Lo spirito di Peppone

Fra la nebbia della bassa e quella delle menti, di differenza ce ne era poca, ma non nello spirito ben definito che si aggirava nel paese in quei giorni…
Facendo riferimento ai bei tempi, gesti significativi quanto discussi dalla popolazione, portavano a proliferare il vociare fra le diverse fazioni di idee contrapposte.

Fra il sordo rumore della campana maestra e le parole sussurrate e trasportate dal vento, si creava, specie nelle ore notturne, una nostalgica, quanto magica, sinfonia di ricordi che, nelle persone più anziane, portava a desiderare il ritorno delle cineprese nel paese e non per servizi del telegiornale, ma per la ripresa, a distanza di anni, di quella saga che ancora oggi saprebbe appassionare sia i locali che tutto il mondo intiero.

Eh si che di cose da dire ce ne sarebbero! Dal susseguirsi delle generazioni, dalle loro scelte, talune scellerate, ed altre assennate e di appartenenza di entrambe le principali fazioni.

Di certo chi ne patirebbe di più nel suo ritorno sarebbe la signora Cristina, specie nel vedere gli eredi dei suoi tanto amati reali, come si esprimono e come si propongono, non in linea con gli antichi e nobili pensieri dei suoi reali!

La ricordiamo ancora nella sua modesta casa con la sua bandiera in compagnia di un pasto magro ma sano…

Mentre i segni rossi e le sottolineature mancano dai manifesti murali, che ora sono sostituiti dai proclami via web che non permettono di certo di evidenziare gli errori alla popolazione, mentre gli orologi spaccano il secondo e sono oramai sincronizzati, non permettendo più quel gioco di anticipo che comunque cerca di resistere sebbene di pochi secondi di differenza fra la torre campanaria e l’orologio comunale… ecco che ogni notte si aggira, fra i cimeli cinematografici e i luoghi delle riprese dei vari film cult, una strana ombra indefinita…

Gli animali paiono percepirla e riconoscerla, con gran stupore della popolazione che non capisce la reazione degli animali, andando di tanto in tanto a sbirciare alle finestre per vedere se si riesce a distinguere o riconoscere a chi appartengano quelle fattezze…

Sembra un uomo corpulento, lento nei movimenti, curvo nella schiena, protetto da un paltò e con il capo coperto da un cappello che risulta essere stropicciato, più dagli ultimi eventi che dal tempo passato…

C’è chi si immagina il corpo provato dal tempo di quel meccanico di paese, divenuto il sindaco di tutti (o almeno di coloro che lo avevano scelto) e il compagno che il tempo aveva portato a rappresentarli in quell’emiciclo oggi spoglio di quei valori fondativi e vivi che sembrano sbiaditi più dagli interessi personali che da quelli popolari…

Amarezza e tristezza nel tornare in quelle terre che erano brulle, con gente di campagna, ruspante, da trattoria e vino rosso, da panchine e ore a parlare fra una partita a carte, la lettura dell’Unità e lo sbeffeggiare gli avversari politici che oggi non si riesce nemmeno più a riconoscere o definire, tanta è la promiscuità e la confusione che dilaga in tutto il BelPaese…

Così, il compagno Pepito Sbazzeguti, ritorna fra ciò che resta del carro armato, della campana, recentemente violata da imbecilli (come amava lui dire anche ai suoi quando non si comportavano bene…) e in tutti gli altri luoghi amati, fra cui la sua aula consigliare e quell’androne che vide la nascita di una nuova vita mentre al suo posto un ciuccio era entrato nella sala del consiglio.

E così, mentre alcune candele poste sotto la vergine, ballano al passaggio di questa ombra che depone, ancora una volta e in gran segreto un cero, nella speranza di un vero e proprio miracolo, ritornano in mente le parole proferite alla piazza in occasione di quel comizio memorabile e indimenticabile…

Mentre quell’ombra varca la soglia della sacrestia, giusto per non farsi notare e vedere, ecco che un alito di vento pare citare ” e ricordatevi che nel segreto del’urna Dio vi vede….” e dopo una cinematografica quanto saggia pausa si sente di seguito come in un dolce bisbiglio in risposta… “…e Stalin no!”….

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