Elemosina 2.0

Organizzati, costante presenza all’ingresso di negozi e supermercati, agli angoli più frequentati di paesi e città, nei pressi di stazioni e semafori… Sono i nuovi mendicanti 2.0.

Alcuni sono discreti, silenziosi, offrono aiuto o stanno lì, fermi sul posto, con cartelli o semplicemente porgendo cappelli o altro che possa permettere la raccolta della questua di chi, colto da compassione o da buoni sentimenti, destina loro qualche monetina, sia per alleggerire la propria coscienza, sia nella convinzione di aver fatto un gesto caritatevole.

Se ti fermi un secondo, e osservi la maggior parte di loro, scoprirai che ci sono sicuramente delle storie non bellissime, ma che ci sono anche coloro che se ne approfittano e sanno farlo bene, passando, o cercando di passare per vittime, senza esserlo a pieno.

Ho provato a fare un esperimento e ho compreso molte cose.

Mi sono messo ad osservare i comportamenti di alcune persone che chiedono abitualmente l’elemosina.

Ho scoperto che molti/e di loro sono organizzati in turni e zone specifiche, che non è un qualche cosa di disorganizzato o spontaneo ma di ben definito.

Turni, luoghi, stili e modalità oltre che avere una strategia e un comportamento ben definito.

La gentilezza, il sorriso, la parola buona, l’approccio amichevole o disponibile, il movimento veloce quanto efficace e la richiesta più o meno velata, quando non diretta, di soldi a ricompensa di questa gentilezza o dell’eventuale prestazione prestata.

C’è chi ti dice che ha fame, c’è chi invece preme sull’empatia, sulla tenerezza quando non sulla pietà.

Ho provato a dare del cibo anzichè dei soldi e ho scoperto che solo una persona lo aveva apprezzato, mentre altri lo avevano buttato o scartato o non accettato….

Ecco allora che da questo capisci chi ha realmente “fame” e chi invece intende solo raccogliere monete o far leva sul buon sentimento altrui puntando sul buon cuore delle persone che colte da pietà donano.

Mi dispiace, non voglio essere cattivo o portarvi ad essere più aridi o meno portati all’elemosina, ma anzi, vorrei semplicemente ispirare il vostro buon cuore ad essere tangibile, realisticamente di aiuto e non banalmente facile con la cessione delle monete che ci sono in tasca o nel portafoglio.

La cosa che fa più rabbia è vedere coloro che rifiutano il cibo o altro tipo di aiuto “tangibile” che poco dopo tirano fuori dalla tasca il loro telefonino e parlano con i loro interlocutori di quanto hanno “subito come affronto” rispetto a quanto loro si aspettavano…

Allora l’elemosina 2.0 non deve essere a obiettivo, a quota da raggiungere, magari per pagare un posto da dormire , la bottiglia da bere, la microdose di porcheria o chissà cos’altro…

Sorrisi che si allargano quando la mano raccoglie e stringe delle banconote piuttosto che la classica monetina ma è così che si fa realmente del bene?

Me lo chiedo e sono turbato da questo. Sono turbato nel vedere che se “sganci” sei accolto e benvenuto, se sei reticente o non molli la moneta allora sei oggetto di insistenze e di puntamenti che possono portare a disagio come a vera e propria paura di ritorsioni o altro.

La cosa peggiore è che non ce la si prende con i giovani o con le persone in grado di rispondere ma con le categorie deboli… Anziani, anziane a cui si fa la posta, si lanciano anatemi o si commenta loro alle spalle facendo credere di aver fatto fatture o cose similari… che brutte cose…

E’ questo lo spirito dell’elemosina 2.0?

Non credo che sia questo il reale spirito dell’elemosina… ma probabilmente l’evoluzione è questa…

In questo post ho riportato le mie esperienze, non voglio fare di tutta un’erba un fascio… semplicemente invitarvi a fare attenzione e a scegliere consapevolmente come comportarvi davanti a chi vi chiede l’elemosina…

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One comment on “Elemosina 2.0

  • Vicky Frasson , Direct link to comment

    Tu sai, che mia madre mi diede un esempio meraviglioso di carità , (lo accenno per chi non sa. ) Ogni tanto veniva a trovarci un mendicante e sempre , mia madre, gli dava cibo. Un piatto di minestra un pezzo di formaggio…e in cambio ricevevamo il sorriso grato di quel povero vecchio che faceva gioire il cuore…Sono cresciuta con quell’esempio e anche se avevo solo 10.000 lire nel portafoglio se qualcuno chiedeva , donavo. È nel tempo mi sono accorta di aver dato a un alcolizzata, a un tossico e mi sono sentita stupida. Un giorno raccontai ad un amico di uno zingarello a cui avevo dato un po’ di denaro perché mi disse che se tornava con niente lo avrebbero picchiato… È il mio amico, (giustamente ) mi fece notare quello che non avevo considerato. Cioè con il mio gesto che voleva essere protettivo avevo invece alimentato lo sfruttamento. Non dico oggi che non “aiuterò ” più nessuno, ma starò moolto attenta !

     

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