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Chi ci ha rubato il Natale?

Silenzio. Un silenzio inusuale popolava le strade.

Fiocchi ballavano come muti invitati in un gran ballo reale, ignari di cosa ci fosse all’esterno ma comunque lieti e felici di esserci.

Li attendevano dal basso, quei fiocchi che immacolati e inviolati, formavano quel manto immacolato che si era formato da alcune ore a terra.

Pochi i minuti alla mezzanotte e in lontananza si udivano dei canti natalizi in tutte le lingue del mondo.

Eppure l’atmosfera non era quella degli altri anni.

I più piccoli, quelli che non si erano addormentati nel caldo abbraccio dei genitori, cercavano di resistere per cercare di scoprire cosa sarebbe accaduto.

Nonostante tutto, la gente accendeva le luminarie, quasi in segno di presenza, di speranza, di rispetto.

Quante le persone che non erano presenti e che avrebbero avuto piacere di esserci.

Intanto, poco distante, luci blu si mischiavano fra quelle che si percepivano guardando verso l’orizzonte.

L’uomo della montagna soffocava in un singhiozzo di amarezza e tristezza, la sua solitudine e il sapere che quelle luci blu non appartenevano a luminarie ma a qualche ambulanza.

Poco importa che di li a pochi minuti si sarebbe dovuto festeggiare il Natale.

C’era qualcuno che stava male e necessitava del supporto di quegli Angeli che con il loro supporto, anche in quella sera, provavano a essere vicino più che mai a coloro che srpofondavano nella solitudine più assoluta.

Il gelo, in quelle case lasciate spoglie dalla presenza di chi sino all’ultimo le presidiava, era più rigido e forte di quello che si affrontava cercando di stare fuori, pur non potendo.

E mentre le persone rimanevano a casa, assistendo ai riti cristiani della Santa Messa o guardando quanto proponeva la televisione, cercando di rallegrare animi oramai in bianco e nero, l’uomo della montagna sospirava.

Fuori dalla sua baita in montagna, libero di poter volgere il suo sguardo verso la valle, lasciava che una lacrima scaldasse un solco sul suo viso vissuto di rughe, andando a cadere per terra.

In quella lacrima, accolta nella caduta dolcemente attutita da quel manto delicato di fiocchi, tutto il dolore e le silenti urla di un uomo e la sua solitudine.

Lo sguardo rivolto verso a quella bassa che si ricordava popolata dall’allegria e dall’eco di quei canti che oggi giungono quasi soffocati.

Ricorda ancora bene la gioia che si percepiva fin lassù dei bimbi che giocavano a palle di neve, dei cantori e dei Presepi Viventi, delle tradizioni.

L’odore del vino caldo, il profumo dei dolci nostrani, quell’atmosfera di pace.

Erano sensazioni che ricordava lontane e che riuscivano a strizzare quel cuore già duramente provato dalla dipartita di amici e persone care che se ne erano andate per via di un nemico infimo quanto invisibile.

La sua lacrima era rivolta al pensiero di quel nipote, laggiù nella bassa, che non poteva abbracciare, che non poteva vedere e che avrebbe tanto voluto coccolare alla luce e al calore dello scoppiettante camino.

In quel mentre, un bimbo semi assopito, rivolge alla sua mamma una domanda tanto innocente quanto forte.

Mamma, chissà come stà il nonno… Lui vedrà Babbo Natale questa sera?

La risposta razionale da parte della mamma:

Secondo me il nonno sta bene. Secondo me anche se non potrà passare Babbo Natale, vedrai che gli arriverà di sicuro un tuo abbraccio se lo pensi forte forte… Adesso è tardi per chiamarlo. Domani lo chiamiamo e gli fai gli auguri ok?

Il silenzio si fece imperante stroncando ogni ulteriore parola.

Lo sguardo del bimbo trasformò quel viso sognante in un viso preoccupato.

Dopo alcuni istanti si avvicino nuovamente alla madre e dopo averle tirato il bavero del vestito gli chiese:

Mamma, ma dimmi, chi ci ha rubato il Natale?

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Marco

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