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Ma non erano eroi?

Solo pochi mesi fa tutto il Paese si emozionava e inorgogliva per l’operato di infermieri e medici.

Soldati e soldatesse in prima linea su un fronte che vedeva combattere una battaglia, quella contro il virus, che sembrava concedere l’onore delle armi.

In realtà, come spesso accade, la pausa è stata propedeutica per riorganizzarsi e colpire in maniera differente al fine di tornare, se possibile, più infimo e pericoloso di prima.

E che tenerezza le immagini del personale sanitario sfinito, piegato da ore e ore di servizio, segnato nel viso e nel cuore dagli elastici delle mascherine e dagli sguardi di coloro che hanno accompagnato verso i luoghi del non ritorno…

Allora andava bene definire loro eroi. Uomini e donne che nel corpo e nell’animo hanno vissuto quanto i soldati in un fronte cruento e spietato.

Quelle stesse persone che venivano insignite dell’etichetta di eroi ed eroine, adesso sono sottoposte a commenti da quelle stesse persone che via social ne decantavano doti e pregi, trasformandole , molto rapidamente, in tutt’altro.

Eppure, proprio quelle persone, sono ancora impegnate in quei reparti, sono ancora lì in rima linea, a combattere in quel fronte perché la battaglia non è la guerra.

E mentre nei nostri centri si incolonnano le ambulanze, si fatica a garantire i servizi, saltano i turni, i riposi, i contatti con le famiglie e aumentano i numeri dei contagi, c’è chi ancora prende con leggerezza il tutto e si scatena in tesi decisamente discutibili.

Anziché essere irresponsabili, leggeri, superficiali e irriconoscenti, proviamo a chiederci dove siano quegli eroi di cui ci riempivamo gli occhi con orgoglio nel guardarli nei telegiornali, interrogati per le testate on line oppure incorniciati in prima pagina per fare tiratura dei quotidiani.

Quante persone, anonimamente, si stanno spendendo per cercare di salvare vite e noi nemmeno lo sappiamo?

Quante di queste persone che ora vengono messe in discussione, continuano il loro operato in condizioni critiche e discutibili?

Si preferisce imbrattare i murales creati per celebrarli come se si volesse recare ora sfregio e insulto, quando in realtà il principale insulto lo facciamo alla nostra intelligenza.

Pensateci, pensiamoci ogni qual volta sentiamo parlare in maniera non corretta di quegli eroi.

Proviamo a parlare con loro per capirne le gesta, gli sforzi, le difficoltà vissute, provate….

….e quando ci sale il desiderio di lasciarci andare in commenti che riempiono la bocca alla massa che non sa ma ama parlare e fare gruppo, domandiamoci in cuor nostro, “ma non erano eroi?”…

Intanto, per quel che mi riguarda, grazie. Grazie per quanto fatto, grazie per quanto farete e grazie per ciò che si riuscirà a fare….

Solo il tempo ci dirà chi effettivamente aveva ragione, senza dirci in realtà, a quel punto, a che serva avere ragione se poi si è perso il valore principale… la vita.

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Marco

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