Infinito (e oltre…)

Giacomo Leopardi, duecento anni fà, ha scritto una poesia che è cruccio e delizia per gli studenti delle prime classi elementari….

Poesia che rimane semi indelebile nel tempo nella memoria che fa sempre piacere riascoltare, rileggere e riconoscerci…

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

…. e naufragar mi è dolce in questo mare….

L’interpretazione per me più toccante di questa poesia appartiene alla voce dell’immenso Vittorio Gassman

Duecento anni di vera e propria arte, di Poesia vera.. altro che gli attuali stornellanti o stupratori della nostra quanto bella quanto vituperata lingua italiana….

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