Caro Marco,
Oggi, 8 novembre. Il cielo sopra Aosta è di un azzurro freddo e così limpido che le montagne sembrano tagliate dal vento, vicinissime. Abbiamo chiuso il cerchio dei cinque sensi, purificando l’aria con le spezie che profumano di antico e trovando la Chiarezza Mentale. Ora, dobbiamo passare all’azione. Non all’azione frettolosa del “fare tutto e subito”, ma all’azione lenta, quella che si fa con il cuore e con le mani.
Il mio “Atto Bello” di oggi è il Rito della Luce Eterna.
L’emozione che mi inonda è la Serenità Profonda.
Qui ad Aosta, l’arrivo del vero freddo ci spinge a ritirarci, a cercare riparo. Ma la città ha un modo meraviglioso di combattere l’oscurità precoce: sono apparse le prime luci natalizie nelle vetrine dei negozi storici, non ancora accese, ma posizionate con cura. Sono ghirlande che pendono, non i neon aggressivi che si vedono altrove, ma piccole, calde lampadine che sembrano aspettare un segnale. Questo mi ricorda che la luce va preparata.
Ho deciso che il mio primo vero preparativo fisico deve onorare questo spirito di attesa luminosa. Ho tirato fuori la mia scatola degli addobbi, quella che custodisce l’angelo di panno storto di cui ti ho parlato. Invece di tirare fuori tutte le palline e le catene, ho estratto solo le luci. Non le ho testate con impazienza. Ho preso un grande panno morbido e ho iniziato a pulire ogni singola lampadina, ogni filo.
Mentre passo il panno su questi piccoli fili elettrici che un giorno irradieranno calore, penso che questo sia il vero senso del preparare: non è appendere, ma rendere onore. È come preparare l’anima a brillare.
Questo gesto semplice, ripetitivo, mi ha connesso in modo potente con il ricordo di mia madre e di Nonna Emma. Ricordo che quando ero bambina, l’allestimento dell’albero era un rito sacro che durava giorni. Nonna Emma ci faceva sempre controllare i fili, toccandoli con cura. Mi diceva che ogni luce, prima di essere accesa, doveva contenere un pensiero buono, altrimenti non avrebbe brillato di una luce vera, ma solo di un bagliore freddo.
Ho seguito il suo insegnamento. Per ogni metro di filo luminoso che ho pulito, ho pensato a una persona cara, un amico, una storia parallela che si intreccerà alla mia a Natale.
Ho pulito il primo filo pensando alla famiglia, desiderando che il Natale porti loro pace e salute.
Ho pulito il secondo pensando ai miei amici lontani, Luca e Anna, desiderando che la luce della nostra amicizia superi la distanza e che il mio regalo di foto stampate arrivi a scaldarli.
Ho pulito il terzo pensando a tutti i bambini che conosco, i miei nipotini, desiderando che per loro il Natale sia pieno di quella meraviglia semplice che non ha bisogno di schermi, ma solo di fantasia.
Questa pulizia non è solo igiene, Marco, è un rito sentimentale potentissimo. Immagino che ogni piccola lampadina sia come un piccolo “focolare” di speranza che sto accendendo prima del tempo, ma solo nella mia mente. Queste luci purificate sono il mio regalo emotivo alla casa: la promessa che quando sarà il momento, non brilleranno solo di elettricità, ma di intenzione.
Penso al mio futuro prossimo. Quando il Natale sarà finito, e dovremo affrontare il grigiore di gennaio, queste luci, pulite e piene di buoni pensieri, non saranno spente. Saranno messe via con la stessa cura, pronte a custodire la gioia. Capisco che il segreto della felicità non è nella quantità di luce, ma nella qualità del pensiero che essa contiene.
La Serenità Profonda che sento oggi è il risultato di questa lentezza. Non c’è fretta. Le luci sono pronte, ma attendono pazienti nella scatola. L’attesa è essa stessa la festa.
A domani, per un altro passo di preparazione sentimentale in questa nostra favola vera.
Cristina
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