Storia (vera) di una partigiana

PartigianaMi permetto di riportare (in versione originale, con tutti gli errori che ne comportano) il testo di un fortunato incontro… All’epoca ero militare e nel rientro verso casa ebbi la fortuna di imbattermi in una signora loquace e di una certa età che proferì parole che sono rimaste impresse nella testa, nella carta e in un nastro audio che (all’epoca) pensai di trascrivere subito con alcune note a corredo per dare spiegazione di quanto ebbi la fortuna di vivere…
Oggi giorno in cui ricorre la memoria, invito tutti a leggere queste righe perchè si troveranno cose che i libri di storia non riportano e posso garantirvi vere in quanto chi le ha vissute sulla propria pelle le ha raccontate con la sua provata ma viva voce….
Nel rispetto del ricordo e nella speranza che siano di monito per le future generazioni…

(L’immagine è presa dal web come da nota…)

Storia di un viaggio in treno, un viaggio nella storia, fra rotaie e ricordi…

In queste pagine che seguiranno vi è un piccolo spaccato della nostra storia.

Una storia che non si troverà così riportata nei vari libri di testo.

Eppure si tratta della storia… Quella che si studia sui libri di scuola.

Il dialogo che vedrete trascritto in queste pagine, non è frutto della fantasia, bensì il racconto di una partigiana combattente incontrata per caso su di un treno.

Sono parole forti. Storie che nessun libro potrà mai riportare con quei toni e quei sentimenti di chi quegli avvenimenti li ha vissuti in prima linea.

Mi rendo conto di aver “trafugato” in una cassaforte, che è la memoria di questa anziana signora, i “segreti” che gelosamente venivano custoditi in un’anfranto della sua memoria. Credo che non si possa correre il rischio di “buttare” al macero queste testimonianze perché, come leggerete, la signora in questione non ha alcuna intenzione di tornare a parlarne. Rispettando la sua decisione, mi sono permesso di conservare con la sua voce in un nastro, quasi mezz’ora, ciò che ho potuto salvare, di questa gradevole, quanto mai interessante discussione.

Tutto ha inizio alla stazione ferroviaria di Savona. Nel compartimento ci siamo un altro ragazzo ed io. Stiamo parlando di musica, generi, e altro… Ad un certo punto, aiutata da una ragazza, entra un’anziana signora che si mette a sedere proprio di fronte al ragazzo appena conosciuto.

Si parla di mode, dei telefonini, delle maniere di fare e subito si fanno paragoni con il passato. La donna, chiaramente tirata in causa, ci dice che avendo ottantacinque anni, di cose ne ha viste diverse…

[Dialogo riportato a memoria e non presente sulla cassetta]

La cosa più dolorosa per me è stato non poter mai dire la parola MAMMA.

Io non ho mai conosciuto la mia mamma. Nemmeno mia suocera sono mai riuscita a chiamare con quel nome lì. Mamma.

Io son nata a cavallo della prima grande guerra, e la seconda l’ho vissuta!

All’epoca avevo due figlie ed ero sola perché mio marito era stato richiamato al fronte. Viaggiava sui treni ambulanza come infermiere… io al paese dov’ero salutavo sempre un maestro. Lo salutavo, non è che facessimo politica o chissà cosa altro eh…

Bhè. Io a quel maestro lì ci avevo salvato la moglie. Ecco perché quando lo incontravo per strada lo salutavo. Una notte sento bussare sulla porta. Chiedo: “Chi è!” mi risponde “Amici” e io “Io non ho amici a quest’ora della notte”, “Sono il marito della signora… Son venuto fin qui a costo della mia vita per avvisarvi.. Forse sono stato seguito… Voi fate in fretta… Prendete il più possibile e scappate via di qua. Anche a me mi hanno interrogato per ore, ma poi sono riuscito a dimostrare che con quella persona lì non avevo niente a che fare. Solo buongiorno e buonasera.”

Avevano scoperto che quel maestro lì era un reazionario. E lì che fare? Scappare…

Ho preso quanto potevo, e non era tanto perché una figlia l’avevo in braccio mentre l’altra la tenevo per mano, e me ne sono tornata al paese…

Sapevo che comunque non sarebbe finita lì così…

Di lì a un paio di mesi mi arriva in casa il maresciallo dei carabinieri che mi dice “Io non ci credo perché ti conosco, ma devo fare così altrimenti mi fucilano a me… Senti ti do un mese di tempo e poi ti mando a prendere dai miei carabinieri. Te cerca di scappare sistemati via le figliole e scappa… vai via di qua!”

