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Almeno tu abbracciami (ai tempi del #coronavirus)

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… E’ uno sfogo, sentito, scritto di getto… La sfida per voi è quella di arrivare sino in fondo se ci riuscite… Grazie

Viviamo dei tempi strani… Isolati fisicamente, mentalmente e non solo…

Questa situazione intacca in maniera profonda i nostri stili di vita e li cambia in maniera radicale.

La forzata quarantena amplifica il nostro naturale bisogno di affetto, di gesti di cui siamo abituati e a cui facciamo fatica a rinunciare nelle nostre operazioni quotidiane.

Resistono i cenni di saluto fra le persone che si incontrano per strada… ma niente più abbracci, strette di mano e vari gesti che implicano la nostra innata fisicità…

Le ore scorrono fra l’altalenarsi dell’informazione, della ricerca di notizie e il desiderio di divagare, di non pensare… di cercare qualche cosa di diverso da tutto ciò che volenti o dolenti ci circonda, ci pervade e ci avvolge in maniera presente, pressante e talvolta subdola.

Ah! Mi raccomando. Se andate alla ricerca di notizie, se lo fate, affidatevi solo a fonti certe e sicure e non fatevi abbindolare da titolini o titoloni che sono come quei cioccolatini che sono avvolti da una splendida carta dorata ma che poi non si dimostrano essere di cioccolata ma di ben altra natura…

Le notizie sono come cioccolatini… Non bisogna fare indigestione per non star male, occorre scegliere quelle di qualità e migliori e saperle gustare bene senza ingozzarsi e poi stare male…

Spopolano le notizie false, tendenziose… subdole e maledettamente simili a quelle reali e spopolano perché trovano un facile veicolo di propagazione nella paura, nel desiderio quasi spasmodico delle persone di trovare una giustificazione, un motivo giusto o giustificabile per credere reale una notizia che tale non è… e così parte la condivisione, il passa parola…

Fortunatamente ci sono persone che si adoperano per utilizzare il loro tempo in maniera diversa…

E’ il caso di Fabio Porliod (per esempio… una persona come tante altre che in questi particolari momenti si stà adoperando per essere di aiuto con le sue conoscenze e opera)

Fabio scrive:” Oggi sono deluso, amareggiato e anche un po’ arrabbiato.
Sono 36 ore che mi sono reso disponibile a creare dei camici da REGALARE all’Ospedale di Aosta, in quanto sono in carenza.

Volevo fare un’opera di bene, ma per questioni burocratiche siamo fermi.
Tantissime persone mi hanno già donato del tessuto TNT idrorepellente (come quello già usato in ospedale per i camici), tanti altri sono pronti ad acquistare il tessuto da darmi per creare questi camici! Credo di essere stato contattato da più di 100 persone e associazioni che volevano contribuire.

Sono 3 giorni che passo ore ed ore al telefono per risolvere la questione.
Ho parlato col Presidente della Regione, col questore, Protezione civile, ecc…

…… Ho creato un laboratorio con 15 postazioni ed al momento nessuno può lavorarci perché mancano le autorizzazioni. Ho fatto una stima di poter DONARE circa 300 camici al giorno se ci permettessero di farlo. Ed ogni giorno che passa sono 300 camici persi.
Dovrò cambiare il codice della mia attività per poter fare i camici!
Ora spiegatemi se in un momento di crisi sanitaria, dove i dispositivi medici certificati non si trovano, una persona vuole fare volontariato, tutto questo viene ostacolato!
Questi camici li voglio regalare all’ospedale.
Cosa c’è di sbagliato?

Io non mollo!!!!

…come lui tantissime altre persone che da “esterne” cercano di aiutare e collaborare a favore di tutti e di coloro che in prima linea combattono questa guerra senza confini, senza un tangibile nemico, senza poter avere, al momento, la possibilità di difendersi se non lottare con ogni mezzo, modo e energia possibile…

Ristoratrici e ristoratori che, coscienti che in mancanza di clienti e di consumo, le derrate alimentari andrebbero a scadere, a essere inevitabilmente buttate, decidono di utilizzarle comunque e di sfruttarle per fare del bene…

Preparano e distribuiscono pietanze per coloro che operano e lavorano nei presidi ospedalieri e lo fanno GRATUITAMENTE per essere utili e di supporto a loro modo, per come possibile e rimettendoci in ogni modo ma avendo nel cuore la certezza di essere stati utili e di aver fatto del bene (valore che difficilmente è monetizzabile ma che assume, specie in questi periodi, un valore assoluto… ben superiore ai movimenti di borsa…)

Persone, che nel loro piccolo, per come possono, aiutano… Chi fa mascherine, chi fa volontariato, chi tiene semplicemente compagnia, chi esercita la sua attività specialistica da remoto senza volere alcun emonimento…

