Fin da piccoli, fra le tante attività ludiche che si imparano, il gioco del nascondino si annovera fra i preferiti.

Sebbene sia un gioco, per molte persone diventa, forse inconsciamente, uno stile di vita.

Quando si gioca a nascondino, se non si é la persona che si occupa della conta, occorre preoccuparsi in breve tempo di riuscire a trovare un buon rifugio e riuscire così a nascondersi dalla persona che ha il compito di trovarti.

Questa la dinamica del gioco che si impara da bimbi.

La sindrome di Peter Pan, evidentemente, riporta alla memoria questa dinamica a coloro che, anche fa adulti, amano cimentarsi in questa pratica.

Non si tratta di un gioco ma di un vero e proprio stile di vita, forse involontario, inconscio ma comunque spiazzante.

Per talune persone é un modo naturale di comportarsi al punto da nemmeno accorgersene perché abituale come cosa, quindi spontanea non forzata o forzosa.

Rimango con la convinzione che lo spirito del bimbo che eravamo debba si sopravvivere alle varie prove e quotidianità, talvolta discutibili, della nostra vita, ma é altresi vero che rimanere coerenti ai tempi e alla realtà sia sempre meglio.

Estraniarsi, cercare una forma di auto difesa, nascondersi appunto, o nascondere, non può essere per sempre una scelta giusta, corretta, che nel tempo porta a buoni frutti.

Ecco. Il tempo.

In questo confido.

C’è un tempo per giocare, uno per crescere e imparare, uno per accettare e comprendere.

Mi auguro arrivi il giusto tempo per le persone giuste e che sia di buon consiglio e di speranza.

Intanto sono io adesso alla conta, proseguo quindi a contare…