Premessa
“Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente
e se una radio è libera, ma libera veramente, mi piace ancor di più, perché libera la mente.”
Eugenio Finardi dall’album “Sugo” del 1976
L’ argomento scelto per la mia tesina è il RUOLO DELLA RADIO DURANTE I CONFLITTI MONDIALI,
focalizzato su due principali temi: la cronistoria dell’evoluzione del mezzo radiofonico dalla sua
nascita e il suo percorso evolutivo durante i conflitti mondiali.
Ho voluto trattare di questa tematica sia per le sue radici storiche legate anche, e non solo, ai due
conflitti mondiali, sia per cercare di stimolare la curiosità di chi, il più delle volte passivamente,
ascolta le radio senza conoscerne i trascorsi, il lavoro e la profonda incidenza come mezzo di
comunicazione che riesce ad andare aldilà del valore economico specifico dell’oggetto di per se.
Tutto ha avuto inizio da una idea, da un desiderio profondo di abbattere le barriere e la distanza
colmando questi ed altri problemi sfruttando un sistema che fosse in grado di andare oltre e di
offrire la possibilità di comunicare.
Pensate ai mille utilizzi e alle diverse sfaccettature dei servizi che ogni giorno utilizziamo anche più
volte… Vi renderete conto che molti di questi hanno in sé una natura a noi sconosciuta ma
condividono una origine comune… le onde radio e l’evoluzione dell’idea di Guglielmo Marconi.
Radio, televisione, telefonia via filo e wireless, internet, sonar, diverse tecnologie mediatiche,
mediche, scientifiche, tecnologiche, di ricerca e molte altre ancora… sono solo alcuni esempi di
applicazioni, citati qui in modo riduttivo.
La curiosità principale che mi ha spinto a svolgere questa tesina è legata al voler conoscere per
primo, per poter a mia volta testimoniare, la storia di questo strumento di comunicazione.
In un mondo, il nostro, frenetico e caotico in cui l’esigenza di essere informati corre di pari passo
con la necessità di rincorrere le tendenze per non essere inadeguati, la radio ha conservato, non
con poche difficoltà, la sua natura originale, cercando di adeguarlo ai tempi moderni e alle nuove
tecnologie ma senza tradire i suoi compiti principali… informare, tenere compagnia e cercare di
essere la colonna sonora della vita di ogni uno di noi.
E’ su questi aspetti che principalmente mi soffermerò nelle prossime pagine.
Mi piacerebbe essere vostro compagno di viaggio in questa seppur breve ed intensa storia.
Sarei lieto, se al termine di questa, vorrete scoprire di più di quello strano mondo di cui faccio
indegnamente parte da più di un quarto di secolo…
Introduzione
Il nostro viaggio comincerà con il ricordare doverosamente i precursori che portarono alla nascita
della radio.
Ruolo assolutamente di spicco quello da riconoscere a Guglielmo Marconi, di cui all’interno di
questa tesina scopriremo, oltre ai principali cenni della sua storia, anche la data di nascita, questa
legata ad una particolare coincidenza.
La radio iniziò ad essere predominante specie durante il XX secolo, in particolar modo nei due
Conflitti Mondiali.
Fra le tante radio clandestine che popolavano l’etere, andremo a conoscere meglio il ruolo di Radio
Londra, riportando anche uno dei discorsi di un personaggio di spicco, il “Colonnello Buonasera”.
Durante i conflitti l’informazione ha sempre ricoperto un aspetto importante se non addirittura
basilare. In questo la radio ebbe indiscutibilmente il ruolo da padrona e non solo fra i militari ma
anche per i civili i quali attraverso onde clandestine, correndo innumerevoli rischi, cercavano
informazioni utili non solo alla sopravvivenza ma anche per organizzare la resistenza.
I regimi totalitaristi intuirono ben presto le potenzialità della radio, tanto da investirci con il fine di
diffondere l’utilizzo di questo mezzo a fini propagandistici e con messaggi e trasmissioni mirate alle
diverse fasce di popolazione e di interesse.
Una piccola pagina è dedicata anche alla Valle d’Aosta e all’uso del mezzo radiofonico da parte
della resistenza, utile per cercare di organizzare al meglio le forze e le risorse sul territorio.
Non possono mancare alcune riflessioni da parte di chi ha vissuto sulla propria pelle prima e poi
con lucidità, umanità e spirito di informazione ha riportato in diversi suoi libri, i ricordi di quegli
anni fra i campi di concentramento e le lotte intestine in una Italia martoriata da conflitti interni ed
esterni. Omaggio doveroso a uno dei nostri scrittori/giornalisti più conosciuti al mondo. Giovanni
Guareschi.
Infine, verso la conclusione del viaggio, una breve analisi infine sul mezzo radiofonico e sul suo
ruolo nel dopo guerra.
Questo è quanto vi descrivo nelle prossime pagine, uno spaccato del mondo radiofonico ben
diverso da quello dei nostri giorni a cui siamo abituati.
Quotidianamente, con il mio operato, cerco di fare onore a questo mezzo di comunicazione di cui
mi pregio di far parte e del quale, già da bimbo ero profondamente innamorato; amore che si
rinnova ogni giorno davanti al microfono….
I precursori.
La radio è il frutto di un lungo processo complesso e legato alle scoperte e alla cooperazione di
molti scienziati e tecnici provenienti da diversi paesi.
Lo scienziato inglese Michael Faraday fu il primo nel XIX secolo, a studiare
le interazioni elettriche e magnetiche da cui si strutturarono i successivi
studi sulle radiotelecomunicazioni.
Egli ipotizzò che grazie all’alternanza fra campo elettrico e magnetico,
l’energia fosse in grado di propagarsi ad altissima velocità nello spazio
circostante. Queste affermazioni provocarono un generale ilarità nella
comunità scientifica dell’epoca, specie perchè Faraday non possedeva le
conoscenze matematiche necessarie per rendere confutabile la
correttezza delle sue ipotesi.