Ecco che riemerge quell’umanità che avevamo perso di vista, come se fino ad ora si stesse percorrendo una strada avvolta dalla nebbia fitta dei nostri egoismi e interessi… troppo presi dai nostri appuntamenti, dalle nostre vite fitte e iper attive…

Questi momenti in cui si valorizzano i ragionamenti, le riflessioni, anche le più banali, sino a quelli più introspettivi e riservati, privati, intimi, dolorosi… ci portano ad elevarci e a provare a capire quanto sino adesso davamo per scontato… per dovuto… per obbligatorio…

Un saluto, una gentilezza, uno sguardo, un cenno, delle parole, oggi, possono essere tanto… mentre prima erano troppo o troppo poco (a seconda delle persone e delle loro sensibilità…)

Mi ha colpito tantissimo Andrea che in un post davvero tosto scrive (estraggo i tratti per me più salienti…)

“Oggi mio malgrado sono dovuto uscire. …
Un giro al (supermercato)… che io e Theo abbiamo sto cavolo di vizio di mangiare. Quasi un’ora accodato col mio carrello ad aspettare fosse il mio turno per entrare. Tutti mascherati e guantati o quasi. Tutti chiusi nei nostri pensieri, un silenzio attonito, non una parola. Furtivi incontri di occhi… chi spaventato, chi curioso, chi affamato di un attimo di normalità. Sembra Carnevale, ma al contrario.

Faccio la spesa… facciamo attenzione a stare gli uni lontani dagli altri… cedo il passo più volte, sorridendo cortese… spesso mi ricambiano il sorriso… lo riconosciamo solo dagli occhi… è bello vedere che tutti sorridiamo finalmente anche con gli occhi, felici di una cortesia e di un po di calore.
Incontro un amico con cui abbiamo in comune la passione del canto… sono sovrappensiero, la mia testa lotta per accettare tutto questo… mi saluta, mi scuso scuotendomi dal mio riflettere, lo saluto… ti voglio bene.
Alla cassa la signora mi spara sulla tesserina punti il mio barrcode… lei tende il braccio con la pistola, io il mio con la tesserina… almeno due metri fra noi… bene… la paura…
Mi passa gli articoli. Pago col bancomat. Lo metto io nel lettore, digito, transazione eseguita, lo tolgo. Metto tutto nel carrello. La saluto e le auguro una buona giornata. Lei no. È già concentrata sul prossimo cliente, la postura indica la sua paura a che si avvicini troppo.. ti voglio bene anche se non so chi tu sia.

Fa freddo oggi… tira vento oggi… il cielo è imbronciato, grigio, distante e incombente… sia fuori che nel mio dentro.
Arrivo a casa e mi vien voglia di piangere… magari le lacrime lavassero via questa gravità dentro al mio cuore.
Passerà… tutto passa… speriamo… domani… forse il sole…

Andrea è uno tosto! Lui la sofferenza è abituato a vederla nelle corsie di ospedale avendo operato in un reparto che vede costantemente la vita in bilico fra gli esseri terreni e la nera Signora…

Non si è mai tirato indietro, nemmeno ora che è obbligato a casa, suo malgrado, nel dare una mano, una parola, una spiegazione…

L’altro giorno mi ha detto: “sono obbligato a stare a casa perché non posso essere utile adesso ma mi pesa e vorrei essere lì fra i miei colleghi/amici/amiche e dare una mano in sto periodo…” E non c’è da dubitare vedendo quello che scrive e conoscendo di persona la sua sensibilità e le sue qualità…

Eppure anche lui rimane stupito da quanto sta accadendo.. Un pò come quando nel 2000, nel bel mezzo dell’alluvione in Valle d’Aosta… Le persone della città faticavano a credere quanto stesse accadendo… pareva una situazione paradossale, incredibile, una bufala…invece non lo era… era tutto vero.. e ce ne si è accorti e preso coscienza solo nelle ore e giorni seguenti…

E’ strano sentire una persona come Andrea, come tanti altri amici e amiche… infermieri e infermiere che da normali esseri vivono la quotidianità passando dall’essere additati dalla massa prima in ogni modo possibile e poi, specie nei momenti di necessità, come eroine ed eroi…

Il problema stà nella gente, non in loro! Erano eroi ed eroine prima e lo restano e lo diventano ancor più ora, adesso che si spendono ancor più, per coscienza loro , più che alla ricerca di gloria (che è destinata a svanire quando tutto sarà passato…)

Sono Anime Grandi già dal momento che scelgono un percorso di duri studi, di umiliazioni, di ore e ore di gavetta, di paure di sbagliare, di errori, di corazza di pianti e di nervoso vissuto, urlato, soffocato e represso peché non c’è tempo, non c’è spazio… non ora…

