Lo faremo ancora!

DiMarco

Feb 10, 2021

Certo! Lo faremo ancora! Eccome!

Può sembrare superficiale, non vuole esserlo e mi scuso nei confronti di chi, senza leggere bene fra le righe, valuterà questo mio intervento come leggero, superficiale o fuori luogo e tempo.

In un mondo, quello di questi ultimi mesi, ricco di numeri, di grigiore, di tristezza, di eventi che ci hanno portato a rinchiuderci in noi stessi, al preferire le virtualità alla concretezza del quotidiano, più per terrore e per prevenzione che per altro… io spero ancora!

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E’ un invito a crederci, a fare di tutto perché ciò possa ancora accadere!

Ho bisogno di colore, ho necessità di colore, di vita, di differenziarmi dalla costanza pesantezza a cui siamo sottoposti quotidianamente, volenti o meno dolenti e insofferenti, da troppo tempo.

Ritmo. Colore. Sfumature che vadano oltre le varianti di un mondo in bianco e nero, martoriato da numeri costanti e crescenti di contagi, vittime e varie.

Sono insofferente al quotidiano bollettino di guerra, anche se di una vera e propria guerra non è.

Eppure il nemico interessa tutti e tutte. Non ha una nazione alleata o amica.

Il fronte è comune e per lo più compatto nel cercare di resistere e sconfiggere questo brutto male che ci attanaglia.

Non si tratta solo di vittime reali, fisiche, di persone che non ci sono più.

Oltre a loro ci sono aziende, posti di lavoro e criticità di vario tipo e natura che si intersecano in una treccia che a sua volta forma una resistente corda che ci attanaglia ad uno ad uno ogni giorno.

A seconda dello status del momento, se si è o meno colpiti dalla pandemia o meno, se si è coscienti o meno di quanto accade fra di noi, in mezzo a noi e a noi stessi, cambiano le priorità, le esigenze, le paure, le azioni e le nostre risposte a quanto si presenta e si prospetta dinanzi a noi.

Mi piacerebbe avere risposte a domande che per primo mi pongo e di cui risposta non ho, nemmeno per me, figuriamoci per gli altri e le altre persone.

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Eppure , seppur spesso in preda a momenti di momentaneo sconforto, resto fermamente convinto che torneremo, prima o poi, a rifare le cose che ci piacciono.

Quelle che gratificano il nostro essere, la nostra esistenza.

Quelle per le quali siamo disposti ad accettare ogni giorno ciò che facciamo, ciò che ci sentiamo dire o che dobbiamo fare, anche in nome di una responsabilità che talvolta indossiamo come i pantaloni che risultano stretti dopo una mangiata abbondante, dopo le feste natalizie o a causa di quei chili di troppo presi per via della sedentarietà.

Torneremo a sorridere! A lamentarci di quella quotidianità che ora ci manca!

Di quei gesti che sono venuti meno, di quelle abitudini, sane e meno sane, a cui ci eravamo affezionati/e.

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Quando torneremo a gridare al cielo durante le feste, i concerti, i momenti di sana follia e di allegria, avremo nel cuore, con noi e per sempre, anche quelle persone che ora, ancor più proprio per il momento che stiamo vivendo, già ci mancano e di.cui sentiremo la mancanza ma che saremo chiamati a onorare proprio volendoli ricordare pensandoli e volendoli comunque con noi, se non in presenza nel nostro cuore, nella nostra mente.

Glielo dobbiamo!

E quando sarà tutto passato (se e quando) guarderemo le nostre “cicatrici” come inevitabili segni che apparterranno a un nostro passato, doloroso, triste anche profondamente segnante…. certo… ma sarà il passato… nostro attuale presente.

Torneremo a vivere, a lavorare, a festeggiare, a cantare, a cercarci e a condividere quanto ora ci manca e tentiamo di mantenere vivo, con sforzi, con tenacia, con sfacciataggine, con incoscienza e con quell’insano e folle desiderio di farcela, di mandare tutti e tutto a quel paese pur di mostrare di avere gli attributi e di essere più forti di questo nemico bastardo.

Dobbiamo crederci. Dobbiamo fare fronte comune. Dobbiamo aiutarci e sorreggerci e supportarci a vicenda coscienti del fatto che da soli è ancor più difficile farcela.

Per quanto e per come possibile abbiamo il dovere di dare una mano a coloro che versano in difficoltà reale, tangibile, fisicamente, mentalmente e non solo… perché può capitare anche a noi e qualora accadesse di certo non vorremmo una mano posta sulla testa a spingerci nelle sabbie mobili ma una mano o più tese nel cercare di trascinarci fuori da quel vortice avvolgente.

D’altronde non può piovere in eterno, no resta sempre e solo inverno e prima o poi anche questa pandemia dovrà finire…

…allora voglio crederci, sperarci e, nel mio piccolo lottare anche solo nel voler resistere all’avanzata del grigiore, del bianco e nero di questo tetro presente nella speranza di un futuro quantomeno variopinto di sfumature, di emozioni e di colori di vita!

Adesso, serve crederci, serve resistere, serve sperarci…

Lo faremo ancora… vedrete! (speriamo bene!)

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