Giovanni Guareschi.

Inutie dirlo. E’ spudoratamente il mio autore preferito. (E chi frequenta queste pagine lo sa molto bene!)

70 anni fa.

Me lo voglio immaginare oggi.

Una sera, in cascina. Il rumore dei grilli che catavano come non mai con fragore e intensità incredibile.

La macchina da scrivere che batte incessantemente trasferendo lettere in sequenza che si tramutano in una vera e propria opera d’arte che non avrà tempo nè età.

La storia di un parroco e di un sindaco che nello stesso paesino nella bassa padana che si odiano, si rispettano e si vogliono bene al punto da vivere un insieme di avventure che, volta per volta, capitolo per capitolo, pagina per pagina, tessono la loro vita.

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Fra il reale, da cui sicuramente avrà preso spunti, e un pizzico, forse anche non troppo, di fantasia, nascono, crescono e diventan immortali.

Precursore nel tempo e dei temi, uomo impegnato sia politicamente che con la famigia.

Passano gli anni mq ciò che ha creato con la sua inventiva riesce a rimanere attuale.

Non solo Don Camillo.

Libri legati a storie di famigia, libri narranti le sue vicissitudini da militare, da militante, da prigioniero di guerra e non solo… Innumerevoli vignette, partecipazioni su Candido con articoli e l’originalità della naascita dei “trinariciuti”….

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Mi chiedo cosa scaturirebbe dalla sua mente, dalla sua bocca e da quella macchina da scrivere narrante igli oltre 68 giorni di guerra di oggi.

Ci vorrebbero ancora Peppone e Don Camillo… Ci sarebbe ancora bisogno di un Giovwnnino Guareschi…

Inutile dirlo… Spero presto di tornare a affondarmi e perdermi fra le righe delle sue opere….

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