Eppure non ti dicono mai di no! Sono sfinite, sfiniti, stanchi, provati, incazzati, delusi, sfiancati da ore e ore di lavoro, di visi, di situazioni affrontare e da vivere… di preoccupazioni varie, di dolore per mascherine di cui ci si era dimenticati e che diventano una seconda pelle, al punto che il rossore passa a segnare in tonalità semi violacea quei volti stravolti…

Volti che rispecchiano in minima parte quegli animi che, nonostante tutti e tutto, nonostante le circostanze, le sfighe, le paure e le vicissitudini più svariate, riescono a spendere le ultime energie per un sorriso, per una parola di conforto, per poi nella loro solitudine più intima hanno il solo desiderio di “decomprimere” di staccare, di svuotare un sacco stracolmo di emozioni delle più varie e pericolose…

Dovremo ricordarcelo… anche quando tutto sarà finito… ancor più quando sarà tutto terminato e non ci resteranno che contare le lacrime per le persone che non ci sono più…

Già.. altro bel dolore questo… Specie quando di dovremo contare e fare i conti con chi non ci sarà più… (e personalmente e egoisticamente spero proprio di esserci anche io!)

Passi chi per scelta , per prudenza, per opportunità o per dovere ha l’obbligo di non frequentare le persone care, gli affetti o le persone a cui si vuole un bene profondo, vero, vitale e incredibilmente unico…

E qui si arriva al tasto dolente…

Per comprendere che siamo in una guerra non serve che ce lo dicano le tv e i media vari…

I militari, anche loro, vengono sottoposti stravolti nei ruoli e negli animi…

Pensate a coloro che vengono addestrati per anni per una eventuale guerra di armi e che, in teoria e in esercitazioni, si allenano ad avere a che fare con un nemico da combattere e si preparano ad avere a che fare con la morte e poi?… E poi si ritrovano a raccogliere morti che non sono effetto delle loro azioni dirette… eppure, in colonna e in silenzio, raccolgono salme e le accompagnano a destinazioni sconosciute sia per loro che per i cari che rimpiangono senza sapere…

Nel silenzio delle notti vuote, si possono udire a distanza, sorde ma fortemente pesanti, lacrime che segnano i visi stanchi di chi ha perso un proprio amato o caro, senza poterlo assistere… senza poterlo salutare, accarezzare o accompagnare nell’ultimo viaggio…

Singhiozzi soffocati, urla estreme di rabbia, di dolore, di vuoto che riecheggiano fra la prepotenza delle sirene delle ambulanze che squarciano la notte e i lampeggianti di quelle forze dell’ordine che pattugliano strade e la vita di noi tutti alla ricerca dei soliti indomiti, ignoranti e sfacciatamente superficiali che, nella convinzione di sfidare regole e restrizioni, fanno come meglio credono… mettendo la loro e l’esistenza altrui in pericolo…

Allora ci si chiude in silenzi, mentre in realtà si vorrebbe parlare… Ci si chiede che cosa si può fare e cosa no… quali sono le attività che ci è permesso fare e quali meno… quelle sconsigliate e quelle da fare per evitare di stare o sentirsi male…

La riservatezza si trasforma talvolta in vergogna oltre che in paura… La paura di essere coinvolti in prima persona, di essere coinvolti in maniera diretta o prossima… E allora si torna a guardarsi con distacco, con occhi inquisitori e/o impauriti, terrorizzati di essere messi a rischio…

Il pensiero si volge quindi alla domanda che un pò tutti ci facciamo ma abbiamo paura di dire, vuoi per scaramanzia, vuoi nella speranza che non sia… “ma se dovesse capitare a me? che faccio?

A me scoccerebbe parecchio perché come ampiamente detto più volte, vorrei rompere le scatole e stare sugli zebedei ancora a lungo per tanto tempo a molte persone…

Son cosciente però che se mai dovesse accadere, non sono certo che avrei la fortuna o le possibilità di superare un attacco così potente… vuoi per i fattori fisici, vuoi per l’età, vuoi per tanti altri fattori…

Mi dispiacerebbe essere ancor più, isolato dal mondo, dagli affetti più cari, dalle persone amate e per le quali si vive e sopravvive agli eventi…

Saperle fuori, lontane, impotenti nei miei confronti e forse in pericolo per essermi state vicino, magari quando meno ce lo si aspettava…

E mi viene in mente quell’anziano parroco che, posto di fronte a una scelta, ha deciso di rinunciare a ciò che avrebbe potuto salvargli la vita, per dare la possibilità a chi, al momento, più giovane di lui, necessitava delle stesse attenzioni e rischiando di non poterle avere… Scelta coraggiosa quella di rinunciare alla vita per dare più possibilità di guarigione a chi, nemmeno si conosce, ma si sa che ne ha bisogno…

Passerà tutto questo…(si spera e anche presto…)

Torneremo a parlare, a. popolare strade, vicoli, città, locali..