James Clerk Maxwell, circa venti anni dopo, elaborò quattro equazioni
fondamentali, le quali in realtà erano già note. Maxwell diede importanza
in particolare ad una di queste e il suo fu un contributo decisivo. Lo
scienziato riuscì a colmare l’incompletezza della teoria del teorema della
circuitazione di Ampère. Sostanzialmente l’idea di Maxwell era che lo
spazio fosse costituito da un mezzo elastico che, perturbato da fenomeni
elettrici e magnetici aventi sede in un corpo, si contraeva ed espandeva
originando onde che consentivano all’energia elettromagnetica di
diffondersi nello spazio. Grazie alle sue equazioni Maxwell fu in grado di
determinare il calcolo che ha portato la velocità di propagazione del
campo elettromagnetico a circa 300mila Km al secondo, in accordo con la
velocità di propagazione della luce.
Il tedesco Henrich Rudolf Hertz fornì nel 1887 la convalida alle teorie di
Maxwell. Hertz trovò a sua volta la soluzione al problema che assillava
molti fisici della sua epoca, ovvero dimostrare che le onde di cui trattava
Maxwell esistevano davvero e non erano solo frutto di una interessante
teoria. Utilizzando l’oscillatore di sua invenzione, Hertz generò corrente
oscillante ad alta frequenza in grado di produrre onde elettromagnetiche,
la cui energia, propagandosi nello spazio, poteva essere rilevata da un
altro apparecchio. Hertz, insieme allo scienziato bolognese Augusto Righi,
riprodusse in laboratorio l’esperimento fornendo la dimostrazione
definitiva che le invisibili onde elettromagnetiche, anche se caratterizzate
da differenti lunghezze d’onda, esistono. Proprio come ipotizzato da
Faraday e Maxwell.
Gli esperimenti di Hertz aprirono la strada a tutti gli sperimentatori che
sfruttarono e onde hertziane nel tentativo di trasmettere dei segnali a
distanza.
Come tante altre invenzioni che rivoluzionarono inevitabilmente la nostra storia, anche la radio
vide la luce a seguito di una brillante idea, “del tutto teorica”, tradotta, studiata cresciuta nel
tempo e divenuta realtà!
Guglielmo Marconi e le prime trasmissioni radiofoniche.
Guglielmo Marconi cominciò i suoi esperimenti nel 1895 nella soffitta
della villa paterna.
Marconi ebbe la brillante idea di associare un dispositivo in grado di
rivelare la presenza di onde elettromagnetiche all’oscillatore
hertziano. Successivamente adattò il sistema di antenna e terra
migliorandone notevolmente la portata in modo tale da raggiungere i
due chilometri. Grazie alle innovazioni apportate si passò così da onde
di qualche decina di centimetri a onde di centinaia di metri, in grado
di scavalcare montagne e superare ostacoli fisici a differenza delle micro onde.
Marconi era un uomo dal forte spirito pratico. Non si curava di spiegare il perché delle sue scoperte
in quanto secondo lui il risultato era in grado di spiegarsi da solo là dove ce ne fosse bisogno.
In seguito, Marconi, creò l’apparecchio sintonico, un’altra sua invenzione. Quest’ultima consentiva
di selezionare la frequenza dell’onda che si vuole ricevere, distinguendola così da onde provenienti
da altre sorgenti.
Con un ricevitore di questo tipo e con un potentissimo oscillatore hertziano, il 12 dicembre 1901,
Marconi riuscì a trasmettere un segnale detto morse in grado di attraversare l’oceano Atlantico.
Lo stesso Marconi disse:
“sono lieto di poter rievocare in poche parole, le esperienze delle prime trasmissioni
radiotelegrafiche a grandi distanze, da me felicemente eseguite attraverso l’Oceano Atlantico il 12
dicembre 1901, queste esperienze provarono conclusivamente che la trasmissione delle onde
elettriche non erano affatto limitate, come a quel tempo credevano tutti gli scienziati, alle brevi
distanze , bensì potevano essere utilizzate per le comunicazioni tra il vecchio ed il nuovo mondo e
molto probabilmente a distanze anche assai maggiori…”
(intervista audio originale estrapolata dagli archivi dell’Istituto Luce)
Era nata l’era delle comunicazioni intercontinentali per mezzo delle onde radio. Questa data segna
così l’avvio di una rivoluzione che dominerà tutto il Novecento e che ancora oggi non si è arrestata.
La radio e il XX secolo.
Il primo evento bellico della storia dell’umanità in cui si sono utilizzate le onde radio come mezzo di
comunicazione fu la Prima Guerra Mondiale. Fino ad allora le informazioni venivano scambiate con
altri metodi come i corrieri, le bandiere segnaletiche, i piccioni viaggiatori, i segnali di fumo ed
altro. Questo nuovo metodo di comunicazione venne dapprima conosciuto e poi sfruttato dai
soldati che iniziarono a prender confidenza, apprezzandone l’affidabilità e, aspetto non
trascurabile, l’istantaneità ed efficacia.
Un triste evento dimostrò al mondo intero e sul campo la sua utilità e la sua efficacia.
Correva l’anno 1912 e il Titanic, grazie al segnale di S.O.S. inviato dal radio telegrafista, comunicava
la sua richiesta di aiuto a seguito dell’impatto avvenuto contro un iceberg. Grazie a questa efficace
segnalazione sul luogo dell’incidente giunse una nave che si fece carico di 712 passeggeri, salvando
loro la vita.
Fu allora che il mondo prese coscienza delle grandi potenzialità di questo nuovo mezzo di
comunicazione.
Come spesso avviene con le nuove scoperte parecchi Stati si dimostrarono sensibili al fascino delle
comunicazioni radio tanto da volersi adoperare a svilupparlo per scopi militari.
Fu proprio durante il primo conflitto mondiale che gli Stati cercarono di dotarsi degli strumenti più
all’avanguardia.
Vennero così addestrati molti addetti il cui principale ruolo era quello di mantenere efficienti i
collegamenti fra il fronte e le retrovie. Nacquero così i primi gruppi di radio amatori che
conservarono e svilupparono ulteriormente le conoscenze apprese in precedenza. Al termine del
conflitto continuarono la loro formazione e lo sviluppo di questa tecnologia anche per scopi civili.
Nell’immediato dopoguerra l’industria della radio si distinse fra le poche in grado di arricchirsi e di
progredire enormemente, questo perchè durante i conflitti erano state sperimentate e messe a
punto nuove tecniche.
