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Catalogati da una vita (e noi complici…)

Ridicoli. Siamo semplicemente ridicoli!

Ultimamente stiamo rasentando davvero l’apice della ridicolaggine…

  1. Nel mondo popolato da social, di persone che passano più tempo davanti a uno schermo, e non importa se questo sia di cellulare, computer o altro…. ci si preoccupa e ci si di essere catalogati?

Siamo davvero ridicoli! Siamo, volenti o dolenti, catalogati dalla nascita… Vi ricordate il cinturino in cui, appena usciti dal grembo materno, inseriscono nome, peso, gruppo sanguigno e quant’altro? Bene! La prima catalogazione effettiva parte da lì (anche se già da prima….)

Via via che le ore scorrono, ecco che veniamo catalogati per mille e mille cose… medici, scuole, esami clinici, tasse, servizi di ogni tipo (mense, gite, attività ricreative, sportive, ludiche ecc ecc)…

Ma poi vogliamo dircela tutta? Vi sono persone che si lamentano di brutto della catalogazione, ricordando eventi dolorosi come quelli avvenuti durante la Grande Guerra… e oi siamo noi per primi a denunciarci e catalogarci?

Lasciamo perdere numeri di carta di identità, di previdenza sociale, di telefono o quant’altro… la prima vera e propria catalogazione di massa la stiamo autorizzando semi silenziosamente noi e con il nostro assenso…

Chi più chi meno sui vari social a condividere, a taggare, comunicare, sbirciare, curiosare, taggare, comunicare, citare, criticare e giudicare, riferire, riportare insomma….farci e farsi spontaneamente catalogare… (ci avevate mai pensato?)

Con le banche dati salvate nei data center ecco che nascono applicazioni in grado di dirci cosa faremo (i . nuovi preveggenti e santoni del nuovo millennio…) Altro che cartomanti, santoni o altro… superati/e oramai…da pensionamento!

App che sanno consigliarci cosa, quando e come fare,… che imparano da ciò che cerchiamo e facciamo, monitorando le nostre abitudini, i nostri comportamenti… cosa fare e quando farlo… Lo è già per le vacanze 2018.. App che sanno consigliarti quando partire, che strade prendere, quale siano gli esercenti più economici o di nostro maggior interesse…

Rassegniamoci, rassegnatevi e mettetevi il cuore in pace! Anche da morti (giusto per rimanere coerenti con la nostra esistenza…) saremo catalogati  (e continueremo/continueranno…) a pagare…

Quindi, e non si tratta lo specifico di un ragionamento politico ma semplicemente di coerenza, non scandalizzatevi all’idea di essere catalogati/e perchè…di fatto… che lo si voglia o meno  si è già e da sempre catalogati/e… quindi che ci/vi scandalizzate a fare?

Inutile… è la conferma che siamo noi i veri ridicoli a credere di riuscire a difendere l’indifendibile e a farci mettere le fette di salame/mortadella ( o ciò che preferite voi) davanti agli occhi….

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Marco

2 pensieri su “Catalogati da una vita (e noi complici…)

  1. Dopo una settimana dalla nascita di un bambino arriva a casa il codice fiscale evviva l’efficienza! E già siamo schedati, come gli ebrei nei campi di concentramento o come il numero di telaio dell’auto

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  2. Ciao Marco. Rispondo con alcuni giorni di ritardo a questo tuo post, è che volevo farlo bene quindi ho aspettato di averne il tempo e adesso, dalla camera di un albergo di Rimini, ci provo. Scrivo dal cellulare quindi perdona eventuali errori di digitazione. Secondo me bisognerebbe innanzitutto sgombrare il campo da ogni ipocrisia, altrimenti è inutile parlare di catalogazione e controllo. Quando degli umani cattivi rubano, violentano o uccidono siamo tutti in prima fila a chiedere che i cittadini a ciò deputati li trovino rapidamente e invochiamo la realizzazione e l’uso di ogni tipo di banca dati (es. dna) incazzandoci con ogni istituzione se tali archivi non fossero completi o, comunque, utili. Stessa cosa per la medicina, se a uno servisse del sangue raro e la catalogazione delle donazioni fosse imprecisa e il tipo morisse apriti cielo, pioverebbero tante tali denunce… Quindi qui il discorso non è sulla catalogazione si o catalogazione no, la catalogazione serve, obiettivamente, la questione importante è invece l’uso che si fa, o si farà, delle catalogazioni. Ed ecco che, cambiato il punto di vista, cambia l’esigenza, che non deve essere quella di combattere la catalogazione ma quella di riuscire, con gli strumenti della democrazia, ad esercitare un vero controllo democratico sull’uso che viene fatto delle banche dati. Io sono contento che le istituzioni pubbliche e private mi conoscano e sappiano interagire con me, non voglio però che si abusi di tale conoscenza ed esigo che si rispetti il mio diritto alla riservatezza. Per questo esistono strumenti efficaci, bisogna imparare ad usarli. Quando sono andato in Florida mi sono trovato a dover lasciare le impronte di due dita e dell’occhio all’ingresso di ogni parco Disney, ma ciò non mi ha disturbato, anzi, mi ha fatto sentire più sicuro, e quando ciò è avvenuto anche alla cattedrale di St.Patrick a New York ciò mi ha fatto immensamente piacere ed ho fatto la mia visita piu serenamente. Per poter esercitare un controllo democratico, individuale o di gruppo, sull’uso e l’abuso dei dati personali ci sono le autorità ed i garanti, e funzionano. Quindi, in questo mondo incasinato, con questa umanità che non è buona, ben venga la conoscenza delle persone e la loro catalogazione, chi fa la verginella scandalizzata, o non si rende conto della realtà o non è in buona fede. Ciao Marco, à bientôt. Corrado

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