando i dieci Paesi entrati nel maggio del 2004, i parenti poveri, hanno, nel commovente intento di salvare l’accordo, offerto di sacrificare parte delle loro risorse economiche: ci torna alla mente l’evangelico “obolo della vedova”… Non sappiamo cosa significhi dunque essere “appassionati europeisti”, ma ora sappiamo cosa potrebbe significare “egoisti europeisti”. Junker, con l’ironia che lo distingue, ha dichiarato che a Washington spiegherà al presidente americano “il vigore e la forza” dell’Europa. Certo, noi si continua a dover rendere conto agli States del perché ci siamo e vogliamo esserci. Ma perché, il rendiconto ci appare come atto di sudditanza, piuttosto che rapporto informativo in virtù di doverosa sinergia tra terre potenti che operano per i più deboli, che potenti non sono e dunque subiscono? L’Unione Europea non dovrebbe essere, e come posizione economica e come posizione logistica il miglior “cuscinetto” tra l’est e l’ovest del pianeta? Probabilmente qualche tempo fa terre non appartenenti all’est e all’ovest del pianeta ci speravano, ma, alla luce dei fatti ora potrebbe sembrare loro che l’Europa sia diventata… l’isola che non c’è.
Ci inchiniamo avanti a voi, uomini e donne in Londra che avete patito l’ennesimo “esperimento” del terrorismo. Ancora una volta, probabilmente non l’ultima, non abbiamo saputo proteggervi.
Scene apocalittiche. Uomini e donne che corrono disperati, sangue, lacrime, orrore.I media mandano in onda montaggi di filmati sempre uguali o poco modificati con la/le stesse facce. Sono quelle di chi si regge in piedi e può parlare.
Soffermiamoci per un momento a Gleneagles, in Scozia. Nuovo teatro dei Grandi Otto.Siamo nelle loro mani o per meglio dire nelle mani di chi, tra loro, ha più changes di potere. Cosa si sta effettivamente decidendo non è proprio così chiaro o per lo meno non da concretezze. La tragedia londinese ha congelato le decisioni, ma abbiamo saputo fin da subito che agli States poco cale del protocollo di Kioto. Misure concrete difficilmente appariranno. A Bush preme freneticamente la lotta al terrorismo chiamata con una serie di “Missioni di…” sostantivi da lui coniati. Non è chi non veda che, a qualche rappresentante, queste “missioni di…” cominciano a pesare, comincia a essere difficile rispondere a domande, sempre più pressanti, poste dai popoli della terra, non necessariamente noglobal. Il recente Live 8 in qualche modo l’ha dimostrato. Africa si, ma anche l’orrore per gli “altri” morti usati come cavie per sperimentare il farmaco del “potere”. Anche l’Europa comincia a valutare la possibilità che la terminologia antiterroristica statunitense stia diventando almeno “obsoleta”. Stiamo in Italia: il nostro Calipari, Guantanamo, la decisione di un magistrato italiano di arrestare 13 agenti CIA responsabili di aver sequestrato un sospetto terrorista e altri casi sparsi per l’Europa, la dicono lunga. I provvedimenti straordinari (extraordinary rendition) adottati dagli States dopo l’11 settembre, volti a prelevare, rapire, i sospettati di atti terroristici da paesi stranieri per trasferirli in Stati terzi, conosciuti per lo più per le loro pratiche di tortura, stanno diventando un fardello sempre più pesante da supportare.
E veniamo a un altro summit, quello di Bruxelles., giornata dedicata al bilancio. Protagonista Tony Blair: dal primo luglio è il nuovo presidente semestrale della UE. La sua prima frase “..sono sempre stato un europeista appassionato..”. Il suo obiettivo: la modernizzazione dell’Unione. “…credo nell’Europa come progetto politico, non accetterei mai un’Europa che fosse solo un mercato economico…” Ma tutti noi europei (perché europeisti non sappiamo cosa… significhi. Forse equivoco europeo?) abbiamo assistito a un Blair che si è rifiutato di “ritoccare” il rimborso per le politiche agricole che la Gran Bretagna ottiene dalla UE fin dal 1984 (quest’anno si aggira intorno ai 5,3 miliardi di Euro…). Niente sconti, l’Europa glieli deve versare. Il presidente lussemburghese uscente Junker ha dichiarato di provare “vergogna” quando i dieci Paesi entrati nel maggio del 2004, i parenti poveri, hanno, nel commovente intento di salvare l’accordo, offerto di sacrificare parte delle loro risorse economiche: ci torna alla mente l’evangelico “obolo della vedova”… Non sappiamo cosa significhi dunque essere “appassionati europeisti”, ma ora sappiamo cosa potrebbe significare “egoisti europeisti”. Junker, con l’ironia che lo distingue, ha dichiarato che a Washington spiegherà al presidente americano “il vigore e la forza” dell’Europa. Certo, noi si continua a dover rendere conto agli States del perché ci siamo e vogliamo esserci. Ma perché, il rendiconto ci appare come atto di sudditanza, piuttosto che rapporto informativo in virtù di doverosa sinergia tra terre potenti che operano per i più deboli, che potenti non sono e dunque subiscono? L’Unione Europea non dovrebbe essere, e come posizione economica e come posizione logistica il miglior “cuscinetto” tra l’est e l’ovest del pianeta? Probabilmente qualche tempo fa terre non appartenenti all’est e all’ovest del pianeta ci speravano, ma, alla luce dei fatti ora potrebbe sembrare loro che l’Europa sia diventata… l’isola che non c’è.
Ci inchiniamo avanti a voi, uomini e donne in Londra che avete patito l’ennesimo “esperimento” del terrorismo. Ancora una volta, probabilmente non l’ultima, non abbiamo saputo proteggervi.



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