Dopo l’armistizio, alla radio, vennero affidati ruoli di rilievo specie in ambito civile. Furono proprio
alcuni generali delle truppe Alleate a riconoscere che l’avanzamento tecnologico avvenuto in due
anni di conflitto avevano apportato migliorie che normalmente si sarebbero avute in dieci anni, di
sperimentazioni e studi.
Importante fu l’utilizzo del sistema valvolare che portò nei soli Stati Uniti l’aumento della normale
produzione di valvole termoioniche dai 400 pezzi prodotti settimanalmente prima del 1917 agli
otre 20.000 a fine conflitto.
Lo sviluppo delle frequenze radio e la presa di coscienza delle loro potenzialità ne vide l’utilizzo in
ambito bellico non solo in conflitti terrestri ma l’impiego anche e in particolare a bordo degli
aeroplani.
Il periodo di pace fra il Primo e il Secondo Conflitto Mondiale fu florido per lo sviluppo ulteriore di
questa tecnologia con l’affinarsi dei sistemi di trasmissione sia in ambito civile, che negli ambiti
militare. Nacquero infatti le prime stazioni radio commerciali che già agli albori dei primi anni 20
andarono a popolare l’etere.
Alle trasmissioni civili andarono ad affiancarsi quelle militari, che non si
limitarono ai semplici segnali telegrafici ma si ampliarono per
permettere uno sfruttamento maggiore e pienamente maturo della
radio che vide così interessati anche altri mezzi.
Carri armati, sottomarini, navi e aeroplani vennero dotati di efficienti
impianti di ricetrasmissione di dati che permettevano una
comunicazione pressoché in tempo reale con le basi operative o con le
compagnie dislocate sui territori ed impegnate direttamente nelle fasi
di combattimento.
Se nel Primo Conflitto Mondiale le comunicazioni civili vennero vietate per non interferire con
quelle militari, ritenute di maggiore importanza, durante la Seconda Guerra Mondiale queste
vennero invece mantenute, anzi si cercò in tutti i modi di preservare e mantenere attive le stazioni
civili, anche ricorrendo a artigianali e improvvisati apparati di ricezione. Permettere l’ascolto della
radio, specie per i programmi ideati per il “fronte interno” era ritenuto molto importante. Queste
trasmissioni non fungevano da normale comunicazione ed erano, anzi, importanti veicoli di
informazioni riservate , spesso trasmesse utilizzando un codice verbale che permetteva di avvertire
prontamente di attacchi in luoghi precisi.
Indiscutibile fu il ruolo di Radio Mosca o della più famosa Radio Londra. Entrambe cercavano di
fungere da anello di congiunzione fra le truppe al fronte e la popolazione.
Radio Londra aveva cominciato le sue trasmissioni in italiano il 27 settembre 1938, momento
cruciale in cui si svolge la conferenza di Monaco.
Dopo lo scoppio delle ostilità Radio Londra aumentò le trasmissioni fino a raggiungere la soglia
delle 4 ore e un quarto nel 1943. Nel 1940 Wilston Churchill delineò le linee generali per le
trasmissioni rivolte all’Italia, che dovevano essere volte a screditare il fascismo, ad esempio
diffondendo il fatto che il regime aveva portato il Paese alla bancarotta, oppure sfruttando la leva
degli scandali con le donne riguardanti Mussolini.
Il progredire del conflitto segnò anche le trasmissioni di Radio Londra che ridusse così l’ordinaria
programmazione privilegiando le comunicazioni speciali le quali contenevano messaggi in codice
destinati alle forze della Resistenza.
Per far comprendere meglio il ruolo che aveva assunto il mezzo radiofonico in quegli anni è
sufficiente pensare ai divieti posti per impedire l’ascolto delle trasmissioni.
L’ascolto di radio riconducibili alle fazioni contrarie era fortemente vietato nei paesi in cui vigeva il
regime nazifascista. Ascoltare la radio avversaria poteva anche essere punito con la pena di morte.
Qui Radio Londra.
Radio London was the name used in Italy for the radio broadcasts of the British Broadcasting
Corporation (BBC), starting from 27 September 1938, aimed at the populations of German-
dominated continental Europe.
The BBC’s Italian-language broadcasts began with the Munich crisis. With the outbreak of
hostilities in 1939, Radio London’s broadcasts increased, reaching 4.15 hours in 1943.
The success of Radio London’s broadcasts was because the British War Office, instead of managing
their propaganda broadcasts directly, had entrusted them to a self-governing body, the BBC, which
was already well known for its independent journalistic style, with news kept separate from
comments.
Radio London’s editorial staff became famous for their timeliness in
transmitting information around the world, with a direct and
pragmatic, typically British style. The BBC Italian Service was marked
by the charismatic personality of Colonel Harold Stevens – famous in
Italy as Colonnello Buonasera (in English Colonel Good Evening) – a
British military officer who had lived in Rome and who, through his
calm and reasonable comments, very different from Fascist rhetoric,
conveyed a sense of serenity and hope in the future.
“Candidus” (the pseudonym of John Marus) was another charismatic figure of Radio London, who,
with his relentless dialectical skills, contrasted the attempts of Nazi-Fascist propaganda to distort
the reality and seriousness of the situation.
Radio London’s role in the war also became crucial in sending special messages, drafted by the
Allied High Command, for Italian resistance groups.
Radio London’s broadcasts were opened by the first notes of Beethoven’s 5th Symphony. P
probably because they represented the letter “V” in Morse code, which evoked the idea of “V” for
“Victory”, also strongly associated with the British Prime Minister Winston Churchill.
The BBC continued its broadcasts in Italian with a nightly programme called L’Ora di Londra
(London Time) until 31 December 1981
Un discorso del colonnello Buonasera.
“Buona sera.
Due mesi di arresto e mille lire di multa colla condizionale: è questo il prezzo, per ogni cittadino
italiano incensurato, dell’abbonamento alle trasmissioni di Radio Londra, oltre al canone annuale
dell’EIAR e all’eventuale confisca dell’apparecchio, se questo è di proprietà del nostro ascoltatore. Il
prezzo è caro, ne conveniamo, ma non siamo noi a trarne profitto; e, d’altronde, il numero
crescente dei nostri ascoltatori dimostra quanto siano vaste le categorie di italiani che affrontano
questo rischio per ascoltarci.
