Antico cimitero del borgo di Sant’Orso – Aosta

Metti una giornata uggiosa di novembre… Aggiungici L a curiosità di andare a visitare un luogo che non hai mai visto… ed ecco che scopri un mondo di storie e di storia totalmente sconosciuto…

Si trova ad Aosta lo storico e antico cimitero del borgo di Sant’Orso. 

Si dice che sia il primo cimitero del nord Italia e si attribuisce la sua nascita al 1782 e più precisamente al 3 novembre.

Data la necessità di una nuova area cimiteriale, il borgo di Sant’Orso venne dotato di un cimitero.

La nuova area sepolcrale venne inaugurata e benedetta dal priore Linty proprio nel 1782.

Nel primo periodo della sua esistenza, l’area cimiteriale era particolarmente ridotta.

E’ nei primi anni cinquanta dell’Ottocento che, grazie all’interessamento e all’investimento del conte Edoardo Crotti si provvede al suo ampliamento.

Le condizioni poste all’epoca dal conte Edoardo Crotti ai canonici del tempo furono molto chiare e definite:
– permettere la costruzione di un muro di cinta,
– permettere l’edificazione di una cappella privata (ove sono sepolti il conte e suoi familiari avendo utilizzato come tomba di famiglia la stessa cappella)
– permettere la sepoltura dei bambini nati e poi morti (anche quelli privi del battesimo) all’interno delle mura [questo perchè all’epoca i bambini che morivano prima di poter essere battezzati venivano sepolti all’esterno delle mura in quanto ritenuti non cristiani perchè privi del battesimo]
– che il cimitero fosse aperto a tutti (non solo a nobili, prelati o personalità di ogni genere e tipo)

Nel Novecento il cimitero venne abbandonato come luogo di sepoltura a favore dell’attuale cimitero aostano di viale Piccolo San Bernard.

Pietra posata all’ingresso della cappella dedicata alla Madonna Addolorata.

Entrando in questo posto si è subito rapiti da un’insieme di emozioni e sensazioni difficilmente descrivibili in maniera razionale e distaccata.

Si possono ammirare date e scritte che ti riportano assolutamente indietro nel tempo di secoli e ci si immerge in una atmosfera decisamente gotica ma non lugubre.

Sono molte le lapidi che recano la sola scritta in lingua francese.

Particolare la scelta dei caratteri, della presenza delle foto su ceramiche originali dell’epoca che sono riuscite a scampare ai vari atti di vandalismo che nel tempo hanno visto deturpare e depredare questo luogo sacro per mano di balordi.

Diverse le lapidi che ospitano valorosi soldati periti durante il conflitto della Prima Guerra Mondiale (di cui ricorre il centenario) e che vengono ricordati e commemorati dal gruppo Ana degli alpini, che vi depositano dei fiori in segno di rispetto.

Vista panoramica degli interni della cappella privata

La particolarità dell’edificio, non visitabile per problemi di stabilità e del correre del tempo che ne ha intaccato intonaci e parte dei soffitti, stà non solo in ciò che vi è contenuto al suo interno (fra cui le spoglie della nobile famiglia del conte Crotti) ma anche nei manufatti.

Le statue realizzare con dovizia di particolari e perfettamente conservate. L’altare centrale, come la volta superiore, abbellite e impreziosite da quel vivo colore blu ottenuto dall’inserimento nella vernice di lapislazzuli sbriciolati.

L’altare interamente realizzato in legno. [ si legno! e arrivato integro ai nostri giorni! ] conservato proprio e grazie a questa particolare vernice e trattamento a cui è stato sottoposto.

Fra le tante personalità ospitate in questo monumentale cimitero, si possono trovare anche le spoglie di chi, all’età di 16 anni, ebbe l’onore e l’onere di scoprire e scalare come prima ragazza, il monte Emilius.

Quando venne proposto di dare il suo nome alla cima della vetta, venne messo il nome in versione maschile dai vertici del CAI dell’epoca, in quanto lei era una ragazza mentre il monte (maschile) meritava un nome altrettanto maschile.

