Abbattimento barriere, per tutti (o quasi….)

Anno 2017.
Il mondo della tecnologia va avanti e fa passi da gigante!
Stai male? Nessun problema! Vai dal tuo medico!

Ecco…. ecco dove può sorgere il problema… Ma andiamo con ordine. Vi avverto questo è un post lungo, per certi versi anche noioso ma che merita di essere letto e riletto più volte per essere capito e compreso…

Prendetevi dunque il giusto tempo… Preciso questo post ha lo scopo di intavolare un discorso sicuramente ben più ampio e difficile da affrontare ma che merita riflessioni…

Vi invito a leggere con molta attenzione quanto segue e le considerazioni che ne nasceranno spontanee…

Partiamo dalla figura del “medico condotto“…

Il medico condotto era un medico, dipendente dei comuni italiani, che prestava assistenza sanitaria gratuita ai poveri e, dietro pagamento dei compensi stabiliti secondo un tariffario, agli altri cittadini.

Le sue principali funzioni erano:

Al medico condotto potevano anche essere temporaneamente affidate le funzioni di ufficiale sanitario, se non era possibile assegnarne uno al comune, anche in consorzio con altri, per la ridotta popolazione, le condizioni economiche o le difficoltà di comunicazioni con i comuni confinanti. Egli doveva avere obbligatoriamente la residenza nel comune nel quale aveva la cosiddetta condotta, ed era tenuto a fornire obbligatoriamente la propria assistenza 24 ore al giorno, in modo gratuito ai cittadini poveri.

Passiamo cosi ai medici di famiglia (l’evoluziona naturale e regolamentata per legge, della figura del medico condotto)…

I medici di famiglia/assistenza primaria sono medici di fiducia del singolo individuo, quindi principalmente responsabili dell’erogazione di cure integrate e continuative ad ogni singola persona, indipendentemente dal sesso, dall’età e dal tipo di patologia. Essi curano gli individui nel contesto della loro famiglia, della loro comunità e cultura, rispettando sempre l’autonomia dei propri pazienti. Hanno anche una responsabilità professionale nei confronti della comunità nella quale lavorano.

Occorre precisare che, e qui la cosa si fa decisamente interessante…

L’attività principale viene svolta presso lo studio medico, ove si possono effettuare le visite ambulatoriali. Lo studio è di norma aperto cinque giorni la settimana, strutturati tra mattina e pomeriggio; gli orari affissi devono tener conto del numero totale degli assistiti. Generalmente a ogni assistito è correlata una scheda sanitaria. L’accesso alla visita ambulatoriale avviene secondo le modalità e negli orari indicati dal medico preferibilmente su appuntamento…..

Riguardo invece alla modalità di visita domiciliare, di norma essa viene effettuata:

  • entro la giornata, se la richiesta è stata fatta entro le ore 10.00;
  • il giorno successivo, se la richiesta è stata fatta dopo le ore 10.00.

La visita è gratuita qualora il medico, accertata la situazione clinica del paziente, stabilisca la non trasportabilità dello stesso in ambulatorio.

E con questa dicitura mi vado a incuneare in un discorso curioso…

Ai giorni nostri si cerca di abbattere le barriere architettoniche mostrando sensibilità estrema e doverosa (oltre che un naturale senso civico) nei confronti di coloro che necessitano di questi naturali accorgimenti al fine di poter rendere loro la vita più accessibile, appunto, ed eliminando ogni forma di barriera (prima d tutto quelle mentali e poi quelle architettoniche)… Le città si adeguano facendo modifiche a marciapiedi (per esempio), istituendo parcheggi appositi e specifiche aree riservate (che posi spesso non vengono nè tutelate nè adeguatamente controllate o garantite… tanto da dover creare numeri verdi per segnalare abusi e/o maleducazione varia e generale…) Vengono imposte a proprietari di edifici adeguamenti atti a permettere l’accesso alle strutture, anche con incentivi pubblici e con interventi tali previsti da specifici fondi…
Si fanno adeguare dunque scuole, uffici pubblici, anche case private se presenti in condomini (per esempio…) e non solo… Per gli studi medici funziona forse così? Pare di no!

Allora, prima di addentrarmi in discussioni che possono essere mal interpretate e comprese vi pongo una semplicissima domanda: ” Essendo che tutti voi che leggete, come il sottoscritto, avete il medico di famiglia, il suo studio/ambulatorio (ecc… ecc…), risulta al momento essere accessibile e privo di barriere architettoniche?”

