Caro Marco,
Oggi, 5 novembre. La mattina è arrivata con una luce ancora più nitida, tagliente, ma grazie al platano dorato che ho ammirato ieri, non la percepisco come ostile, ma come onesta. Abbiamo ascoltato i suoni, abbiamo ammirato le meraviglie silenziose, e ora è tempo di ancorare questa preparazione emotiva nella materia, nel concreto della vita che scorre.
Il mio “Atto Bello” di oggi si concentra sul Tatto, il senso che ci collega direttamente al mondo fisico. E l’emozione che ne deriva è la Consistenza Affidabile.
Dopo aver onorato il freddo mattutino e la luce cruda, mi sono dedicata al mio progetto di ieri: ho tirato fuori la scatola di velluto rosso per Luca e Anna. Ma prima di iniziare a tagliare e cucire, ho sentito il bisogno di mettere le mani in qualcosa di ancora più basilare e primordiale, qualcosa che mi ricordasse che, nonostante la tecnologia e la distanza, siamo fatti della stessa terra.
Ho deciso di preparare il lievito madre per il primo pane casalingo della stagione. Un gesto che, pur essendo semplice, racchiude tutte le mie riflessioni sulla continuità e sul futuro. Impastare. Non c’è azione più tattile e meno moderna. Le mie mani affondano nella farina, mescolano l’acqua e il vecchio lievito, e subito sento la Consistenza Affidabile: la pasta è viva, elastica, promette crescita. È una metafora potentissima della Famiglia e delle Relazioni. Il lievito madre, che va nutrito e tramandato, è esattamente come l’amore e l’amicizia: non è un regalo che si compra, ma una vita che si coltiva giorno per giorno, con pazienza e cura.
Mentre lavoro l’impasto, la mente vaga verso le storie parallele. Penso a mio cugino Andrea, un uomo pratico, sempre alle prese con il lavoro manuale, l’unico che ancora aggiusta le cose invece di buttarle. Per lui, il vero Natale è nella concretezza del gesto. Il suo regalo è quasi pronto nella mia mente: non un oggetto, ma una piccola scatola degli attrezzi con strumenti di alta qualità, strumenti che durano, che hanno quella consistenza affidabile che lui ama e che rappresenta la sua etica di vita. Un regalo che strizza l’occhio al passato artigiano di Nonna Emma, ma guarda al futuro di chi vuole costruire anziché consumare.
Sento l’impulso di chiamare mia madre. Non per parlare di regali o menù, ma semplicemente per chiederle come stava, per toccare la sua presenza con la voce, come si tocca l’impasto per saggiarne l’elasticità. La sua voce è calma, è il suono dell’accoglienza, la sua consistenza emotiva è la roccia su cui ho costruito il mio Natale interiore. Le chiedo una ricetta semplice, un dolce dimenticato dell’infanzia, uno di quelli che le mani ricordano meglio della testa. E lei, senza esitazione, me lo detta, un filo sottile ma saldo che lega il mio presente al mio passato.
Questo gesto di impastare e di sentire la materia mi dà una profonda tranquillità in merito ai preparativi. Non devo stressarmi per la perfezione estetica; devo concentrarmi sulla qualità intrinseca di ogni cosa che farò: la qualità del pane, la qualità del tempo, la qualità del pensiero dietro a ogni piccolo dono.
E i bambini, i miei nipotini lontani, come percepiscono questa Consistenza Affidabile? So che amano l’argilla, che i loro piccoli laboratori sono sporchi e gioiosi. La loro favola moderna è intrisa di slime e digitale, ma il loro cuore batte ancora per la vera manipolazione. Decido che il mio regalo per loro sarà una grande scatola di cera d’api naturale per modellare: qualcosa che ha un odore e una consistenza vera, che macchia le mani ma nutre l’immaginazione, un’arma contro l’astrazione dello schermo.
Il pane è nel forno, il velluto rosso attende il mio ritorno. Le mie mani sono sporche di farina, ma il mio spirito è pulito e lucido. Questo 5 novembre mi ha insegnato che per affrontare il futuro, anche quello più remoto e incerto, la cosa fondamentale è avere qualcosa di vero da stringere tra le mani, qualcosa che resista alla fretta e al tempo.
A domani, Marco. Domani sarà il giorno del gusto.
Cristina.
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