Alla fine l’accettazione.

Abbiamo viaggiato a lungo insieme. Abbiamo negato la realtà, abbiamo gridato di rabbia, abbiamo cercato di patteggiare con il destino e ci siamo immersi nel silenzio profondo della depressione. Ognuna di queste tappe ci ha richiesto una forza che non pensavamo di avere. Ora, siamo giunti all’ultima fase del nostro percorso, la più serena e, forse, la più fraintesa di tutte: l’Accettazione.

Cosa significa davvero “accettare” una perdita? La nostra mente associa spesso questa parola a un lieto fine, a un momento in cui il dolore svanisce e tutto torna come prima. Ma non è così, e liberarci da questa aspettativa è il primo passo per comprendere la vera natura di questa fase.

L’accettazione nel lutto non è:

  • Dimenticare. Non cancelleremo mai il ricordo di chi abbiamo amato.
  • Essere “felici” della perdita. Non arriveremo mai a pensare che sia stata una cosa giusta o positiva.
  • Tornare alla persona che eravamo prima. Una perdita così significativa ci cambia per sempre.
  • L’assenza di dolore. Ci saranno sempre giorni, anniversari o semplici momenti in cui la tristezza tornerà a farci visita.

Allora, cos’è? L’Accettazione è imparare a vivere nella nuova realtà che la perdita ha creato. È smettere di lottare contro una verità immutabile e iniziare a investire le nostre energie non più nel passato, ma nel presente e nel futuro. È integrare la perdita nella trama della nostra vita, come un filo scuro in un arazzo che, nonostante tutto, può ancora mostrare colori vivaci. È riconoscere che la vita è andata avanti e che anche noi abbiamo il permesso di farlo.

Riprendiamo il nostro esempio:

Giulia, dopo aver attraversato la profonda tristezza per la perdita del nonno, un giorno si ritrova a pensare a una delle sue ricette. Per mesi, la sola idea le aveva causato dolore. Questa volta, però, sente qualcosa di diverso: una nostalgia dolce. Decide di andare a fare la spesa e di preparare quel piatto. Mentre cucina, i ricordi affiorano. Qualche lacrima le riga il viso, ma per la prima volta riesce anche a sorridere, ricordando le sue battute e le sue mani sapienti. Invita a cena un’amica e, parlando di lui, non racconta solo il dolore della sua assenza, ma anche la gioia di averlo avuto nella sua vita.

Questo è l’inizio dell’accettazione. Giulia non ha dimenticato il nonno. Non è “guarita” dal dolore. Semplicemente, ha trovato un nuovo modo di stare in relazione con il suo ricordo. Un modo che non la paralizza più, ma che le permette di onorare la sua memoria continuando a vivere.

L’accettazione non è un traguardo che si taglia, ma una nuova terra in cui si impara a camminare. Le ondate di dolore possono ancora arrivare, ma diventano meno intense e meno frequenti. Si impara a riconoscerle e a navigarle, senza più paura di annegare.

Il viaggio attraverso il lutto è uno dei più ardui che un essere umano possa compiere. Non ha una mappa precisa né una durata prestabilita. Ma alla fine di questo sentiero, c’è la promessa non di dimenticare chi abbiamo perso, ma di portarlo con noi in un modo nuovo, che ci permette di guardare di nuovo al futuro non solo con tristezza per ciò che non è più, ma anche con gratitudine per ciò che è stato.

La fine del nostro viaggio avverrà con il prossimo post con cui concluderemo questa epserienza.

A presto!


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