Il piacere del gusto ritrovato

Caro Marco,

Oggi, 6 novembre. Il forno di casa ha lavorato tutta la notte. L’aria è satura di un calore secco e confortante, e l’odore del pane appena sfornato è il profumo più antico e rassicurante che esista, un profumo che sa di casa, di sopravvivenza e di domenica, anche se è giovedì. Ieri, abbiamo ancorato la nostra preparazione al Tatto e alla Consistenza Affidabile dell’impasto. Oggi, non possiamo ignorare il senso che è la sua diretta conseguenza e la sua più gioiosa ricompensa: il Gusto.

Il mio “Atto Bello” odierno si dedica interamente al Gusto Ritrovato.

L’emozione che mi guida in questa giornata è la Gioia Pura. Non la gioia chiassosa e superficiale, ma quella che nasce dal profondo, dal sapore semplice e appagante del nutrimento essenziale. Ho tagliato la prima fetta di pane. La crosta è spessa e croccante sotto la lama, il centro è morbido e aromatico grazie al lievito madre. Non l’ho mangiato subito, né l’ho accompagnato con burro o marmellata. Ho voluto assaporarlo in purezza, concentrandomi sul sapore complesso del grano, sulla leggera acidità del fermento, sul calore che ancora conservava.

Questo gesto semplice mi ha fatto riflettere sulla profonda differenza tra nutrimento e sazietà. Spesso mangiamo solo per riempirci, senza gustare davvero. La nostra preparazione natalizia, piena di banchetti e dolci eccessivi, rischia di cadere in questa trappola della sazietà senza significato.

Ho pensato subito alle mie cene con gli amici, quelle che stiamo iniziando a programmare in modo frenetico. Invece di proporre una cena complessa e stressante, ho deciso di proporre un pasto basato sulla memoria del gusto. Chiederò a ognuno di portare un piatto che ricordi la sua infanzia, qualcosa di semplice ma carico di significato emotivo. Per me, sarà il brodo di Nonna Emma, quello che mi ha raccontato, fatto con l’acqua “pura” e le verdure più essenziali. Sarà un “regalo” di gusto, un modo per condividere non tanto il cibo, ma le nostre storie parallele attraverso i sapori.

E il sapore mi ha riportato ai bambini. Loro non amano i gusti complicati, ma i sapori netti, sinceri. Ricordo quando, da piccola, l’unico dolce che mi concedevano prima di Natale era una fetta di torta di mele semplice, con pochissimo zucchero, e il profumo delle mele cotte era la vera magia. Ho deciso di replicare quel dolce oggi. Mentre lo preparo, l’odore di cannella e mela si diffonde per tutta la casa, e questo è il mio personale Avvento Olfattivo che posso finalmente liberare. Questo profumo è il mio segnale che la festa si avvicina, ma lo faccio con lentezza, un dolce alla volta.

La torta di mele, con la sua umile perfezione, è la mia risposta alla corsa al panettone e al pandoro da supermercato. È un dono di tempo e autenticità.

Questo Gusto Ritrovato mi aiuta a definire i miei regali e i miei pensieri sul futuro prossimo. I regali che farò saranno anch’essi un gusto: una confettura fatta in casa, un liquore artigianale. Qualcosa che parli di cura e materia, non di plastica e consumo.

Il mio futuro remoto passa attraverso il sapore. Voglio che la mia casa sia ricordata per il profumo del pane, per la semplicità dei suoi sapori, non per la ricchezza delle sue decorazioni. Voglio lasciare un’eredità di sensazioni vere, perché sono quelle che resistono al tempo meglio delle fotografie digitali.

Marco, ho assaggiato la torta. È calda, confortante, sa di un tempo che non ho più ma che posso ricreare con un semplice ingrediente: la cura. La Gioia Pura del gusto è la certezza che la felicità non è nelle cose eccezionali, ma nella qualità con cui viviamo l’ordinario.

A domani, con l’ultimo dei nostri cinque sensi: l’olfatto, ma in una nuova, consapevole esplorazione.

Cristina.


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