Don Camillo stà bene dove stà… (mica tanto…)

Era la notte più attesa dai piccini. Quella del Santo Natale.

Nella Bassa, una insolita nebbiolina si infittiva sempre più, specie nei pressi della chiesa.

Nonostante la timida presenza delle luci, era diventato impossibile riconoscere le sagome delle persone, proprio per via di questa presenza fitta quanto molesta…

Dalla stazione alla Chiesa, il tratto era abbastanza breve…

La Messa era già iniziata, quando il cigolio del portone principale di ingresso, si intonò al coro delle voci che intonavano i canti di accompagnamento alla funzione…

Ben coperta da un paltò, una sagoma, piuttosto robusta, andò a posizionarsi in un angolo in ombra della grande chiesa…

Intanto la funzione prosegue, fra chi continua impunemente a chiaccherare in sottofondo di come e chi è presente in quella occasione, fra i giovanissimi che non mollano i cellulari, grazie alla complicità dei più grandi che li coprono, e fra il pianto dirompente di un frugolo che non trova pace sia per l’ora che per il mancato riposo pomeridiano…

Tutto scorre, normalmente, lentamente… ma lui stà lì… nel suo angolo… protetto dalla penombra e dal paltò dai bordi rialzati che non permette la visione dei lineamenti se non che degli occhi… grandi…espressivi…come estasiati dalla visione di quel luogo…

La messa finisce, le persone si attardano nell’abbandonare la chiesa… C’è il tradizionale scambio di auguri fra paesani, c’è il saluto dei parenti venuti da lontano e dei curiosi che per la prima volta varcavano curiosi quella soglia…

Si spengono le luci. Rimangono accesi pochi ceri votivi… Quelli alimentati dalle speranze e dalle disperazioni, nella convinzione di divini interventi in situazioni disperate o di difficoltà…

Il bavero, e ciò che sotto lo movimenta, si pone, per quanto possibile ancor più in sordina per poter passare semi inosservato e va ad occupare uno dei confessionali…

Le porte si chiudono, il rumore dei chiavistelli si percepisce chiaramente e la furtiva figura decide di uscire dal suo nascondiglio.
Dapprima uno sguardo intenerito presso il Presepe realizzato in un angolo nella sua bellezza e semplicità e poi lenti passi per palesarsi delicatamente davanti alla figura della Vergine e successivamente ai piedi del crocefisso senza proferire alcuna parola…

Fra il buio e il silenzio profondo pare sentire proferire dall’alto della croce…

“Don Camillo! Che sorpresa! Quanto tempo è passato dalla tua ultima visita!…”

“Mi avete visto già prima?”

Tu sai che io sò sempre dove sei e cosa fai vero? Piuttosto sei tu che ti sei trovato in difficoltà e distante da me più volte senza renderti conto che io ero sempre al tuo fianco anche quando meno te lo aspettavi…”

“Signore, chiedo scusa… Ma non ho resistito a venire in questa sera a vedere come il paese si è mutato fra l’altalenarsi delle amministrazioni dei rossi e degli altri… Ma non si tratta di politica… Cosa è successo a questo paese? Cosa è successo alla gente che ho conosciuto ai miei tempi? Faccio fatica a riconoscermi fra loro e credo che ogni tanto dovrei rispolverare il mio armamentario per rimetterne alcuni in riga… ma non posso più…”

“Mio caro Don Camillo… di certo magari ce ne sarebbe pure bisogno per i tempi che corrono ma non puoi e lo sai bene…”

“Già! Come sempre avete ragione voi Signore!…. E che a vedere certi visi, a sapere di certe cose io non riesco a stare indifferente e vorrei poter tornare anche solo per poter cercare di sistemare le cose….”

….e mentre dal paltò fuoriescono quelle tuonanti e allo stesso tempo tristi parole, delle campane in lontananza rintoccano le due di notte a tutto il popolo…

Al finire dei rintocchi si ristabilisce uno strano silenzio…. e quando le bocche stanno per riaprirsi ecco che più roboanti e forti, suonano il loro tempo le campane del vicino campanile…

“Ecco siamo alle solite… adesso vado sù e ci penso io…”

“Fermo Don Camillo!!! Mi sembra di averla già vista questa cosa… Piuttosto, dimmi; quando intendi ritornare?”

“Mi piacerebbe ritornare presto mio Signore… mi piacerebbe presto… Intanto sinceri auguri… Ecco, avevo portato con me questo cero da accendere ai piedi di vostra madre… perchè protegga la gente di questo paese e che, se possibile, dia loro un pò di pace e di serenità…”

Alla memoria torna la frase proferita da Peppone alla moglie quando gli disse “Don Camillo stà bene dove stà…” mentre in realtà così non è…, proprio come nei film.. perchè la sua attuale realtà gli sta stretta e meglio starebbe, a suo dire, fra le sue pecorelle, per lo più smarrite…

Dal paltò fuoriesce un cero che viene posto ai piedi della Madonna…

Nel silenzio un saluto di commiato al crocefisso e lunghi passi verso la sacrestia per uscire di nascosto nel cuore della notte…

La nebbia fuori si era diradata… le luci rischiaravano quanto basta il cammino sino alla stazione, con una doverosa deviazione alla colonna in ricordo alla storia del minio… passando nei pressi del carro armato (quello della colomba della Pace…) e infine giungendo proprio alla vuota e desolata stazione del paese…

Brescello-Viadana… ancora quello il cartello… Ora tarda e nessun treno in programma sino al mattino… eppure…

… un lontano sempre più vicino rumore anticipa la visione di un convoglio che si avvicina giungendo alla stazione e fermandosi per accogliere l’uomo e il suo paltò…

Una rapida pausa sul binario e poi l’uomo che avverte la ripartenza del treno verso una nuova meta… e mentre il convoglio riparte e lentamente scompare nella notte, si odono le note che hanno accompagnato da sempre le vicende di quell’uomo ancora così legato con il suo spirito a quei luoghi.

… e la notte avvolge, nel mistero dell’evento, ancora una strana storia di quel paese posto nel cuore della bassa pianura padana…

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