“Chi scassa!” (ai tempi del coronavirus)

Vi invito a leggere fino in fondo (se ci riuscite) questo post…(per favore…) e a commentarlo con un vostro pensiero… Grazie di cuore!

Inizio a scrivere che sono le 23.30

Un’altro giorno è pronto a finire e andarsene alle spalle. Un’altra pagina di questa strana storia di cui siamo, sono testimone.

Ho preso la decisione, da domani, di rispondere al telefono, a chi mi chiama e che non conosco, con la frase “chi scassa”. Così, giusto per andare contro corrente come fa un personaggio amato ovvero Rocco Schiavone (alias Marco Giallini che lo interpreta)… perché a tutti gli effetti, da orso quale sono, rispondo al telefono alle sole persone conosciute (perchè a mia volta ho il loro numero) mentre tutte le altre effettivamente scassano….

Nelle ultime ore ho avuto occasione di riflettere e molto su alcuni aspetti.

D’altronde perché non farlo, avendone la possibilità?

Questo isolamento a cui siamo sottoposti ci pone facilita anche momenti di solitudine interna e di dialogo con la parte più profonda e meno conosciuta di noi stessi.

La mia si sta lentamente e silenziosamente, ribellando a quanto viene proposto tutti i giorni.

E’ come se stessi cercando da solo di trovare la cura ai miei pensieri.

Mi è stato insegnato un pò di anni fa e devo dire che il restare da solo, non mi da alcun fastidio, anzi, forse può essere una buona terapia per cercare di disintossicarsi da comportamenti, da alcune persone (fortunatamente non tutte) che ci stanno attorno.

E’ una forma di rifiuto a tutte le critiche e le cattiverie che diventano ancor più accuminate e pungenti, forse proprio anche a causa o in relazione alla situazione e ai tempi che stiamo vivendo.

E se noi ci lamentiamo del nostro essere in isolamento penso a come l’isolamento è stato vissuto da coloro che hanno, magari, vissuto i campi di concentramento.

Mi immagino quegli occhi, oramai stanchi, se non spenti per sempre, che hanno registrato immagini che nessun altro avrà la forza e il coraggio di raccontare in quanto ci restano sempre meno testimoni viventi che hanno patito e vissuto sulla loro pelle, carne e vita, la Seconda Guerra Mondiale.

Noi ne stiamo vivendo una, la terza contro un nemico comune che nemmeno si vede… Non lo si conosce a fondo tranne per il nome e per la sua capacità di renderci nudi, inermi davanti a un suo attacco.

Tutte le nazioni alla ricerca di un’arma valida per contrastare questo invisibile, all’occhio nudo, nemico così agguerrito e letale.

Mentre lo dico penso alle persone in difficoltà respiratorie, legate a delle macchine per poter rimanere in vita e fortemente legate a quel briciolo di esistenza, se così la si può definire quel tipo di vita, per cui lottano in ogni minimo secondo senza lamentarsi pur avendone diritto e motivo…

Non c’è preferenza alcuna, né di religione, né di razza, di credo o di altro genere… Prende un pò tutti, coscienti e non… sani e non….

Sera fonda, oramai…

Notte.

Uno strano atipico silenzio squarcia la notte illuminata da una Luna a cui gli occhi più piccoli e innocenti rivolgono preghierine tenere e pensieri positivi, nella speranza che tutto finisca presto… mentre gli occhi di chi è più adulto osservano con sfumature diverse quel globo che quasi illumina a giorno le aree circostanti…

E in uno strano mix si miscelano pericolosamente speranza, innocenza, preoccupazione, ansia e paura nei confronti di un futuro incerto e di molti interrogativi che oggi non hanno risposta e che, me lo auguro, quando guarderemo alle nostre spalle di questo accaduto, forse, ci appariranno come banali…

E’ un pò come da bambini si vuole andare in bicicletta e si vuole provare a fare un giro senza le rotelle, senza ancora essere ben pronti alle cadute o agli scivoloni… intraprendenti, sfacciatamente e falsamente sicuri…

Una lacrima, amara, pesante, solca il viso di chi, osservando la stessa Luna, cerca in essa il viso riflesso di chi non c’è più… di chi ha terminato il suo percorso in un anonimo letto di ospedale…

Freddo il corpo coperto da un lenzuolo, in attesa di essere prelevato per poi affrontare l’ultimo viaggio in solitudine, seppur in compagnia di altre anime sventurate che condividono il risultato finale di cure andate non a buon termine…

Occhi che sfogano quanto l’animo ferito, straziato, lacerato da questa dipartita non trova pace né giustificazione per quanto accaduto, rapidamente, in poche ore… con il rimpianto, magari, di non aver detto di più e più volte “ti voglio bene!”…

Quelle stesse parole che adesso risuonano male e sanno incidere il cuore già provato dall’abbandono e la perdita di amici, parenti e persone amate.