Torneremo a rumoreggiare, a vivere , a molestare i nostri centri… a lamentarci della vita frenetica, dei troppi impegni, delle mille cose da fare, dello stress e di una marea di altre qusquiglie, stupidaggini di vario genere, tipo e natura…

Saremo allora vincitori e vincitrici di una guerra che avrà segnato la nostra storia, di cui siamo attori, volenti e dolenti…

Ci guarderemo alle spalle e potremo piangere chi non c’è più.. chi ci manca…

Torneremo a dare il giusto valore alle cose e forse sapremo essere più rispettosi di noi e degli altri… saremo (finché reggerà la memoria…) più veri e sinceri…

Oggi anche se in compagnia riusciamo ad essere soli, nonostante i social, il mondo in rete e la miriade di conoscenti e commenti vari… Figli di un’era di stressati che improvvisamente ha dovuto fare i conti con la realtà e la solitudine degli animi e delle persone… avendo paura di scoprire il proprio io, di parlare con il proprio animo e farci un sincero dialogo senza starci male…

E la memoria dei più agee è tornata indietro alle pagine di una storia non più così recente, studiata sui libri e vissuta in tempi diversi in prima persona, sebbene con ruoli e formati diversi… e che si sperava di non vivere più…

Siamo inconsapevoli protagonisti della storia, con le nostre svariate e variegate storie personali…. testimoni involontari di quanto siamo diventati con la profonda paura di ciò che siamo ora e ancor più di ciò che saremo e diventeremo…

Gli occhi si fanno umidi nascondendo la preoccupazione per un futuro mai come oggi così incerto… E si guardano e incrociano gli occhi dei bimbi, dei figli, dei ragazzi che vivono tutto ciò nella parziale incoscienza… nella limpidezza e innocenza della loro età mentre chi è più vecchio si interroga su come sarà il loro futuro.. su cosa gli lasceremo, come e a che costo e prezzo…

E non ci sono polemiche che contano, complotti o comportamenti che possono giustificare quanto stiamo vivendo… Adesso non è il momento… domani sarà troppo tardi e fuori luogo… perchè ci dovremo rimboccare le maniche… pechè arriverà il tempo in cui dovremo farlo e non ci sarà tempo per altro se non che per ricominciare… tutto sta a scegliere come…

Ci sarà chi cercherà giustificazioni, chi vorrà giustizia, chi farà i onti e chi si troverà a doverne fare… Bisognerà ricominciare, avendo il coraggio di voltare pagina… anzi avendo la sfacciataggine di cambiare proprio libro per scrivere una storia, storie nuove…

Sono tante le persone, anche invisibili, a cui dover dire grazie ogni giorno e nemmeno ce ne rendiamo conto perché troppo presi dai nostri pensieri, dalle nostre attività, dal cercare qualche cosa da fare o altro…

In questo vuoto , dove la notte avvolge tutto e tutti i nostri pensieri, da quelli più nobili a quelli più torbidi, dove le luci delle case rischiarano le nostre stanze in attesa che Morfeo ci abbracci sino al nuovo giorno…

… in tutto questo bailame di emozioni, di sentimenti, di dolori, di preoccupazioni… in tutto questo, per favore, anche se a distanza… tu abbracciami… abbracciami il cuore almeno ancora una volta e lasciami sperare che domani sia diverso, sia migliore di oggi e che lo sia anche io…

… in tuto questo… almeno tu.. abbracciami e non lasciarmi solo…

Già! Proprio ora che siamo forzatamente distanti da tutto e da tutti, forse anche da noi stessi…, non lasciamoci prendere dalla solitudine… e prepariamoci a poter ritornare ad abbracciarci….

Scusatemi per questo sfogo… ne avevo bisogno.. spero che troviate anche voi qualche punto in comune, che mi perdoniate per gli errori… L’ho scritto di getto e lo lascio così perché correggerlo nn sarebbe genuino come invece vorrei rimanesse… Se avete avuto il coraggio di arrivare sin qui… a voi rivolgo il mio grazie di cuore e… un sincero abbraccio!. Grazie. Marco.

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Marco

Un pensiero su “Almeno tu abbracciami (ai tempi del #coronavirus)

  1. Hai dato voce a alcuni di noi e alle tue e nostre preoccupazioni…
    Il sorriso e un saluto sono sempre figli di una grande educazione che nei momenti difficili si notano sempre di più.
    Gli abbracci sono un momento di fratellanza e affetto … ma oggi questo gesto non può essere fatto se non virtualmente…. un sorriso e un saluto invece possiamo sempre farli. Grazie di aver espresso il tuo sfogo.

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