Di puttane, puttanieri e lingue marroni…

Di puttane, puttanieri e lingue marroni…

Scusate il titolo ma quando ci vuole ci vuole!

Esiste una categoria, a cui non appartengo, che è quella dei giornalisti, che in questo periodo, più di altri, è sotto la lente dell’ingrandimento, semplicemente per distogliere l’attenzione…

Ricordo quando da bambino, mio padre, giocando con me, riuscisse a distogliere la mia fragile attenzione, per riuscire a “fregarmi” nelle azioni di velocità, di fatto insegnandomi che l’attenzione è una cosa fondamentale.

Questo aneddoto per spiegare quanto sta nuovamente, ciclicamente, accadendo nel nostro variegato Paese.

C’è chi definisce le penne del giornalismo, puttane o sciacalli, chi invece ama alimentarle più o meno pubblicamente fornendo loro il materiale per far sì che possano scatenare, a modo e tempo opportuno, scandali e notizie tali da essere utili ai propri interessi, e poi c’è chi rispetta con educazione perchè non ha alcun interesse, nè diretto nè indiretto, ma semplice, pura e sincera amicizia.

La categoria dei giornalisti/e, è davvero variegata e difficile, sia da vivere, sia da comprendere, quindi mi pare fortemente insultante attribuire loro il ruolo di puttane e di sciacalli.

Dare degli sciacalli a coloro che si foraggia con una mano di dossier e di presunti scoop e poi con l’altra si schiaffeggia richiamando all’ordine e alla deontologia, sà davvero del ridicolo…

E’ un discorso falsamente moralista.

Si vuole che i giornalisti parlino quando fa comodo, che rivelino, che siano la voce della verità, che si impegnino nel garantire informazione, pluralista, apartitica, al di sopra delle parti e poi sottobanco li si tira per il calamaio e li si chiama da parte per bisbigliare, per rivelare, per confessarsi sperando in una assoluzione che di fatto non può essere loro data…

Quante volte proprio i giornalisti sono caduti nella trappola di menti scaltre che li hanno utilizzati, anche qui da noi, per scatenare azioni e reazioni ad hoc? Quante le firme, che sono state sagaci nell’aspettare e non per censurare ma per ponderare le giuste azioni e reazioni e poi riportare senza farsi ingolosire da falsi scoop creati proprio per far scatenare parole come quelle dei giorni scorsi?

E’ deprimente e poco corretto e rispettoso, sia nei confronti della categoria, tutta, sia nei confronti di quelle persone che lavorano, proprio come si crede di coloro che hanno voluto attribuire, affrettatamente e avventatamente, questi termini, a persone che,  proprio come loro, cercano di lavorare.

Rispetto nelle persone, nei loro compiti e ruoli, che siano puttane, sciacalli, politici, cittadini, immigrati, eletti di ogni ordine e grado… comunque e sempre si parla di persone e non bisogna dimenticarselo mai.

E poi, a dirla tutta, credete che le puttane facciano, come erroneamente si attribuisce loro, “la bella vita”?

Provate, se ne avete l’opportunità, a parlare con una di loro… Provate a capire quante storie di bassezze, di violenze, di depravazioni, di uomini e donne incontrano e conservano nella loro attività…

Sappiatelo, e ne sono più che convinto, che se le puttane dovessero parlare e rivelare quanto sanno, quanto loro viene detto, altro che giornalisti e giornaliste… Scoppierebbero dei bubboni, sia locali che nazionali, da far invidia ai premi Pulitzer…

Occorre saper distinguere fra le puttane, i puttanieri e le lingue marroni…

In ogni categoria, come in ogni gruppo, come in ogni persona, esistono scelte e pareri differenti e discordanti (e fortunatamente siamo essere pensanti e non fotocopie l’uno dell’altro/a) [anche se a qualche mente malata farebbe piacere così fosse…]

Quindi essere fuori dal coro, poter dire la propria è una libertà pari a quella sancita dall’art. 21 della nostra Costituzione.

Occorre sempre e comunque portare rispetto, pur volendo esprimere i propri concetti e le proprie idee.

In questo è stato un grande un giornalista (puttana o sciacallo che vogliate definirlo, io amo definirlo uomo di mondo) che è Tony Capuozzo.

Così ha scritto, rendendolo comune in un social, il suo pensiero.

Perchè sono una puttana solitaria

Non sono andato ai flash mob dei giornalisti, oggi, in difesa della libertà d’informazione. Chissenefrega, direte voi. Ma siccome non sono uno che si tira indietro nelle battaglie, voglio dirvi perchè:
1) Ho un gran rispetto per le puttane. Se vogliono offendermi dicendomi “puttana” cadono male. Ne ho conosciute, e non biblicamente, alcune. Vite dure o fragili, schiavitù o libertà strette tra i denti. 
2) Pennivendoli ? Ho vissuto vendendo quello che scrivevo. Sfido chiunque a dimostrare che abbia venduto la mia libertà di pensiero e di giudizio. Se ho detto qualche stupidaggine -da dimostrare – l’ho fatto di testa mia, gratis, non incluso nel prezzo.
3) Non so se è la vecchiaia, ma mi trattiene un senso della misura. Se penso a quello che è successo in un consolato di Istanbul, mi è inevitabile di dirmi: “calma e gesso”.
4) Non critico chi ci è andato. Un collega cui ho voluto bene, Sandro Provvisionato, sarebbe stato in prima fila. Saremmo rimasti amici lo stesso, ma gli avrei fatto notare che certe mobilitazioni sono quasi un riflesso condizionato: dipende da chi governa. Come dipende da chi governa giudicare il vertice sulla Libia un successo o un naufragio: leggetevi le cronache. 
5) La politica, ammantata di ideali avvizziti, è diventata una passione futile. Leggetevi ora sui siti on line e domani su carta, i commenti su Salvini in un’aula scolastica, in onda Rai. Pochi positivi, molti entusiasti del ragazzino che rimane serio in maglietta rossa tra gli altri sorridenti. Neanche uno che ricordi che l’uno e gli altri, minori, sarebbero protetti dalla Convenzione di Treviso. Regole di un giornalismo che non dovrebbe essere intermittente, che dovrebbe essere irrispettoso di Salvini e degli antiSalvini. Siamo puttane solitarie, fuori dal coro e stonate, come sempre. 
6) Tutta la mia solidarietà ai colleghi elencati come buoni da Di Battista, quasi un bacio della morte. Li consoli il fatto che il grande equivoco dei 5stelle sta nel ripetuto slogan che chi li attacca – e Roma è stata una palestra di accanimento confortata dai fatti – è pagato per farlo. No: sono convinti che così facendo migliorano il mondo, diffondono i giusti valori, sono dalla parte giusta della Storia, sono il giornalismo sano e vero. Non passeranno alla Storia come coloro che si opposero in tempo al fascismo di ritorno. Passeranno alla Geografia, dentro a un inconsulto e trafficato raccordo anulare tra buon giornalismo e giornalismo militante. Anch’io, ovvio, alla Geografia. Ma come puttana sola in viale di periferia.

Da rifletterci un pò su…

One thought on “Di puttane, puttanieri e lingue marroni…

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