Non vi è esortazione della stampa o delle autorità fasciste, non vi è minaccia di pene, non vi è
sanzione effettiva che possa circoscrivere o fermare questo continuo allargarsi della massa di
nostri ascoltatori in Italia. Nel Nord e nel Mezzogiorno, nel centro e nelle isole, nelle città e nelle
campagne, in montagna o sul mare, non vi è un centro abitato nel quale la voce di Radio Londra
non sia ascoltata; furtivamente eppure con intensa attenzione, colla emozione di fare ciò che è
proibito e di preservare qualche cosa di caro.
In ogni grande casamento cittadino, a una data ora del giorno o della sera, vi è almeno una radio il
cui altoparlante parla sommesso come un sussurro. E’ l’ora di Radio Londra: e il capo-fabbricato
non deve sapere, per quanto, forse, sia occupato ad ascoltare anche lui.
Si mandano i bambini a letto; perché non parlino l’indomani a scuola e qualcuno faccia la spia al
maestro, e il maestro faccia la spia al fiduciario rionale. Se una visita batte alla porta, la radio viene
spenta di colpo. Si spengono i lumi a volte; come se l’oscurità dovesse attutire il suono; si ascolta
alla cuffia; si adoperano antenne portatili orientandole in modo da favorire la ricezione ed
eliminare le rumorose interferenze delle stazioni fasciste; e quando si può ascoltare perfettamente
il segnale è come un trionfo.
Lo stesso avviene nei piccoli centri rurali dove il radioamatore, coraggioso e ammirato, è, magari,
uno solo; e tutti sanno chi è; e nessuno lo dice; e tutti attendono da lui notizie: le vere notizie, i
ragionamenti politici, i veri ragionamenti. Forse è l’albergatore, forse il farmacista, forse il dottore;
comunque, una persona fiera di compiere un atto di coraggio e di intelligenza che lo distingue dal
gregge di coloro che non osano e coi quali, nel giorno delle celebrazioni, egli è costretto a
confondersi indossando la stessa uniforme nera e lo stesso berretto alla tedesca. Il maresciallo dei
carabinieri lo sa; ma sorride sornione, pensando che forse non è lontano il giorno in cui questi
isolati detteranno legge.
Questo fenomeno generale e profondo inquieta il regime fascista, perché
forse è l’unica forma di protesta possibile contro il regime. Protesta
muta, anche se non sorda; spontanea, anche se inorganica; concorde,
anche se sgorga da sentimenti diversi e contrastanti; vasta, anche se
composta da elementi individuali; e progressivamente sempre più vasta,
più concorde, più spontanea.
Non è merito nostro, di noi che lavoriamo giorno e notte qui a Londra per informare il pubblico
italiano di quanto avviene nel nostro paese e nel mondo: noi cerchiamo soltanto di avvicinarci alla
realtà dei fatti, e di ragionare con sincerità e buon senso. Ma sappiamo che l’Italia ha sete di verità
e di senso comune; e non è possibile allontanare dall’acqua le labbra degli assetati.
Due mesi di arresto e mille lire di multa sono troppo pochi per questi imputati; e di più sarebbe
troppo per i giudici.
Buona sera.”
(H. Stevens, Listener All., “Short Italian News Comment” 269, 22 aprile 1941, 22.40 (Bbcn s.I.b. 5).)
Maura Piccialuti Caprioli – Radio Londra 1939-1945. Inventario delle trasmissioni per l’Italia
Il desiderio di Informazione.
La voglia di essere informati era più forte di quella di finire a giudizio. In ogni paesino c’era sempre
qualche radioamatore, coraggioso e ammirato, che con sprezzo del pericolo si metteva a
disposizione della comunità per fornire, con non poche difficoltà, informazioni ai concittadini,
presentando così una informazione diversa da quella che veniva fornita dal regime.
L’ascolto di queste emittenti era comunque reso difficoltoso per opera dei nazifascisti i quali
cercavano con ogni mezzo possibile di impedire la ricezione dei segnali creando appositamente
ulteriori trasmissioni di interferenza, mirati a coprire le frequenze di altre trasmissioni non ufficiali.
Da far notare che durante la guerra i programmi di intrattenimento ebbero una grandissima
fortuna, non solo fra le radio civili ma anche all’interno delle stesse forze armate, specie quelle
alleate.
L’ascolto di radio come Radio Forze Armate (Army Forces Radio)
permetteva di udire della musica swing, come quella di Glen Miller,
all’epoca tanto di moda. Questo tipo di trasmissioni venivano
ritenute decisamente utili per mantenere alto il morale nei
combattenti e per questo veniva incoraggiato dai capi stessi delle
forze armate.
La radiotecnica ebbe così un ulteriore processo di avanzamento
tecnologico, specie grazie agli inglesi i quali riuscirono per primi a
mettere a punto l’utilizzo del radar. Questo sistema rendeva possibile
prevedere con un discreto anticipo un attacco aereo nemico, dando così la possibilità ai caccia di
decollare per tempo.
Fu anche grazie a questo formidabile mezzo se gli inglesi riuscirono a sconfiggere i tedeschi nella
Battaglia d’Inghilterra.
Occorre ricordare che Adolf Hitler, impossessatosi della Francia dispose le sue forze lungo il canale
della Manica nell’intento di invadere la Gran Bretagna e di risolvere rapidamente a suo favore il
conflitto. L’operazione denominata “Leone Marino” fu fatta precedere da massicci
bombardamenti.
Lo spiegamento di forze della Germania fu imponente, ma i caccia britannici sfruttarono abilmente
la vicinanza delle basi, mentre i tedeschi erano costretti ad un continuo viavai con le loro basi
francesi e belghe per rifornirsi di carburante e munizioni. Inoltre, la catena di postazioni radar
permise agli inglesi di conoscere in anticipo la consistenza e la rotta delle formazioni attaccanti.