E così feci… sistemai le figlie e poi scrissi al marito… Poi lo raggiunsi facendo anch’io l’infermiera.

Io alle mie figlie non gli ho mai fatto mancare un pezzo di pane. Magari il companatico qualche volta si, perché non erano bei tempi quelli, ma un pezzo di pane non gli è mancato mai! E so solo io le vite che ho dovuto fare perché non mancasse mai quel pane…”

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Resomi conto dell’importanza di quella testimonianza storica, mi armo del mio registratorino portatile e me lo infilo nel taschino della camicia, mettendolo in funzione.

Il resto del dialogo, fra i rumori del viaggio è qui trascritto fedelmente.

NDR.

Alcune spiegazioni sono portate al lettore dalle parentesi tonde ( ) Mentre i dialoghi dei viaggiatori sono riportate in parentesi quadre [ ].

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“….combinazione, mi ero fatta degli amici all’altro paese, dove c’era il comando, che mi dava la parola d’ordine e la contro-parola. Quando passavo il posto di blocco ci dicevo: “Volete la parola d’ordine? La contro-parola? Vado dal comandante” (la risposta di chi la fermava era) “Andate!”.

Entravo da un posto di blocco e uscivo dall’altro. Solo che l’ultima missione che ho fatto è stato di salvare la diga di Molare. Voi sapete dov’è Molare… Vicino a Ovada.

Che nel trentacinque veva fatto tanti danni quella diga…e che si era rotta una saracinesca ehh!!! Portato via cascine, animali. Era venuto il Re e la Regina. Mi ricordo come se fosse adesso, a vedere i danni…Ehhh.

Poi era venuto l’ordine, dall’America, dall’Inghilterra, di salvaguardare il possibile. Insomma che non facessero più saltare i ponti, non facessero più… più…, di salvaguardare le dighe, insomma; di salvare il salvabile, il possibile. Allora sono andata e di qui avevo i repubblicani tedeschi,di qui avevo i partigiani che combattevano, eppure ho portato tutta la pianta della diga… poi sono andati due comandanti… non hanno sbagliato di una virgola. Han trovato dove io ho segnalato tutte le mine. (le mine erano) Rase a terra, il filo ben piantato in terra, che loro non lo potessero vedere. Prima di andar via son andati per schiacciare, per far saltare in aria la diga… la diga non si è mossa! Che poi dopo poco c’è stato l’undici di aprile.

Ma in tutte le missioni c’ero io.

Ho conosciuto due tedeschi, che erano a Alba. … Ogni volta che prendevano qualcuno dei nostri, i partigiani, loro si costituivano a noi. “Siamo venuti perché hanno preso il tale, tale, tale, dei vostri partigiani. Siamo venuti noi come ostaggi, così fate cambio.” Poi un giorno ci ho detto:”camerata… non lo fate più… non lo fate più…o rimanete con noi, o non lo fate più, perché sinceramente io non vi vorrei sulla mia coscienza, perché vi ho conosciuto io siete esseri umani come me, dovete combattere contro la volontà, come me… Allora cerchiamo di essere buoni amici come lo siamo sempre stati ma non rischiate più. (Risposta dei due tedeschi) “Va bene. Allora rimaniamo con voi.” Io vi prometto, perché ve lo posso promettere, poi li ho portati al comandante. Il comandante gli ha detto: ”Voi siete quelle brave persone… state tranquilli che non vi verrà torto un capello, perché il primo che io vi ha torto un capello, io lo faccio fuori!”

Però da noi…

Quanti militari ho raccolto la Monte Rosa, la Cunense, la Juilia… tutta gente che veniva dalla Russia. Ragazzi sbandati che non sapevano dove andare. Li ritrovavo per i boschi…

Ragazzi cosa state facendo? Venite con me… Vi fidate? Venite con me. Sono una madre di famiglia. Consideratemi una sorella. Venite con me. Se poi volete, mangiate e dormite. Se poi volete andare rischiare a raggiungere le vostre case, andate, se credete di stare meglio. Siamo troppo distanti… Noi vi mandiamo rimaniamo in Italia, rimaniamo con voi. ….

