Il sorriso di un bambino è lo stesso alle diverse latitudini del pianeta che popoliamo.

Stamattina, mentre mi recavo a lavoro, ho incontrato il sorriso spontaneo di un bambino.

Il suo sorriso si è poi evoluto in un abbraccio nei confronti del genitore che lo accompagnava a scuola.

Un abbraccio vero, vigoroso, sincero e tanto importante quanto ricco, sebbene durato per pochi istanti.

Mi si è stretto il cuore. Osservare quell’abbraccio mi ha toccato sensibilmente.

Io , che genitore non sono, ho rivolto il mio pensiero a chi lo è…

… e subito ho immaginato un papà, magari in trincea, in queste ore, in questi giorni così confusi, così poco chiari e definiti, fumosi di rabbia, di dolore di sangue…

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Ho immaginato un genitore smarrito in una trincea a cercare di difendere prima di tutto la sua vita, poi la propria dignità e l’idea per la quale combatte, da qualunque parte della barricata si trovi…

Poi la Patria, la terra, la propria gente e tutto ciò che ne consegue…

Il pensiero principale rivolto alla sua prole, alla sua famiglia… magari distante, in un altro Paese, in un’altra Nazione… chissà dove!

Poi mi capitano sotto gli occhi gli scatti dell’astronauta italiana Samantha Cristoforetti che , prima di salire su un razzo che dopo quidnici ore l’avrebbe portata distante dalla sua famiglia, ha mandato un bacio alle due figlie prima di partire.

Mentre lei partiva, già si scatenava la polemica e la “cattiveria/sagacia” di chi ha avuto la “gentilezza” di chiederle chi avrebbe pensato alle sue fglie mentre lei era in orbita per oltre cinque mesi… (e perchè questa domanda non è stata posta anche agli astronauti maschi con tre figli ? )

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E tutto ritorna a quell’abbraccio,a quel sorriso, così ingenuo, così innocente quanto spontaneo e sincero di quel bambino di questa mattina…

Un brivido freddo percorre tutta la schiena e poi si trasforma in pelle d’oca sulle braccia sino a tramutarsi in un intenso brivido…

…e si fa forte in me il desiderio di credere che anzichè la storia, si stia vivendo una sorta di strano incubo.

Che bello sarebbe potersi svegliare e rendersi conto che questi sessantatre giorni non sono mai esistiti.

Come se ci fosse stato un errore nei nostri calendari…

Ma allora se così fosse, allora dovremmo andare indietro ancor di più.. a quando è iniziata la pandemia… e forse ancora prima…

In realtà non si può. Quindi dobbiamo , devo , farmene una ragione e cercare di mantenere vivo quel fanciullo sfacciato, spensierato e libero che pur conoscendo quanto accade, continua ad alimentare la speranza che il giorno dopo sia migliore di quello prima… nonostante tutto e tutti!

E allora continuo a sperare in quell’abbraccio…

… e in cuor mio, spero sia possibile viverlo per tutte e tutti… anche per me… tanto che sia un saluto, quanto un ritorno… ma che sia vero e che resista nel tempo e agli eventi…

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