Queste postazioni radar furono costruite dal Regno Unito tra il 1935 e il 1937 come difesa
antiaerea Tuttavia era importante che fosse efficiente la localizzazione e la successiva
intercettazione e rientro a terra dei velivoli. Diventò quindi indispensabile l’ottimizzazione della
distribuzione delle apparecchiature radar sul territorio.
L’impatto sociale della radio.
La radio ebbe un impatto sociale che risulto realmente significativo specie con l’avvento delle radio
commerciali, cioè di quelle emittenti che trasmettevano prettamente programmi di
intrattenimento e di informazione, dedicati per altro al vasto pubblico.
Era il 1920 e a Pittsburg sorgeva la prima radio commerciale dal nome KDKA.
Si considera che le annate vincenti per questo mezzo di comunicazione furono nel periodo
compreso fra il 1925 e i primi anni Sessanta.
E’ bene sottolineare che il mondo della radiofonia ebbe sviluppi ben diversi, in particolare era ben
diversa la situazione in America e in Europa.
Negli Stati Uniti per mettere in piedi una emittente radiofonica era sufficiente possedere il capitale
necessario all’acquisto delle apparecchiature.
In Europa le emittenti radiofoniche, fino agli anni 60-70, si trovarono sotto il monopolio dello
Stato, quindi non era così semplice operare liberamente.
Le trasmissioni erano costituite principalmente da programmi di intrattenimento, a base di musica
jazz, fenomeno dilagante nella società americana dell’epoca.
Altro tipo di trasmissioni particolarmente seguite ed apprezzate, specie qui da noi in Europa, erano
i radio romanzi ovvero brevi storie, raccontante a puntate e trasmesse ad un’ora ben definita.
Il successo dei radio romanzi fu incredibile perché questi, oltre a tenere compagnia, essendo
composti di dialoghi e effetti sonori, permettevano l’ascolto senza richiedere attenzione visiva,
lasciando quindi l’ascoltatore/trice libero/a di occuparsi altre attività.
Il radio romanzo più famoso si deve alla fervente mente del sig. Orson Welles.
30 ottobre 1936. E’ una data che per la storia della radiofonia, specie quella americana, verrà
ricordata come la giornata sicuramente più lunga e travagliata…
Il popolo americano sintonizzato sulle onde dell’emittente della Columbia Broadcasting System
venne colto di sorpresa nell’udire l’interruzione del principale programma di punta per dare spazio
alla notizia secondo cui i marziani erano sbarcati nello stato del New Jersey.
Fu il panico. In molti luoghi dell’America si ebbero segnalazioni da parte di cittadini suggestionati
che riportavano l’avvistamento di navicelle spaziali. La polizia ricevette numerose chiamate da
persone che erano terrorizzate e dovette intervenire per far fronte a molti incidenti.
Furono pochi coloro che ascoltarono con attenzione e appresero, infine, che si trattava solo di una
versione radiofonica de “La guerra dei mondi” di H.G. Wells.
La radio, dal 1920 in poi, si è così rapidamente imposta come mezzo di comunicazione di massa,
ovvero un mezzo attraverso il quale è possibile indirizzare la conoscenza verso una pluralità di
destinatari.
Nei successivi anni Sessanta venne poi superata dalla televisione ma fino a quel momento
rappresentò il mezzo di comunicazione di massa per eccellenza, più indipendente della stampa
nell’informazione (specie in America) e ovunque molto più veloce di ogni altro nel diffondere con
immediatezza e precisione le informazioni.
La radio e i regimi totalitaristi.
Fra i primi a sfruttare le enormi potenzialità della radio come strumento efficace di comunicazione
di massa, in grado di far leva sul modo di pensare della gente, ci furono i regimi totalitari del XX
secolo.
Basti pensare al nazismo che con il Primo Ministro della Propaganda e dell’Illuminazione del
Popolo, Paul Joseph Goebbels, seppe sfruttare il mezzo in modo preciso e scientifico per diffondere
la propria ideologia e per coltivare e così moltiplicare il substrato emozionale sul quale si basava la
dittatura. Goebbels allargò così il numero degli ammiratori del nazismo anche all’estero e, allo
stesso tempo, dimostro di sapere bene come influenzare al meglio il pensiero della popolazione.
Seppe manipolare la radio al punto da rendere Hitler il condottiero indiscusso della Germania.
“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà verità”. Una volta capita questa
filosofia di pensiero, il nazismo , per mezzo di adeguata propaganda, riuscì a ottenere un enorme
consenso anche di fronte ai più grossi crimini.
La radio fu uno strumento di importanza primaria per la diffusione dell’ideologia nazista, che
veniva semplificata mediante specifici stereotipi e sottolineata grazie alla ripetizione di semplici
slogan, creati appositamente per essere facilmente assimilati e assorbiti dalla popolazione.
A testimoniare quanto fosse importante il ruolo della radio nella Germania nazista fu l’impegno
adottato dal regime per permettere che quest’ultima fosse diffusissima tanto da raggiungere ogni
casa:il regime si era preoccupato di fare in modo chela spesa per l’acquisto dell’apparato
radiofonico fosse sostenibile per le famiglie, comprese quelle meno abbienti.
La Chiesa cattolica, inizialmente, considerò la radio come uno “strumento del Diavolo”. Vi erano
delle tipologie di trasmissioni particolarmente criticate, specie qui da noi in Italia. Il teatro di prosa,
le canzonette e la musica da ballo erano ritenute contro la morale cristiana e costituivano fonte di
preoccupazione in quanto ne attaccavano la morale.
La svolta si ebbe nel 1928 grazie a un predicatore francescano che operava a Radio Milano.
Padre Vittorio Facchinetti, dopo una lunga serie di rubriche quaresimali, avviò un appuntamento
domenicale con la lettura e il seguente commento del Vangelo. Questa iniziativa ebbe un tal
successo che ogni stazione radiofonica andò alla ricerca di un proprio predicatore.
Dalle prediche si passò alla trasmissione della Santa Messa in versione cantata dalla Basilica della
S.S. Annunziata di Firenze. Questi atti portarono la Chiesa ad approvare l’ascolto della radio, anche
per assolvere al precetto domenicale qualora vi fossero seri impedimenti.
La radio in Italia durante il fascismo.