Da qui monte Emilius e non cima Emilie.

Altra, fra le tantissime, particolarità, la presenza di lapidi in doppia lingua.

Come detto i nomi in francese fino all’avvento dell’epoca del fascismo che, come ben sappiamo, impose i nomi in italiano…anche nelle lapidi.

Avviene così che  Antoine Parrou diventa Parrou Antonio con parte della lapide con iscrizione in francese e la successiva aggiunta in lingua italiana proprio perchè la moglie mancò durante il periodo fascista.

Altra piccola nota per il nome in calce in basso a destra Gaspard, nome che firmo diverse lapidi tutt’ora visitabili.

Una ampia zona è poi dedicata ai bambini, facilmente riconoscibile per la presenza di angeli con ali e braccia rotte proprio per via dell’opera di teppisti che nel vano tentativo di portare via le statue credendo fossero facilmente asportabili, ne danneggiarono irrimediabilmente l’aspetto.

Molte sono le tombe violate, trasportate al più recente cimitero o semplicemente provate dal passare del tempo e vittime di naturali cedimenti del terreno.

Tante, come detto, sono le personalità ospitate. Politiche, storiche, di spicco per meriti militari, clericali, nella società o semplicemente famiglie benestanti.

Tanto per darvi una idea, quando si accedeva al cimitero con le proprie spoglie, di norma ci si poteva stare per 5 anni, se si pagava bene per 10 mentre le persone più benestanti anche per 20/30 anni… (nulla è cambiato da allora ad adesso come potete ben vedere…)

Ancora adesso, specie per chi ben conosce le famiglie di spicco valdostane, guardando fra i nomi delle varie tombe, si possono riconoscere nomi che richiamano a famiglie che tutt’ora godono di una certa fama nell’attuale società.

A ben guardare si possono trovare anche riferimenti a società segrete e a simbologie che tutt’ora sono materia di studio e di interesse.

Occorre riconoscere l’importante e indispensabile ruolo cura dell’associazione “Amis du Cimetière du Bourg”.

Senza il loro impegno, la loro cura e il rispetto che è stato riposto nel cercare di preservare, per quanto possibile, in forma originale, l’area cimiteriale, non sarebbe possibile provare queste emozioni e conoscere queste storie.

I vincoli imposti dai vari enti impediscono di poter muovere o riporre in maniera corretta le varie croci o lapidi perchè esistono procedure, particolari iter che devono essere seguiti e che nello stesso tempo impediscono di agire al fine di poter conservare ancor meglio quanto sin qui fatto.

E’ altresì vero che alcune famiglie si sono prese cura dei loro avi in maniera adeguata riportando in buono stato le aree di competenza.

Un plauso particolare ai volontari che si occupano del verde, di mantenere il cimitero pulito, curato (per quanto possibile come detto anche per via dei vari vincoli) e che non nascondono di soffrire per la mancanza di persone, anche locali, che siano interessate a preservare e aiutarli/e in questa opera di conservazione.

Per quanto possa sembrare strano, è pur vero che, di norma, il cimitero è ritenuto un luogo di dolore e di tristezza, ma per me è anche un luogo che restituisce tante e incredibili storie che, se si resta in silenzio, arrivano al cuore e parlano ancora… e non per portare tristezza… ma per testimoniare il passaggio di chi oggi non c’è più ma è stato… quindi per me è un luogo ricco di storie e di storia…

Questo è quanto ci ha detto la persona che ci ha accompagnato con estrema disponibilità, gentilezza e delicatezza sia per rispetto al luogo e ai suoi ospiti, di cui si prende cura essendo una fra le persone volontarie a cui dire grazie per quanto fatto…

Se capitate in Aosta per una visita, se siete della città o della Valle, non esitate a visitare un luogo davvero particolare e che non vi lascerà privi di emozioni e/o di ricordi…

Per informazioni utili, cliccate qui o cercate su Facebook “Antico cimitero del Borgo di Sant’Orso, Aosta

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