Non c’è pietà. Non c’è tempo…

Non ci si può fermare se non per una fugace preghiera, per un urlo di disperazione ricolto.a quella pallida quanto sfacciata Luna che a sua volta osserva dalla sua postazione privilegiata, tutte quelle anime che a lei rivolgono uno sguardo…

C’è poi il ladro che entra nelle case tenute d’occhio sapendo che sono/erano occupate da persone ora in ospedale… occasione ghiotta per cercare di farsi qualche soldo facile….

Intanto dei lampeggianti percorrono la strada, deserta… non c’è bisogno delle sirene… si viaggia liberi e senza problema alcuno e forse l’ospite che viene portato in grembo della stessa non ha bisogno di tutta questa urgenza, sebbene prelevato a notte fonda…

Poco più in là un omino fragile scende da un mezzo pesante e si avvicina ai bidoni e ne agguanta uno per portarlo a svuotarsi del contenuto riversato, durante la giornata, dalle persone che popolano il quartiere e che restano intanati nelle loro case, fra gli schermi di televisioni e dispositivi… chi a guardare serie e film, chi alla ricerca di corrispondenza di pensieri, di paure, di domande e risposte che sfociano in dibattiti, risse non più stradali ma multimediali…

Dall’altro lato della strada una vettura percorre il corto tratto. A bordo c’è un viso femminile coperto da una mascherina.

Se penso che tanto ci lamentavamo nel dire che coprire il viso è una cosa sbagliata, mentre oggi è tutto inverso… non coprirla può risultare fatale…

Davanti agli occhi la battuta dei cani che stupiti, delle.mille e mille attenzioni insperate degli ultimi giorni, sembrano realmente pensare “bhè!? adesso la museruola se la mettono anche loro?”

Sotto la mascherina in quella utilitaria, una infermiera con il viso segnato dalle ore trascorse in reparto, senza una sosta, una pausa e con un forte bisogno di andare in bagno…

Non si tratta soli di dover fare pipì ma anche di vomitare… Perché nel turno fatto di ore incalcolabili, ha dovuto seguire molte persone… Alcune ce l’hanno fatta… altre invece giacciono immobili in attesa di nuove destinazioni…

E c’è, dall’altra parte del fiume, chi sia da un senso che dall’altro, percorre quel tratto di autostrada che testimonia, nonostante l’ora, il lavoro costante di chi si occupa di spostare merci da una parte all’altra del Paese per poter rifornire, nella notte, quei supermercati, quei negozi che domani mattina vedranno file, più o meno ordinate e rispettose, di persone bramose di fiondarsi fra gli scaffali alla ricerca dell’utile, dell’indispensabile e del superfluo….

A terra evidenti tracce di inciviltà e maleducazione di chi ha abbandonato dei guanti (e sono diversi) come se buttarli a terra fosse un bel gesto o servisse a qualche cosa se non a diffondere la paura e nutrite il naturale dubbio di chi ci si imbatte ea sua volta li lascia lì per terra…

Il pianto, forte e distinto di un neonato, quasi a voler urlare contro tutta questa disperazione a lui sconosciuta e con la quale si ritrova a combattere a sua volta, quasi a voler urlare dalla rabbia er essere venuto al mondo in un momento così disgraziato quanto difficile e senza averne alcun tipo di colpa…

In realtà cerca solo il conforto del seno materno in quanto ha fame e il contatto di colei che lo ha portato, senza poche paure, a vedere la luce, anche qdi quella comune Luna che rischiara a tratti la stanza in cui è ospite fra api ballerine, carillon e pupazzi di pezza, compagni di nottate insonni e popolate da una miriade di sogni destinati a perdersi nel tempo e nella memoria…

Le luci nelle case scemano, si decimano e spegnendosi rendono ancor più atipico il paesaggio che si presenza ai miei occhi…

Penso a cosa ne sarà di me, di noi… quale sarà il nostro futuro, quali le prospettive e cosa ci aspetta domani… e così dicendo mi iene in mente Lucio Dalla quando cantava “Aspettiamo che ritorni la luce, Di sentire una voce… Aspettiamo senza avere paura, domani…

Nelle cuffie ho in loop (che si continua a ripetere come all’infinito) questa canzone…

… mi lascio trasportare dalle note di quel piano che viene pizzicato e che attende gli archi per poi sfociare in una melodia che avvolge e prende il cuore e lo accarezza dolcemente per poi stringerlo sempre più… delicatamente ma stringendolo al punto da far mancare il fiato…

E mi mancano i tuoi abbracci… e Dio solo sa quanto ne sento la mancanza e quanto sia grato di avere una mano al mio fianco che di tanto in tanto cerca di calmare le agitazioni notturne che si susseguono di notte in notte sino all’alba di un nuovo giorno….

Già… adesso che la cucciola scondinzola e con il naso a terra cerca nuovi odori e di riconoscere quelli che le si presentano davanti, io sollevo lo sguardo e torno a perdermi nel silenzio più profondo di questa notte…

I suoni si affievoliscono mentre penso a chi sta informando il pane, a chi sta facendo una flebo, a chi ritira l’immondizia, a chi sta consegnando giornali, farmaci, mascherine, presidia ospedali, fabbriche, turni di notte e chi come me non riesce a dormire e si lamenta perché non trova pace…..