Ma una scema come me, scusate noi eravamo rimasti..

Quando hanno occupato la Sicilia, più la bassa Italia, hanno requisito la moneta, perché hanno messo moneta nuova ,no? Avevano raccolto tutti le monete da mille, e ce li hanno lanciati a noi negli zaini da alpini. Dopo quindici giorni che hanno fatto questi lanci, io e mio marito, abbiamo attraversato due colline, no? Siamo andati nel vallone per poi salire su un’altra collina , e ci dico a mio marito: “Guarda là, quella sacca” mi viene con uno zaino. Andava preso e portato all’aviazione, eh… A volte invece se li mangiavano. Questo zaino qui era andato perso. Noi prendiamo questo zaino e lo portiamo al comando. Dieci milioni c’erano dentro… Bhè? Noi a Genova eravamo senza casa! C’ho ancora la lettera in casa , eh… Ho preso due mila lire per onestà e galanteria in sevizio! [voce fuori campo:”Potevano dare qualcosa di più”] Come? [ Potevano dare qualcosetta di più!] Davvero!!

Questo per dimostrare che mio marito, l’hanno messo a un bel momento ad andare a requisire, no? I contadini lo chiamavano! Lo chiamavano. Con noi, c’hanno guadagnato tutti! Non c’hanno rimesso un centesimo. Perché, quando io e mio marito eravamo ad Alba, tutti i contadini che si sono presentati con la ricevuta, perché mio marito rilasciava la ricevuta, davano cinquanta chili di farina? Ottanta chili! Tre polli? Cinque polli! Tre tacchini? Sei tacchini!

Lo chiamavano tutti! Ci davano le patate, noi non le abbiamo volute. Però quando è finita la guerra tutti ci chiamavano perché ci volevano invitare! Distribuivamo sale, caffè.. Ai partigiani il caffè, non glielo facevo nemmeno vedere… Tutto il caffè ai vecchi e ai malati… Venivano le donne… Tenete: sale, sale, sale. Mi portavano di tutto. [Il sale all’epoca valeva più dell’oro].

I vecchi mi venivano a cercare come se fossi stato un porcino. (I vecchi gli dicevano) “Ce l’hai un sigàro?, ce l’hai un sigaro? Ce l’hai un pacchetto di tabacco?” Allora ciccavano… di quei cichettoni… Mamma mia… Quando gli davo un pacchetto di.. di.. tabacco o un sigaro… “Portami solo qualche sigaro. Non ci pensare che alle tue figlie non faranno fame. Te la porto io la roba.”

Mai, nemmeno un etto di roba alla borsa nera!

Sono arrivata io… c’era il papà di un partigiano che faceva la borsa nera. Faceva vedere che andavano con un carro di legna, sotto la legna c’era il maiale. E nel paese c’era un maestro Che giustamente! Io lo trovavo giusto e lo troverei giusto anca oggi eh però! Diceva: “Noi non ne possiamo trovare un mezzo pur pagandolo, e tu lo porti via dal paese! Perché! Te lo paghiamo anche noi!” L’ha fatto prendere. Dai carabinieri! Non dai fascisti. Dai carabinieri. E’ andato in [non si capisce] dai carabinieri : ”fermate quel carro. Sotto alle fascine c’è un maile.” Sotto alle fascine c’era il maiale! Se non arrivo io in tempo, volevano fucilarlo. Ho detto: ”Se fucilate voi(voi detto per errore e incalzato da lui) lui mi fucilate anche a me!” Mi son messa al fianco. C’ho detto: “ Adesso se c’hai il coraggio, guardami bene nella faccia e sparami! Perché se spari a lui mi devi sparare anche a me. Perché è inutile sparare…”

Per me ha fatto una cosa giusta. Per me ha fatto una cosa giusta. Perché l’ha tolta ai suoi concittadini, ai suoi paesani, per portarla dove poteva fare… Non si fa così… Con me non si fa così! Non l’ha ucciso. Poi hanno trovato che effettivamente era un furfante. Il papà di questo partigiano. Allora poi lo fregavano loro…

A che posto siamo qui? Ferrania. Ma ferma a Ferrania? Credo di no? Perché han detto che ferma a San Michele!

