Quei maledetti corto circuiti

La sua mente è vittima dei corti circuiti… Me ne sto accorgendo e fa un male che non ve ne fate nemmeno l’idea…

Ciò che per noi risulta essere normale, veloce, immediato, per lui è motivo di riflessione, di meditazione, ragionamento forzato, forzoso e di titubanza.

Spiazzante, struggente quando il suo sguardo sperduto, incerto, impaurito e intaccato dal dubbio, interroga silenziosamente il tuo alla ricerca di risposte che non arrivano per cercare di capire il grado, il livello di bastardaggine e di forza raggiunta dai corto circuiti…

Ad ogni nuova difficoltà scoperta un fendente diritto al cuore, fermo, profondo… tanto schietto quanto lancinante e preciso nel ferire e far male….e quanto male…

Sono passate da poco le quattro di mattina, Andiamo in bagno per tornarci dopo due minuti e tutto ciò che solitamente è gesto meccanico e abituale diventa improvvisamente fonte di incertezza e difficoltà. Un gesto semplice come il lavarsi le mani ha bisogno di essere seguito passo passo per non incappare in salti di passaggi… Acqua, sapone, acqua,…. Si lavano bene e si risciacquano con cura… Per quanto scontato e automatico per noi sia questa sequenza per lui non lo è più… A volte, fra un movimento e l’altro, mi guarda e con gli occhi mi chiede “è giusto quello che sto facendo?” e allora la voce, doverosamente ferma, conferma o corregge, ricordando la sequenza alla mente, le operazioni da eseguire nella speranza ritornino ad essere meccaniche e automatiche, ma nell’amara consapevolezza che così non può più essere, almeno per il momento…. E fa male… quanto male…

Una consapevolezza che si scontra con una ritrovata innocenza di quel bambino sperduto e spaurito che, nonostante l’età anagrafica, ritorna a galla per effetto di questi corto circuiti….

La fermezza lotta tremendamente con la dolcezza e il desiderio di lasciare spazio a quelle carezze al viso con lo scopo di rassicurare, di rincuorare, di presenza che stracciano il cuore e riempiono gli occhi di lacrime che non possono essere versate perché non si può, perché si deve essere forti e fa male… Momenti in cui ci si sente sperduti, in cui ci si chiede il perché di tutto quel tempo perduto, di tutte quelle occasioni mancate, di quei silenzi, di quelle inspiegabili azioni che improvvisamente e violentemente assumono un significato e un senso… Non c’è più la logica a governare… L’anarchia e la confusione spadroneggia e nulla si può fare se non che cercare di contenere quanto possibile… E lo spirito del bambino ribelle riemerge quando si accorge della difficoltà e fa fatica ad accettare i suggerimenti e sgomita nei confronti di quel bambino che invece riesce a guardarti con spiazzante innocenza e allo stesso tempo paura e senso di smarrimento…

Torniamo in bagno e al rientro al letto la voce si fa ad un tratto certa nel dire “ma le due carte ce le ho io! Adesso tutto torna! Le ho io le carte che mancavano…Sono miei quei punti…. Vero?”
Già, le carte… quelle carte con cui ore prima litigavi per cercare di capire se avevi tu la premiera avendo quattro sette secchi di mano, in cui ho lasciato a terra volutamente cinque scope e con gli ori che sono pari ma di cui non riesci a venire a capo perché tre sono sul tavolo ma ti manca il cinque…

Per fare ordine raduni le carte di quadri fra quelle raccolte nella mano che avevamo giocato e inizi la ricerca delle carte di pari seme… Asso, due, tre, quattro poi il settebello… cerchi, cerchi e ricerchi ancora… le carte si miscelano, si confondono fra le tue dita grandi e non tornano i conti… Mi guardi ma non dici nulla e continui la tua ricerca sino a quando non mi decido a chiederti cosa stai cercando e mi rispondi: “ ma qui mi manca il cinque… i conti non tornano…” e nuovamente le bastarde lacrime spingono contro gli occhi e mi forzano a contenermi… vorrei dare loro sfogo, vorrei stringerti in un abbraccio, buttare in aria tutte le carte e chi se ne frega ma non posso, non devo…. Sarebbe solo peggiorare tutto e non devo… così contenendomi ti provo a dire con un filo di voce… “e se il cinque lo avessi io?” a quel punto mi guardi come se ti avessi dato un senso alla ricerca di prima a cui non trovavi soluzione…. Così sfoglio le mie carte e arrivo al cinque di quadri… te lo mostro e ne rimani stupito… poi sfoderi un sorriso spiazzante e mi dici “vedi che i conti non tornavano? Mancava in cinque… ecco perché….”

Raduniamo le carte… Lo sguardo ancora sperduto non pienamente convinto ma stanco…. “andiamo a nanna?”, “Si, meglio…”
Non abbiamo contato i punti ma in questa mano in modo particolare ne hai realizzati tanti…. “mi hai dato una sonora lezione! Bravo!”…. Sul tuo viso torna quel bimbo… il sorriso compiaciuto caccia l’espressione di apparentemente confusione e smarrimento che regnava fino a poco fa…

Notte fonda… sono trascorse alcune ore da quelle mani a carte… non è finita lì. Ci siamo ripromessi fra poche ore di tornarci su… Scopa, premiera, denari, carte…. Fino a che mi sarò possibile saranno miei alleati per cercare di distrarti, di rapire quell’anarchia che avanza, quel disordine che ti sta portando via da noi, in una sorta di incruenta battaglia che so in cuor mio non si può vincere… e a dirlo non è la mia parte razionale, lucida e fredda ma i dati di fatto che continuano a picchiare e fare male…

Si torna a letto… ti copro per benem una carezza sul viso, mi sorridi sereno… fortunatamente non ti rendi conto, non ti accorgi di queste cose, ed è forse un bene perché neppure tu ti riconosceresti… E’ un po’ se come la tua immagine allo specchio se ne fosse andata a farsene un giro per conto suo lasciando al posto della tua immagine normalmente riflessa un improvviso quanto spiazzante vuoto…

Ti sei messo sul fianco, hai ripreso a riposare apparentemente sereno e tranquillo… veglio sul tuo sonno… Chissà quante volte lo hai fatto tu per me… ora tocca a me ricambiare il gesto anche se mi chiedo se riuscirò ad essere all’altezza e sufficientemente forte per accettare tutto ciò, se sarò in grado di affrontare quando ci aspetta…

Vorrei essere quel buon elettricista e riparare a quei corto circuiti, porvi rimedio e tornare ad avere indietro ciò che non sono riuscito a godermi a sufficienza quando avrei potuto, e che già così mi manca tremendamente… Ti voglio bene… te ne ho sempre voluto, anche quando pensavi che così non fosse… Riposa ora, dormi sereno se puoi che fra poche ore tornerò a giocare con te e riprenderemo quella partita lasciata in sospeso, in cui non sono i punti ciò che conta ma bensì lo stare insieme… e sarà ancora carte, premiera, denari, settebello alla faccia di tutti quei maledetti corto circuiti…….

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