E voi mi potreste dire… “Scusa ma cosa sono le barriere architettoniche?”

Semplice! La risposta l’ho trovata, come facilmente si fa nel 2017 sfruttando il lato bello di internet, su un sito web che ci riferisce in modo chiaro quanto segue:

Cosa sono le barriere architettoniche? Una barriera architettonica è un qualunque elemento costruttivo che impedisce o limita gli spostamenti o la fruizione di servizi, in particolar modo a persone disabili, con limitata capacità motoria o sensoriale.

La barriera architettonica può essere una scala, un gradino, una rampa troppo ripida. Qualunque elemento architettonico può trasformarsi in barriera architettonica e l’accessibilità dipende sempre dalle caratteristiche personali della singola persona.

Per limitare al massimo il criterio di soggettività sono state sancite delle leggi e stabilite delle regole comuni.

Lo stesso sito, include tutta una serie di informazioni utili e aggiornate che permettono di capire bene cosa si può fare per abbattere queste barriere (e anche quali sono le forme di accesso ai fondi di cui vi parlavo prima…)

Perchè vi dico ciò? Perchè sono diversi gli studi medici che non prevedono un accesso privo di barriere architettoniche ai loro assistiti, negando così un libero accesso al diritto alla visita che deve (non può sia ben chiaro) essere garantito dal servizio medico (anche di base) dalla figura dei medici che, di fronte a una situazione di criticità come una disabilità momentanea o consolidata nel tempo, intervenire a domicilio. (come espressamente spiegato prima).

Quindi, anche se lo studio medico risulta essere privato, ciò non toglie che se questo è stato scelto per la sua fiducia (come riportato sopra) questo dovrebbe (stando a logiche teorie di buon senso ma non solo…) risultare anche facilmente fruibile dai propri assistiti e utenti… Vero è che poi entrano in causa tutta una serie di fattori… quali? La presenza di posti per parcheggiare l’auto, la possibilità di essere nei pressi di farmacie e presidi ospedalieri, di essere vicini al centro della città o del paese ecc ecc… però è altrettanto vero che quando si ha a che fare con un notevole numero di pazienti, tutti fossero adeguatamente tutelati…

Penso ai disabili come alle persone anziane, come quelle pesantemente disabilitate per via di malattie di vario genere e tipo e non facilmente trasportabili o altro… Ecco in quei casi, in mancanza di strutture che permettano e/o facilitino l’accesso agli studi, il medico dovrebbe muoversi e recarsi in casa dell’assisitito/a di turno e garantire il servizio medico di base (come riportato sopra)…

Siamo nel 2017! Si fanno le ricette elettroniche (amate non solo dai pazienti ma anche dai farmacisti che finalmente capiscono cosa prescrivere (scherzo naturalmente in questo caso su!), si pensa ad aumentare gli orari e la presenza dei medici sul territorio, si fanno passi da gigante nel mondo della medicina e poi…. e poi ci si imbatte in problemi tipo questi di barriere architettoniche…

Lo dico anche pensando a quei medici che hanno un considerevole numero di pazienti a cui riferirsi… Se nel mucchio se ne ammalano diversi e tutti questi/e persone hanno necessità di un consulto, di una visita del proprio medico questo/a cosa fa?

Potrebbe sembrare banale come cosa ma non lo è affatto… Certo basta a questo punto cambiare medico no? Tanto è facile farlo e anche la procedura di cambio dello/a stesso/a si è velocizzata e snellita ma…. scusate… non si è parlato sin qui di un medico di famiglia che dovrebbe risultare medico di fiducia?

Una volta, ricordi miei da romantico o semplicemente da persona di una certa età, il medico condotto (scusate ora si dice di famiglia…), veniva a visitarti a casa e giustamente al termine della visita era prassi chiedere al dottore ” scusa quanto le devo?” (che poi la maggior parte delle volte, comprendendo la problematica, il dottore non prendeva nulla… vedendo lo stato del malato/a era sufficiente quanto era stato prescritto come trattamento…) Già ma così una volta… Quando ancora non si era approdati nel nuovo millennio….