[ Il ruolo dei carabinieri all’epoca com’era? Ambiguo o chiaro? ]

No i carabinieri, no… era poco chiaro.. No ma erano tra il martello e l’incudine…Erano tra il martello e l’incudine anche loro… mah!!!

Mai!!! Mai!!! Mai, ci facevano una specie di processo, ci interrogavano, io volevo esserci presente… Dico: “Ma.. se vengo a sapere che ammazzate una persona, io vi pianto lì baracca e burattini, e me ne vado.”

[ Ma lì il ruolo suo lì qual’era?]

Staffetta! Staffetta. Io quando non andavo fuori, facevo da mangiare per tutti. Come facevo da mangiare io! Si facevano tutti così (e faceva il segno di leccarsi le dita).

[ E che cos’è che si mangiava? ]

Ah io facevo pasta fresca! Io Impastavo! Perché mio marito portava la farina, e poi le uova.

Ci facevo dei minestroni… che me ne impippo…

Verdura, fagioli, quella roba lì, la trovavano eh! Perché tutti avevano l’orto. Un pò l’uno, un pò l’altro un pò l’altro, ci mettevo su delle pentole di minestrone che si leccavano le cinque dita.

[ E non erano certo bei tempi ]

I tempi non erano belli di sicuro perché eravamo sempre in tremarella così eh! Cari miei…

Io ho detto solo Quando è finito ho detto:” Ti ringrazio che sia finita.”

Lei è vicino ad Alba. [ Di Fossano ] Fossano.. Non c’è mai stato, vicino ad Alba, alle tre stelle…

Ci sono ancora le mani appese… Un ragazzo di quindici anni hanno avuto il coraggio di uccidere…

Tedeschi…tese così [indica le mani tese verso il cielo] le sue mani sono là. Certo c’è la nicchia, con le sue mani, quindici anni Quindi mi ricordo , diciamo, che c’era un ragazzo giù all’angar, c’era un altro ragazzo che gli hanno ucciso tre fratelli e il papà. Eh.. c’han detto “vuoi vedere che ti piglio, tanto gli dicevano, quando ce la faceva, tanto non hai più nessuno…” Eh.. mi diceva: “Pierina vado io perché conosco il posto come il bosco” Ma guarda che ti sparano! “Ma io sono un ragazzino cosa vuoi che mi facciano…” Trova un branco di tedeschi e ci dice: “Cari camerati volete proprio spararmi?” Si apre la giacca che aveva su.. Ma non ci sparano davvero???

Io ho trovato tanti ragazzi… tanti giovani…che han fatto tanta strada, poveri ragazzi… Chi andava in Sicilia, chi andava in Calabria, chi andava nel Veneto, chi andava verso il Friuli… Una cosa da non dire… Gli sbandati che ho visto io…Mah!!! “Ah..” dicevano “Non possiamo dimostrare chi siamo. Non possiamo dimostrare da dove veniamo perché siamo scappati. Veniamo dalla Russia.

Il papà di Fini (Gianfranco Fini) Era partigiano anche lui… Lui è nato nel cinquantadue perciò non lo ha mai visto e mai conosciuto il fascio.

[Il papà di Gianfranco Fini..]

Si! Non l’ha conosciuto il fascio, perché è nato nel cinquantadue…e lo dice ancora adesso. “Noi siamo un movimento, non siamo neanche un partito. Siamo un movimento neanche un partito. E’ inutile che venite a parlarmi a me di fascismo” Ha bisticciato con la Mussolini. Hanno litigato forte. Lui ci ha detto: “Cosa ne sai te del fascismo che sei nata dopo” E’ la figlia, la nipote di Mussolini è la figlia adottiva.. eh.. e c’ha detto: “ e tu cosa vuoi saperne del fascio…” Infatti si incroccano sempre… Infatti dice: “Io. Chi dice che sono fascista si sbagliano di grosso. Io non l’ho visto. Non l’ho vissuto, non lo voglio conoscere… il fascismo”.

[ E a riguardo di Mussolini cosa ne pensa…]

Hitler (mima il gesto del taglio della gola)… Lo minacciavano, perché l’avevano preso, Mussolini, l’avevano preso… Dovevano arrestarlo! E… e io mi sono arrabbiata con Valerio, il partigiano che l’ha ucciso. Mussolini poteva essere un GRANDISSIMO ostaggio. Poteva essere un grandissimo testimone, di tante e di tante cose! Poi se era da giustiziare lo lasciavano giustiziare dagli americani o dagli inglesi.