Anche in Italia si cercò di dare alla radio un importante ruolo di condizionamento, come in
Germania, ottenendo però un effetto decisamente inferiore a causa dell’esiguità dei trasmettitori
installati ed anche per la forte incidenza dell’analfabetismo della popolazione, che in molte zone
rurali dialogava ancora utilizzando i dialetti locali.
Il 6 ottobre del 1924 ha luogo in Italia la prima
trasmissione radiofonica. La voce è quella di Maria
Luisa Boncompagni. È un programma ancora
scarno, composto di musica operistica, da camera e
da concerto, di un bollettino meteorologico e da
notizie di borsa.
L’URI, Unione Radiofonica Italiana, prima società
concessionaria della radiodiffusione in Italia, viene
fondata il 27 Agosto 1924 con un accordo tra le
maggiori compagnie del settore: Radiofono,
controllata dalla compagnia Marconi, e SIRAC
(Società Italiana Radio Audizioni Circolari).
Presidente della Società Enrico Marchesi ex
direttore amministrativo della FIAT di Torino.
Fondamentale la mediazione del Ministro delle
comunicazioni Costanzo Ciano.
Particolare attenzione veniva riservata al pubblico
infantile, vero obiettivo di una parte dell’
informazione.
Per opera di un insegnante romano presero avvio le trasmissioni de: “il giornale radiofonico del
fanciullo”. Era il 1925. Apprezzata in modo sensibile dal Duce, questa rubrica esaltava le glorie della
patria e inseriva al suo interno i comunicati sui principali avvenimenti del giorno. Nel “Gaio Radio
Giornalino”, realizzato lo stesso anno da Torino, venivano narrate novelle moraleggianti volte a
formare il giovane fascista al fine di renderlo fedele, laborioso e combattivo.
Per mezzo di questi programmi l’immagine di Mussolini si scolpiva nelle menti infantili come quella
del padre, del bonificatore dell’agro romano, del benefattore e sommo interprete della giustizia.
Nel 1933 anche l’Italia promosse la diffusione della radio nelle case e in ogni luogo pubblico.
Lo slogan adottato da Mussolini era “ogni paese deve avere la sua radio”.
Per raggiungere questo scopo vennero prodotti anche in Italia dei ricevitori economici popolari
come il Radio Rurale e il Radio Balilla.
Nel 1933 iniziarono inoltre le trasmissioni dell’Ente Radio Rurale, rivolte agli studenti e, alla
domenica, agli agricoltori, con programmi atti a promuovere l’acculturazione di massa.
Dopo aver già irregimentato i giovani studenti con le sue organizzazioni, il fascismo intendeva così
affiancarsi all’azione didattico-educativa dei maestri, con la proposizione di programmi
“dall’impronta vigorosa, fascista e guerriera”
La radio è anche uno strumento domestico, attorno al quale si riunisce la famiglia e la
programmazione viene studiata per esaltarne le potenzialità.
Nelle scuole l’ascolto collettivo iniziò nell’aprile del 1933.
Questo è il discorso inaugurale proposto ai ragazzi
dell’epoca:
“L’ ERR costituito dal governo fascista si propone di far
giungere a tutte le scuole l’eco degli avvenimenti più
notevoli e delle creazioni più geniali della vita nazionale.
(…) Voi, fanciulli d’Italia… sentirete la soddisfazione di
servire l’Italia, di obbedire all’alto e sublime comando
del Re e del Duce “
L’ente si mosse anche nei confronti del mondo rurale con “L’ora dell’agricoltore” risalente al 1934.
Questa trasmissione era nata per rompere l’isolamento della vita contadina e portava alla ribalta le
masse rurali, particolarmente fiere degli intervalli musicali, considerati un vero e proprio segno di
riscatto sociale. Nacque così una sorta di “febbre” dell’ascolto de “L’ora dell’agricoltore”
Il regime, mantenendo un contatto diretto con le masse, si presentava sotto la veste paternalistica
del pacificatore sociale, attento al miglioramento generale delle condizioni di vita.
Nel 1936 nacque la rubrica “I dieci minuti del lavoratore” dedicata agli operai delle fabbriche, forte
dell’esperienza e del risultato ottenuto dedicando spazio ai lavoratori agrari i quali asserivano che il
“miracolo marconiano faceva leggere anche chi non era in grado di leggere”.
In verità questo nuovo spazio nasceva con l’esigenza di nascondere la crisi economica, aggravata
dalle sanzioni conseguenti alla guerra di Etiopia, e mirava a esaltare la sobrietà e la tenacia di quei
lavoratori che con la loro opera rendevano vana “la meschinità della coalizione sanzionista delle
potenze demo plutocratiche”.
La propaganda radiofonica fascista raggiunse anche gli Italiani emigrati nelle Americhe, mostrando
così una particolare attenzione anche verso quei figli così lontani dalla natia patria.
Massiccio era l’uso dei radiocronisti specie in occasione delle principali manifestazioni. Gli
altoparlanti dovevano portare ovunque il credo fascista, proprio per mezzo di quei fedeli cronisti.
La successione di conflitti (Etiopia 1935, Spagna 1936 e poi il coinvolgimento nel II Conflitto
Mondiale, nel 1940) portarono la radio a dare spazio ai fatti di guerra a scapito della restante
programmazione. E’ altresì vero che si registrò una vera e propria impennata di acquisti e di
abbonamenti. Se nel 1935 gli abbonamenti erano 500.000, negli anni 1940-43 si ritrovarono ad
essere quasi triplicati, raggiungendo il numero di 1.500.000 circa.
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale aumentarono le edizioni del giornale radio, si
diffusero i falsi contraddittori, scambi di battute polemiche dove prevaleva sempre l’oratore
fascista che spiegava le ragioni della guerra, accentuando anche il carattere assistenziale delle
trasmissioni che assumevano, oltre al ruolo informativo, anche quello formativo.
La guerra veniva rappresentata così in maniera tale da convincere il soldato italiano di essere
degno erede del soldato romano. Egli doveva battersi per garantire all’Italia e agli Italiani tutti un
futuro glorioso, del tutto simile ai fasti dell’Impero Romano.