Oggi i medici hanno a che fare con la rete (loro primo competitor perchè spesso si imbattono in coloro che più di loro credono di sapere essendosi fatti una auto-diagnosi...) Corsi di aggiornamento, normative stringenti, medicine nuove, farmaci e para-farmaci, nuove branche della medicina, rappresentanti delle case farmaceutiche e chi più ne ha ne metta…. Posso anche capirli/e… ma è naturale che prima di guardare il mondo dal loro lato, si cerchi di osservarlo con gli occhi di chi, a bordo di una sedia a rotelle o per via del peso degli anni e di una agilità non più così presente e attiva, si trovi davanti a una o più scale da affrontare, magari non stando bene (appunto….) e con tutte le difficoltà che ne conseguono….

Prima o poi, ci si augura per tutti/e poi che prima, si arriva ad essere curvi, anziani/e e con notevoli difficoltà…. non solo le normali e comuni persone…. Speriamo che ci siano sempre, ad assisterci e rispettarci come ci si merita, delle altre persone, in grado di capire le nostre difficoltà, che poi diventeranno le difficoltà altrui (prima o poi inevitabilmente…) e di non doverci imbattere in barriere architettoniche (fisiche quanto mentali [che poi sono quelle più pericolose…])… di persone che fanno fatica a capire quanta energia si spende già normalmente, figuriamoci se una persona non è in splendida forma….

Che dire? Cerchiamo di stare bene (finche si può…) perchè anche star male, pur essendo nel 2017, oggi come oggi, è un problema… (e questo per tutte le età e categorie…)

 

02 comments on “Abbattimento barriere, per tutti (o quasi….)

  • Corrado Olivotto , Direct link to comment

    Allora, intanto buongiorno Marco, poi… mi permetto di intervenire a seguito di questo tuo scritto perché è una di quelle situazioni che stimolano la mia parte meno visibile. Hai detto bene tu, in apertura di articolo, quando hai scritto che questo è un post da leggere e rileggere con attenzione, infatti, ad un più approfondito livello di lettura, emerge tutta la sua carica dirompente di critica sociale che non si limita, in modo scontato e banale, a stigmatizzare il nuovo orribile rapporto tra malati, dottori e studi dei dottori, ma investe la sfera intera dei rapporti sociali ed economici di cui ciò che tu hai descritto è solo uno degli aspetti più evidenti.
    Le relazioni tra le persone e tra i gruppi di persone rispondono ormai solo più alla logica dell’interesse, spogliati come sono di ogni loro aspetto umano, e questo non significa solo denari ma anche dominio, privilegi, agi, eccetera. Tra il medico d’antan e i suoi pazienti non c’era solo la remunerazione che il primo ricavava dalla sua attività, ma si stabiliva (certo, sempre con le debite eccezioni) una relazione di più ampio respiro, una relazione umana. Lo stesso vale per le casse di mutua assistenza ove non era solo l’elemento economico a prevalere ma anche una logica di tipo sociale molto importante che il Servizio Sanitario Nazionale ha ucciso portando una realtà importante come la mutua assistenza sotto il dominio della politica politicante.
    Ma questo vale per tutto. Il mondo della scuola non è sotto il dominio del potere politico e del denaro? E la casa (diritto inalienabile…)? E poi vogliamo parlare della cultura? del lavoro? Insomma, quel che voglio dire e che tutta la sfera delle relazioni è ormai pervasa da una cultura capitalistico-borghese che ne fa un grande e squallido mercato, e che per la dimensione umana in questa nostra società non v’è più spazio.
    Il russo Pëtr Kropotkin così definiva l’anarchia: “Nome dato a un principio o teoria della vita e del comportamento secondo cui la società è concepita senza governo, risultando l’armonia di tale società non dalla sottomissione alla legge o dall’obbedienza a un’autorità qualsiasi, ma da liberi accordi stabiliti fra gruppi numerosi e diversi, su base territoriale o professionale, liberamente costituiti per le necessità della produzione e del consumo, come anche per soddisfare l’infinita varietà dei bisogni e delle aspirazioni degli uomini civili.”
    Ecco, da semplice cittadino che si interessa di questioni sociali dico questo: dico che se non ricuperiamo il senso di un vivere civile globale che sappia privilegiare la sfera delle relazioni umane mandando a gambe all’aria la logica del dominio e dello sfruttamento, le tue pur sante parole sono destinate a rimanere un legittimo sfogo, un’isola di buon senso nel mare di una plutocrazia che di quell’isola se ne frega. Ciao Marco e buona settimana a entrambi.

    • Marco , Direct link to comment

      Grazie per l’articolato commento. Mi fa piacere che sia arrivato il senso del post… speriamo arrivi anche a chi di dovere anche se personalmente dubito….

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