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Sdoganato il “ciclo” femminile

Imbarazzo, vergogna, disagio. Sono questi , generalmente, gli stati d’animo che accompagnano la presenza del ciclo femminile mensile.

Ne abbiamo viste, negli anni, di tutti i colori.

Se ne sono inventate di ogni.

Da chi si gettava dall’aereoplano, alle istruzioni per l’uso, alle confessioni fra amiche, al detto non detto.

Alla fine cosa c’è di male?

Da che mondo e mondo le donne hanno il ciclo e fino ad ora era qualche cosa da tenere nascosto o di cui parlare con timore o vergogna ma perchè?

Fa parte del normale ciclo esistenziale.

Non sarà forse che anche la televisione per anni è stata “maschilista”?

In televisione per anni andava bene la visione della donna piacente, piacevole, disponibile e disinibita, ma non la donna con il ciclo?

Spiegatemi! Le donne vanno bene quando si mostrano scosciate, se fanno vedere le tette, se si parla di ogni loro aspetto ma non del periodo più fastidioso e (per alcune) doloroso e difficile che per altro si ripete all’incirca ogni mese?

L’immaginario maschile pretende che siano sempre belle, disponibili, in splendida forma, senza una ruga, senza un problema, senza una smagliatura e… senza ciclo.

La figlia di Borat alla scoperta del mondo occidentale.

Nel film Borat, anche se in maniera a dir poco carina, si dimostra il ciclo in maniera aperta, diretta proprio durante un ballo delle debuttanti e non solo quello.

Certo, va detto che per un uomo, che nulla o poco ne sa del ciclo mestruale di una donna, è difficile sopravvivere a certe situazioni.

Avete mai provato voi ad andare a comprare degli assorbenti?

Provateci! Ce ne sono di tutti i tipi, di tutti i modelli.

Con ali, senza ali, micro assorbenti, con il gel, con la gomma, senza, interni, esterni, grandi , piccoli, micro, con scatole dai più diversi colori e formati.

Ma noi non siamo mica degli sprovveduti.

Andiamo al super mercato con il talloncino della marca e del modello giusto, o con la fotografia della scatola, giusto per non sbagliare e fare delle figure meschine.

Quindi ci aggiriamo con circospezione e indifferenza nei corridoi dedicati a questi articoli andando alla ricerca del modello giusto.

Per poi scoprire che, magari, hanno cambiato formato, colore o semplicemente non c’è sullo scaffale ciò che cerchiamo.

E in quei casi si scatena il panico e diventa difficile sia chiedere alla diretta interessata che osare chiedere supporto, aiuto, comprensione dalle persone di sesso femminili presenti ai lati delle corsie che, maleficamente, se la ridono.

La presenza di una commessa può essere una sorta di miraggio ma anche la giusta soluzione all’incertezza.

Ho voluto farvi sorridere con quanto è successo a me e lo dico senza vergogna alcuna.

Non c’è nulla di male nel parlare apertamente di ciclo, di cosa le donne, le ragazze provano e credo sia solo dimostrazione di sensibilità e di rispetto chiedere e capire.

Il ciclo, questo sconosciuto.

Credo che se ne sapessimo un pochino di più, se ci fosse la serenità e la libertà di parlarne senza vergogna, senza pregiudizio, senza paura o imbarazzo, sarebbe decisamente meglio.

Ben vengano quindi delle pubblicità che “educhino” anche se in maniera discutibile, coloro che fanno gli struzzi e nascondono la testa nel terreno pur di non affrontare il problema o la questione.

Non si può pretendere che bastino trenta secondi a istruire e far capire qualche cosa o riescano a sdoganare dogmi che da anni resistono.

Per altro, quando avrete occasione di essere in un super mercato, entrate in nella corsia dedicata agli assorbenti e provate a farci caso.

E poi ditemi se sbaglio.

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Marco

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