La realtà fu ben diversa… Roma subì il bombardamento alleato , nel luglio del 1943, a cui seguì il 25
luglio, circa una settimana dopo, un secco che informava del crollo del regime. L’8 settembre
venne diffuso il proclama di Badoglio inerente l’armistizio siglato con gli Alleati.
All’inizio del ’43 il Paese è spaccato in due. Accanto alle strutture radiofoniche che seguono il
regime al Nord, nasce il servizio radiofonico dell’Italia liberata: Radio Bari, Radio Napoli, Radio
Roma e la neonata RAI, costituita dopo la liberazione di Roma. La via verso la liberazione non è
uniforme.
Le emittenti bombardano di messaggi i propri ed altrui fronti interni. La radio, pur mantenendo
una logica di propaganda, diventa un luogo di informazione fondamentale per la sopravvivenza
stessa. La voce della vecchia propaganda perde giorno dopo giorno di credibilità.
Oltre a quella reale sui campi di battaglia, un’altra temibile guerra si svolge nell’etere. L’ascolto
clandestino di massa delle emittenti alleate e nemiche fu una delle cause più evidenti della caduta
dello spirito pubblico di supporto al regime in Italia nei mesi che precedono la caduta del fascismo.
Dopo l’8 settembre 1943 la radio italiana divulgò il messaggio
del maresciallo Badoglio nel quale il capo del governo
comunicava che “l’Italia ha chiesto un armistizio al generale
Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate e che la
richiesta è stata accolta”.
L’EIAR era sotto il controllo dei nazisti e il radio giornale
raccontava delle condizioni dei lavoratori italiani deportati in
Germania e fornendo i lunghi elenchi dei caduti. Scarsi erano gli
spazi riservati all’intrattenimento.
Infine il 25 aprile 1945 la radio poté finalmente annunciare la
liberazione dell’ Italia seguito da un assordante silenzio.
E’ bene ricordare quanto affermato a suo tempo dallo stesso
Hitler, nel suo libro Mein Kampf, riguardo alla radio: ” … nelle
mani di chi sa farne uso è un’arma terribile “.
Attività radiofoniche durante la guerra in Valle d’Aosta.
Dalla località di Cogne si tenta di realizzare uno stabile ed efficiente collegamento con le diverse
bande partigiane, rafforzando il servizio di staffette e progettando una rete di collegamento via
radio. Questo collegamento prevedeva la presenza in ogni comando di banda di un posto di
radioascolto per permettere la ricezione dei messaggi speciali urgenti.
Viene inoltre avviata l’organizzazione di un capillare servizio di informazione nei principali comuni
del fondovalle. Vennero cercate a tal proposito persone che, facendo a capo a quattro centri,
potessero fornire tempestivamente notizie sulle forze nemiche e sui loro spostamenti.
Dalla fine del settembre 1944 entrano in funzione i centri di Aosta e Courmayeur e a quest’ultimo
spetta il delicato compito di raccogliere e comunicare le notizie su tutta la zona del fronte.
Nella fase finale della lotta antifascista, Giulio Dolchi
operò in Francia come comandante di una squadra
partigiana e collaborò regolarmente alle trasmissioni
radio clandestine.
Giulio Dolchi, il partigiano “Dudo”, nell’estate del 1944
ha fatto parte delle bande che hanno occupato la
Valle di Cogne, nel paese dove lavorano decine di
minatori della Cogne, il grande stabilimento
siderurgico che, sin dal 21 ottobre del 1943, era
passato sotto il controllo del III° Reich.
Sul piano dell’informazione, in ottobre entra in funzione Radio Vallée d’Aoste libre.
In Valle d’Aosta c’è ancora chi di Dolchi ricorda la sua voce nello scandire all’inizio delle
trasmissioni: “Pour que nous puissions dire demain nôtre parole” (Perché possiamo dire domani la
nostra parola).
Questa emittente era destinata a trasmettere in italiano, francese e patois, notizie, appelli e
direttive a tutto il movimento partigiano valdostano.
A Cogne i partigiani diedero vita ad una “repubblica” partigiana eleggendo democraticamente la
giunta comunale e dando vita ai consigli di fabbrica, in cui sedettero i rappresentanti dei minatori
della “Cogne”.
La loro Resistenza fu fatta di azioni di lotta e di impegno politico, che crearono legami, anche
d’amicizia, particolarmente forti fra giovani animati da una profonda vocazione democratica fra i
quali si ricordano: Giulio Einaudi, Renata Aldrovandi, Saverio Tutino, Ugo Pecchioli, Ruggero
Cominotti, Giorgio Elter, Gianfranco Sarfatti, tanto per citarne alcuni.
I gruppi partigiani in Valle ebbero diverse difficoltà non solo rispetto ai rifornimenti di materiali
ma anche per la comunicazione fra le varie cellule, ritenuta un punto di notevole importanza.
Onde clandestine…
Pochi sanno che Giovannino Guareschi (1908-1968), l’autore di Don Camillo e
Peppone, è stato anche un vignettista satirico, un fotografo, un umorista, un
fondatore di giornali, uno sceneggiatore, un autore di teatro, un polemista
politico, un illustratore, un autore di pubblicità per caroselli, un paroliere dir
canzoni e, non meno importante, un autore radiofonico.
Dopo l’armistizio fra l’Italia e gli Alleati, gli ufficiali italiani circondati dai tedeschi (quelli che si
trovavano al di sopra del territorio già occupato dagli Alleati) furono messi davanti ad una semplice
alternativa: collaborare con la Germania o prendere la via del lager. Guareschi, come molti altri
ufficiali, scelse il lager. Partito per la Germania 13 settembre 1943, fece ritorno in Italia il 4
settembre del 1945.
Nel 1949 fu pubblicato il Diario clandestino.