[ Valerio chi era…?]

Un partigiano! Quello che ha preso Mussolini che l’ha ucciso subito lui e la… (smorfia di disgusto) l’amante. Ce l’aveva.. ha ucciso tutti e due… Io ho detto subito : “Ha sbagliato!” Avrei ucciso anche lui. Ma non per niente: perché era un ostaggio importante! Perché Mussolini è stato tradito dai suoi stessi uomini! Perché quando… quando sono andate le navi in Egitto, no?, piene di benzina, erano piene di acqua! Infatti a noi ci chiamavano badogliani. Noi non eravamo badogliani! Noi eravamo esercito di liberazione. Pertini (il fù Presidente Sandro Pertini) mi ha mandato il diploma d’onore… Ce l’ho a casa… ho fatto il quadretto. Che allora il “coso” della Polizia era Spadolini (Giovanni Spadolini). Ed era firmato da Spadolini e Pertini.

[In che anno?]

Eh.. già da un po’ Un giorno ricevo una busta così (indica una busta dal grosso formato) grossa così. Cosa diavolo ci sarà lì dentro… E poi c’era questo coso qui firmato da Pertini, la lettera di Spadolini e firmata anche da Pertini. E dietro proprio “Per la partigiana combattente mmmm diploma d’onore” che corrisponde a Cavaliere. Io me ne frego! Non mi interessa proprio niente del mio diploma d’onore… ma che fosse finita e basta!

[Non ha mai pensato a lasciare a qualcuno queste memorie?]

No. [Perché?] Non ne ho mai parlato con nessuno! Non ne ho mai discusso ne parlato con nessuno. Io non ne parlavo mica mai. io ero contenta che fosse finita. Ho già versato troppe lacrime! Ho già pianto troppo io! Si perché quei poveri ragazzi che sono venuti dal fronte, che sono venuti in Italia solo a morire! Quello mi è dispiaciuto. Doverli assistere solo a morire. Quello mi è dispiaciuto troppo! Perché in realtà non siamo buoni. Arrivavano dei giovani! Dio, dicevo, ma .. ma perché sono venuti nella loro patria solo per morire. E non c’era niente. Quando è venuta fuori però la STREPTOMICINA!!! Mi sono mossa e ho fatto correre tutti gli ammalati! Gli studenti non la volevano perché l’aveva inventata un russo. [Cos’era?] La streptomicina. Che ha salvato da quella malattia lì che oramai lo streptococco , lo stafilococco , oramai la pennicellina ci conviveva. Facevano così (e sfrega due dita insieme in segno di comunella).

Che ha debellato quella malattia lì è la streptomicina. Gli studenti di Genova hanno fatto una grande manifestazione che non l’accettavano. E loro, leggevano i giornali, dicevano ma perché? Se fossero armi hanno ragione a fare la dimostrazione, se fosse la bomba atomica, hanno ragione. Se fossero armi, hanno ragione, però se si parla di un medicinale, la medicina non ha frontiere, non ha barriere. Perché noi, avessimo avuto dei tedeschi, avessimo avuto da curare un malato, noi non avevamo né frontiere né barriere.

Noi dovevamo… Per noi erano esseri umani che si dovevano curare e mettere mano e non la politica. La politica non è la medicina e non c’entrava un cavolo. Perciò quando allora erano disperati perché non sapevano come fare. Allora sapevano che io era partigiana. Il presidente dalla commissione una sera è venuto da me. Dice: ”Bianchi, ci dia una dritta lei… Se non ce la da lei chi ce la dà.” Io ve la do, io ve la do, vi aiuto; però se fate il mio nome, non guardatemi più nella faccia. “Le do la mia parola di onore! Che nessuno sa niente! Organizzo tutto io! E io invece vi faccio fare gli striscioni, vi faccio fare tutto.” Ci ha fatto fare gli striscioni, siamo partiti, in sanatorio… siamo andati su per le strade principali, andati in prefettura, [ a Genova ] a Genova. Dopo ci ha ricevuto la commissione, la commissione, li ha ricevuti. C’ho detto: “avete un’arma nelle mani che è peggio della bomba atomica.” C’ho detto: “Fate la coda in fila. Vi preparate tutte le vostre sputacchiere. Tutti in fila. Un bello striscione. Noi non vogliamo politica, far del male a nessuno, siamo stanchi, venuti dal fronte. Non ci possiamo presentare alla famiglia, di fronte al mondo, perché siamo solo che dei cadaveri non più degli uomini. Vogliamo riornare ad essere uomini. Della gente. Non dei rettili.

