A leggere bene il testo di questa canzon di Lucio Dalla si capisce molto bene quanto ad oggi manchi un artista della sua portata.

Precursore dei tempi, questa canzone risulta essere attuale ancora oggi che siamo nel 2023.

La ascolto e la riascolto e mi resta sempre impressa e rimango convito che per l’epoca in cui è uscita è una grande opera d’arte.

Riporto anche a voi il testo della canzone e il vido della stessa.

1983 – Lucio Dalla

Le dieci del mattino e mi scoppia la testa
Come se avessi bevuto una botte di vino
O fossi stato alla mia festa
Apro la finestra, è ancora buio
Butto un urlo per strada, ma non mi risponde nessuno

Il mio cuore si è rotto, come uno specchio si è rotto
Si è rotto quel bellissimo orologio, ti ricordi, come lo chiamavi tu
Il silenzio continua, sono almeno le sette
Apro la radio, la tele, le orecchie
Ma nessuno trasmette

La stanza è piena di animali, sembrano zanzare
Grosse come i cani, ma almeno i cani non sanno volare
Forse qualcuno mi sente, qualche vecchio amico mi sente
Provo ad urlare così forte, così forte almeno mi sentissi tu

Che giorno è?
Che anno è?
Lunedì, martedì, ma che vita è?

Da una foto di mia madre comincia a parlare
Dice, “Non ti ricordi tuo padre come ci sapeva fare?”
Erano gli anni della guerra, tutti col culo per terra
Si mangiava coi cani, non ti ricordi a Bologna che festa
Quando arrivarono gli americani

Ehi, nel ’43 la gente partiva
Partiva e moriva e non sapeva il perché
Ma dopo due anni, tutti quanti perfino i fascisti
Aspettavano gli americani, come a Riccione aspettano i turisti
E proprio te, quella notte in piazza
Sulle spalle di tuo padre sembravi un re
Finiti i bombardamenti, tutti a farsi i complimenti

Erano tristi solo i morti e si mangiavano le mai
Non perché erano morti, ma perché non si svegliavano domani
Ti ricordi quella bruna come era triste perché sapeva
Di non vedere i razzi sulla luna

Luna

I razzi sulla luna, oggi è un fatto normale
Se ne vedono tanti piantati in fila che sembrano alberi di Natale
Poi spostando il cannocchiale, puoi dare un nome alle stelle
Puoi giocare con tutto e con niente e puoi giocarti anche la pelle
Ma qualcosa ci manca e quel qualcosa ci stanca
Ci stanca avere tutte queste cose che ci mancano se non le abbiamo più

Incontri la gente, si annoia, la noia è una congiura
Ma poi vedi come vivono in fretta, forse la noia è soltanto paura
Una paura che offende, che ogni mattina ci prende
La paura di esser ciccia da contare e che la vita non cambi più

Che anno è?
Che giorno è?
Lunedì, martedì, ma che vita è?

Dal cielo cade un giornale, nessuna novità
Tutto sembra normale, chi può dire quanto durerà
Gira ancora la terra? (Chissà si fermerà)
Da quale parte per la guerra, scusi? (Giri un poco più in là)
Beh, ci vediamo domani, faccio due salti nel vento se mi sento
Domani torno qua, perché

Ehi, ’83 sei lì come uno specchio
Ci fai sentire diversi, nessuno sa perché
Né meglio né peggio, ma tutti quanti, perfino i più tristi
Aspettiamo di svegliarci insieme e di guardarci, di toccarci e di guardarci
Come non ci fossimo mai visti
E proprio te
Questa notte in piazza sulle spalle di nessuno, sarai un re
Niente bombardamenti

Di fm-web

Scopri di più da FMTECH

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continue reading