#Imnoangel non solo per taglie 40…

Non solo taglie 40Continuo dunque, anche in vista della prossima estate, a dare in testa a coloro che si ostinano a voler scolpire il loro corpo con diete forzate, con stancanti sessioni o peggio ancora con comportamenti inadeguati e sicuramente non corretti per raggiungere quello stato di forma che i media in generale e la società, cosi detta civile, cerca di imporre a giovanissime e non, emarginando di fatto coloro che non hanno taglie che vanno dalla 40 alla 54 o oltre. Il mondo non è solo di modelle, o meglio di coloro che vogliono apparire tali…. Sono tanti i motivi per cui si può essere “in carne”… Costituzione fisica, sbagliato approccio ai cibi, vita stressante, poca attività fisica e mille e mille altri motivi fra cui anche una predisposizione genetica….
Con questo, lo ribadisco con forza, non dico che non bisogna fare nulla per migliorarsi o riguardarsi per proprio gusto e per la propria salute, ma occorre farlo con attenzione, in maniera adeguata, seguiti da medici e/o esperti/e e non improvvisarsi dietologi/ghe e ancor peggio assumere dei comportamenti che anzichè migliorare il proprio status di salute e di apparenza lo peggiorano irrimediabilmente.

Detto questo, passo a presentare un’altra campagna che trovo interessante che ha preso piede negli States…

#Imnoangel o anche  #Empowerallbodies. Infatti  sempre più case di moda e industrie dell’abbigliamento utilizzano modelle con un corpo più vicino a quello delle donne comuni. Lo ha fatto anche Lane Bryant, marchio americano di intimo, che ha vinto il premio per la campagna pubblicitaria più sexy del 2015 mettendo in scena indossatrici con un peso decisamente sopra la media delle passerelle.

L’attivista Jes Baker, celebre soprattutto negli Stati Uniti per la sua filosofia di accettazione del corpo contro i diktat della moda, ha comunque criticato l’approccio di Lane Bryant perché ha comunque voluto delle modelle con corpi morbidi ma esteticamente belli.

E così ha lanciato la propria contro-campagna #Empowerallbodies (“dare forza a tutti i corpi”) facendosi fotografare e chiamando davanti all’obiettivo donne più o meno in forma, comunque lontane dai canoni estetici.

Jes Baker ha anche voluto scrivere una lettera alla amministratrice delegata del marchio di lingerie, Linda Hasley, spiegando perché ha trovato sbagliata l’idea delle nuove pubblicità: “Avete presentato il corpo in carne ideale: a forma di clessidra, in salute, senza cellulite, non disabile, cis-gender e bello in maniera convenzionale”.

Così riporta in un articolo l’Huffington post italiano. Trovo che sia una campagna intelligente e doverosa… Avete mai provato a andare per supermercati o centri commerciali? Vi è mai successo di deprimervi perchè magari dell’abito che tanto amavate non c’è casualmente la taglia? Capisco cosa voglia dire e credetemi è massacrante… A fine giornata ti trovi nella condizione psicologicamente di essere distrutto/a perchè semplicemente non sei “conforme” a quanto le case di produzione stabiliscono… Poco c’entrano le diete mediterranee, poco centrano le forme o l’essere alla moda o modelle… La società non è formata solo da quelle ragazze che possono permettersi fisici statuari e/o non si imbattono in difficoltà che la vita generalmente presenta (e beate loro..)
Occorre che come ho già scritto si torni ad amare ciò che si è, che non ci si adagi sugli allori e ci si tenga, più per salute che per moda, in ordine e in ordine, ma questo non vuol dire estremizzare i comportamenti o peggio ancora voler uniformare un mondo.

Non si può pretendere che il consumismo non faccia pagare il suo scotto a coloro che non sanno resistere alle tante tentazioni che vengono proposte in ogni minuto, ma è altresì importante che lo stesso mondo si ricordi poi che non sforma solo  bamboline (non se ne abbiano le ragazze/donne che rientrano in questa categoria o si sentono toccate da questa sbagliata [lo dico già io per primo] classificazione) ma anche persone che patiscono nel non vedersi “accettate” dal momento che vengono escluse dai vari centri o catene di produzione perchè si limitano le taglie di produzione….

E’ una questione di costi? Costa di più perchè si adoperano più stoffe o materiali? Credo non sia quello il problema alla base…. Si rischia di fare tante produzioni che vengono così dedicate alla nicchia che poi non potendo permettersele finiscono a due €uro nei mercati esteri……

….che dire… Buona vita comunque a tutte e tutti e vogliatevi, vogliamoci bene!!!!

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