Tutti con la sua sputacchiera nelle mani per Genova. Noi facciamo una sfilata pacifica.

E chiediamo solo la medicina.

Fateli venire!” Il prefetto ci ha detto: “Non date ascolto ai studenti. Avrete la streptomicina. Ve lo prometto, ve la faccio avere!” Andata e andata è arrivata tutta la streptomicina. Con quello la tubercolosi è stata debellata. L’unica medicina che ha debellato la tubercolosi. Che ha combattuto tutti gli streptococchi, stafilococchi, stafilococchi… tutti guarda… incredibile… anche adesso per i cocchi gli stafilococchi …. C’è solo la streptomicina che li combatte. Con la pennicellina sopravvivano.

[La questione della bomba nucleare come l’avete vissuta?]

Quella bomba che hanno buttato a Hiroscima? Siamo stati tutti qua da cani! Tutti contro! Fermi non aveva studiato la sua bomba per far del male così, l’aveva studiata per fare un campo, come là lì, come la tac. Voleva metterla in campo medico. Non in campo…bellico. Io sono contraria come la gente. [ io non ho mai capito…] cosa la bomba atomica? Ma chè! Scherziamo davvero?!?! [domanda di chi viaggiava con noi, tentativo di chiedere spiegazione per i campi di concentramento…] Ma vuoi mettere! Per cent’anni nascono dei bambini che son dei malformi, disgraziati!

[domanda di chi viaggiava con noi, tentativo di chiedere spiegazione per i campi di concentramento…] …. Si, si… Ma è stato allora a farli vivere. Mi ha aiutato bene.. li teneva nascosti lui! Si, si…

Ma c’è della gente… c’è della gente. Io conosco…Io conosco una persona…Ma io conosco una persona ,conosco una persona che a questa storia non ci credeva [ai campi di concentramento e alla fuga in massa degli ebrei], no, non che non ci credeva! Poi ha parlato con delle persone…posso fare anche il nome…eh… LEVI. I Levi, sono ebrei. Levi sono ebrei. Io a fare un favore ho salvato una famiglia dei Levi. E non erano stupidi eh! Ecco!

[Primo Levi???] E lui era un dottore nel commercio, la moglie era professoressa, il figlio era dottore, la figlia dottoressa…. Quando c’è stato la guerra qui in Israele, erano giù con le maniche tirate su. Facevano i muratori, facevano i contadini, facevano i minatori, facevano tutti i mestieri.

Si son comportati da veri ebrei! Hanno creato tutto. Se lei và a vedere adesso Israele, se lei và adesso è un giardino! Non è più un deserto! Perché guardi che le prime albicocche vengono da Israele! Le prime pesche vengono da Israele. Poi vengono confezionate Albenga poi vengono vendute per frutta di Albenga, ma vengono da Israele. I pompelmi, c’è scritto Kaifa là sopra? Vengono da Israele!

[…… commenti vari sul tema]

Ma a me gli ebrei, a Israele, m’hanno fatto girare… mi hanno portato a Betlemme, a Gerusalemme, m’hanno portato sul Monte Sinai, Mi han fatto girare tutta la Palestina, e tutti i paesi.

I Levi… I Levi….

[Dialogo per la stazione di Ceva, perché lì doveva scendere e non c’era mai stata.]

[ Mi toglie una curiosità? Del Guareschi sa qualcosa?]

Guareschi? No!

Ho letto (Varese mi porta via il nome) Pavese. Pavese ! [L’ha conosciuto?] Uffff! [Com’era di persona? Un conto è leggerlo sui libri di scuola… ] Ma una brava persona…Una persona, una brava persona… [com’è morto?] E’ morto a Torino perché poi è andato a Torino.

Ceva! Ceva ! Ullalla!!

One Reply to “Storia (vera) di una partigiana”

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