Un alito di vento, improvvisamente freddo, schiaffeggia le mie guance e mi ricorda che si è fatto tardi e che è il caso di non allontanarsi da casa per più di quanto permesso e che forse sia meglio re incamminarsi verso l’uscio…

Con un pizzico di tristezza e di speranza allo stesso tempo rivolgo lo sguardo alla Luna… Mi verrebbe da chiederle, magari fosse in grado di rispondermi, come finirà tutto ciò secondo lei….

…lei che è stata testimone della nostra evoluzione nel tempo, delle guerre, delle riprese e delle ricadute, della sua conquista e successivo abbandono e che da lassù ci osserva nel nostro essere piccoli vicini di casa un pò molesti e ineducati, ma di lei innamorati, da sempre…

I passi si susseguono e mentre sono cosciente di essere in montagna, mi immagino con la stessa Luna a passeggiare in riva al mare, e con la canzone che ancora continua ad accompagnarmi, immagino di lasciare le mie impronte sulla sabbia umida della notte, certo che non dureranno a lungo e che la prossima mareggiata le cancellerà via….

Mi pare stupidamente di percepire il suono delle onde che si infrangono sulla battigia… ma è semplicemente l’acqua del fiume che scorre e che proprio grazie all’inconsueto silenzio, risulta essere esaltata al mio udito.

Per alcuni domani sarà un giorno di liberazione e di fine isolamento (per fortuna…) per altri comincerà il calvario e per altri ancora, forse, finirà non proprio così bene…

Sono i casi della vita… risultati del fato che mischia le carte della nostra esistenza e ci porta a giocare la nostra mano in un tavolo che al momento sembra essere alla mercè di giocatori che sanno barare e noi ne siamo coscienti e non sappiamo come salvaguardarci… ma comunque giochiamo la nostra mano sperando che ci capitino carte buone…

Varco il portone di casa.

Faccio attenzione a non toccare la maniglia.

Percorro pesantemente e lentamente le scale che mi portano davanti alla porta di casa e rientro…

E’ la fine di un altro giorno… e sono fortunato di poterlo dire e poterlo vivere e rivolgermi al domani con la speranza di potermi ripetere ancora…e ancora… e ancora…. e ancora….

Sbrigo le faccende solite prima di infilarmi nel letto.

Prima di chiudere gli occhi, grato alla vita, spendo ancora le energie per un pensiero positivo quasi sia un messaggio comunitario e di ringraziamento a tutte quelle anime che anche oggi, anche adesso ma ancor più domani si adoperano per darci un altro giorno… un giorno in più.. mettendosi in pericolo , loro, in prima persona…

Grazie… grazie a voi tutti e tutte di cuore davvero….

…. e grazie a te per avermi letto sin qui…

Sono le 00.33…

E’ un altro giorno incomincia….

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02 comments on ““Chi scassa!” (ai tempi del coronavirus)

  • Marco , Direct link to comment

    Loredana Speciale mi scrive in commento sui social : “Abbiamo lo stesso tipo di approccio verso il telefono. Anch’io rispondo solo ai numeri che conosco, mentre al telefono fisso non rispondo mai, ho la linea fissa soltanto per poter usufruire di una connessione solida. Detto questo ti dirò anche che a me la solitudine non fa paura, ci sto bene con me stessa ma non per questo non coltivo inquietudini dentro al mio cuore. Sai qual è la mia paura più grande? È che questo isolamento forzato ci porterà a non aver più il coraggio di relazionarci con il prossimo. Io ad esempio amo stare con gli altri ma ho la necessità di avere momenti in cui stare sola, con me stessa, cullata dal silenzio. E so anche che devo necessariamente alternare questi momenti per non innamorarmi troppo della solitudine perché poi mi abituerei troppo e mi risulterebbe difficile tornare ad avere contatti con il mondo esterno. Fondamentalmente sono un’artista (ma non lo dico con presunzione) per cui sono portata a chiudermi in un mondo tutto mio… Ecco, questa è la mia paura più grande: che questa situazione diventi concretamente normale e ci faccia perdere anche quella briciola di filantropia che abbiamo… se ne abbiamo.
    Per il resto devo dirti che le tue parole mi hanno fatto venire la pelle d’oca, sei stato capace di descrivere come in un dipinto la contrapposizione tra questa sorta di “immobilità” in cui viviamo e la corsa accelerata di chi invece sta lavorando per garantire la sopravvivenza. È una situazione così assurda…
    Alla fine hai scritto “grazie a te che mi hai letto sin qua”, io invece ti dico “grazie a te per aver scritto queste bellissime parole”.
    Semplicemente grazie.

     
  • mariluf , Direct link to comment

    Grazie… e quando arriva la notte, e pensi a quanti sono svegli, se vuoi, pensa che ci sono anch’io.. e, sempre se vuoi, pensa a quanti , nel mondo, con o senza l’emergienza, passano ore notturne a pregare, perchè non muoia la speranza…Ciao!

     

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