Non chiedetemi perchè, ma ultimamente mi è tornata alla memoria, in maniera limpida e spaventosamente reale, la giornata in cui ho preso possesso del mio primo dizionario della lingua italiana.

Abitavo nel paesello del Piemonte che mi ha accolto fino alla quarta elementare.
Una sera, nella cartolibreria del paese, sono entrato dopo aver girovagato parecchio tempo nell’oratorio.

La giornata era stata serena e bella, non metereologicamente parlando in quanto il cielo si dimostrava plumbeo e scuro, come spesso capitava in quella zona.

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Ricordo ci aver cercato un dizionario. Di avelo visto nella vetrina e di averlo desiderato.


Il tardo pomeriggio in cui divenne in mio possesso, mi ricordo che accettai anche la proposta del venditore che mi propose di “proteggere” quel libro, con una copertina di plastica, al fine di evitare che in qualsiasi modo potessi, da sbadato quale ero, di rovinarlo o sporcarlo, anche solo accidentalmente.

Nei giorni successivi di scuola, specie in quelli in cui la pioggia batteva forte anche sui vetri anche solo per rapire la mia attenzione e distrarmi dalle lezioni, specie quelle più noiose, io badavo al mio dizionario come a qualhe cosa di prezioso e unico.

E’ stato croce e delizia di tanti momenti impegnativi, quanto di momenti di soddisfazioni e di rivalsa, specie quando mi ricordavo di termini a lungo cercati e poi tardivamente compresi.

Il mio dizionario. Quello con la copertina grigio topo, con in fondo le pagine di colore rosa per indicare le formule e le regole particolari della formulazione dei verbi, delle frasi.

Sapete? Quel dizionario, sebbene privo della sua copertina protettiva, ha superato traslochi, anni di scuola e di studio, catastrofi naturali (fra cui una alluvione) e mille peripezie.

Eppure quel dizionario è integro in ogni sua parte. Magari risulterà superato e non aggiornato all’ultimo termine, specie vedendo il da fare che l’Accademia della Crusca ha nel cercare di stare al passo con le nuove teminologie e idiomi che vengono ideati e creati ogni anno.

Ignaor e all’oscuro di tutto ciò e del tempo che passa lui resta lì. Mi segue come un fedele compagno, sebbene abbia smesso, colpevolmente, a sfogliarlo e a consultarlo nei momenti di dubbio e difficoltà.

Il mio primo dizionario. Non so perchè mi sia ritornato alla memoria l’episodio del suo acquisto e della sua scelta.

Sarà un segno del destino, un messaggio da decodificare, un qualche cosa di misterioso?

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Non lo so. Non saprei dirlo. Posso assicurarvi che l’ho ripreso fra le mani ed è stata una vera emozione farlo con l’innocenza di quel bimbo che al suo interno, ben lontano dai tempi moderni in cui basta un click per trovare risposte, mentre cercava un termine e il suo significato, si imbatteva e perdeva inesorabilmente in mille e mille altre parole prima di giungere alla meta.

E se fosse semplicemente la nostalgia di quel fanciullo che torna a bussare alla memoria oltre che alla coscienza?

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