Annota Guareschi all’inizio del volume: “Io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma
senza odiare nessuno. Anzi, sono riuscito a ritrovare un prezioso amico: me stesso.(…) L’unica cosa
interessante ai fini della nostra storia, è che io, anche in prigionia conservai la mia testardaggine di
emiliano della Bassa: e così strinsi i denti e dissi: “Non muoio neanche se mi ammazzano!”.(…)
Rimasi vivo anche nella parte interna e continuai a lavorare. E, oltre agli appunti del diario da
sviluppare poi a casa, scrissi un sacco di roba per l’uso immediato. E così trascorsi buona parte del
mio tempo passando da baracca a baracca dove leggevo la roba appunto di cui questo libriccino vi
dà un campionario. La roba che, nelle mie intenzioni d’allora, doveva essere scritta e servire
esclusivamente per il Lager e che io non avrei mai dovuto pubblicare fuori del Lager. E invece,
trascorsi alcuni anni, fu proprio questa l’unica roba che mi è parsa ancora valida.(…) E’ l’unico
materiale autorizzato, in quanto io non solo l’ho pensato e l’ho scritto dentro il Lager. L’ho letto
pubblicamente una, due, venti volte, e tutti lo hanno approvato.”
Quello, intuì Guareschi, era l’unico modo per rimanere uomini.
E così, come racconta lo scrittore, “ Sorsero i giornali parlati, le conferenze, la chiesa, l’università, il
teatro, i concerti, le mostre d’arte, lo sport, l’artigianato, le assemblee regionali, i servizi, la borsa,
gli annunci economici, la biblioteca, il centro radio, il commercio, l’industria.(…) Ognuno si trovò
improvvisamente nudo: tutto fu lasciato fuori del reticolato: la fama e il grado, bene o male
guadagnati. E ognuno si ritrovò solo con le cose che aveva dentro. Con la sua effettiva ricchezza o
con la sua effettiva povertà. E ognuno diede quello che aveva dentro e che poteva dare, e così
nacque un mondo dove ognuno era stimato per quello che valeva e dove ognuno contava uno”.
Anche dopo essere ritornato in Italia, Guareschi mantenne questa posizione, “Io sono ancora il
democratico d’allora. Senza più cimici e pidocchi e pulci; senza più topi che mi camminano sulla
faccia, senza più fame, anzi, senza appetito addirittura, e con tanto tabacco, ma sono ancora il
democratico di allora”.
Guareschi fu tra i tessitori più tenaci di quella civiltà. Non si fermò mai e, ogni volta che era
spostato in un nuovo campo, ricominciava da capo.
Portava ovunque le pagine del suo “Bertoldo parlato”, riflessioni, racconti, cronache, divagazioni,
che facevano da ponte tra il lager e casa. Guareschi seppe farsi forte di tutto quanto il genio dei
suoi compagni riusciva a produrre per la sopravvivenza. Per esempio, l’organizzazione di Radio
Caterina. Una radio ricevente che gli internati di Sandbostel avevano costruito con mezzi di fortuna
per cercare di captare qualsiasi genere di segnale. Introvabile per i Tedeschi, che le davano la
caccia, servì ai prigionieri per tenersi al corrente dell’andamento della guerra e mantenere viva la
speranza.
Per celebrare la notte della Natività del 1944 compose, insieme a Coppola, che gli fornì le musiche,
un’opera: “La Favola di Natale”.
Tutto questo, però, non deve fare pensare al lager come ad un club dove ognuno poteva
organizzarsi la permanenza a proprio piacimento. I prigionieri erano preda di ogni genere di
malattia; nutriti con razioni che ne garantivano a stento la sopravvivenza; in preda al gelo; costretti
a liberarsi dalla sporcizia come meglio potevano; perennemente incerti sulla propria sorte; in
contatto precario con i parenti a casa; faccia a faccia con la morte che si infilava nelle baracche e si
prendeva i più deboli. La tentazione più grande nel campo di concentramento era la spinta a
isolarsi. L’uomo era avviato sulla strada dell’egoismo: delazione, menefreghismo, opportunismo,
cattiveria erano all’ordine del giorno. Guareschi si salvò da questa discesa agli inferi. Non si separò
mai dai suoi compagni di prigionia.
La radio nel dopoguerra.
Negli anni a seguire, con il clamoroso avvento della televisione, la radio sembrava destinata a
scomparire, sostituita da un apparecchio più completo, maggiormente coinvolgente e più ricco di
dettagli e di particolari tali da rapire maggiormente l’attenzione dell’utente.
La radio seppe invece rivedere il suo ruolo, adattandosi alle nuove situazioni, passando da
strumento di comunicazione familiare alla sfera privata dei singoli, arrivando a coinvolgere
l’ascoltatore e cercando di offrirgli ciò che la televisione non era in grado di fornire.
Infatti la radio ha mantenuto inviolati nel tempo, nonostante l’evoluzione delle tecnologie e la
diversificazione delle esigenze dell’utente finale, dei punti di invidiabile vantaggio rispetto agli altri
media.
La radio non richiede particolare concentrazione in quanto non occorre guardarla per ascoltarne i
programmi e comprendere ciò che essa trasmette: essa richiede una minima attenzione e non la
sua totalità. In questo modo risulta essere di gran lunga più compatibile della televisione con la
maggior parte delle attività quotidiane. Questo le ha sempre permesso di essere fruita in ambito
sociale, rimanendo un mezzo di comunicazione di massa.
Anche nel confronto con i più moderni mezzi di comunicazione essa genera situazioni molto
particolari, ad esempio permette di percepire degli spazi senza esservi realmente; infatti la radio
lascia a noi il potere di immaginare ciò che viene descritto, un po’ come avviene con la lettura dei
libri, ma arricchendo la fantasia con l’ausilio dei suoni e della musica, l’ineguagliabile colonna
sonora della nostra vita.
I vantaggi , rispetto ad altri mezzi di comunicazione, restano quindi notevoli e significativi.
Essa continua ancora oggi, nonostante la forte incidenza di internet e delle nuove tecnologie, a
fornire un’informazione più rapida, facilmente accessibile, specie per le notizie dell’ultima ora.
Se compariamo la radio con altri mezzi, essa risulta meno costosa e tecnicamente più semplice,
visto che in termini di messaggio ricevuto, una radiolina e il più costoso impianto wi-fi si
equivalgono.
La radio, al momento, è destinata a continuare a esercitare il proprio fascino e a destare interesse,
oltre che dettare moda nel linguaggio e nei modi di vivere nella nostra società.
Onde impercettibili dall’occhio umano atte a trasmettere suoni ed emozioni come ha sempre
fatto… e speriamo che questo possa continuare ancora per molto molto tempo.
Marco Antonio Frasson
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